

Un nostro "viaggio" all'interno di questo nuovo quartiere
Torpagnotta. Il suo nome antico: “Pillocta”. Era un’unica tenuta con 14 casali (oggi divisi dal GRA) la cui proprietà apparteneva, fino ai primi del ‘900, ai Torlonia. I quali, dagli anni cinquanta, iniziarono a venderla a pezzi. Uno degli acquirenti è stato Caltagirone. Qui la storia futura del piano di zona cambierà (poi lo vedremo).
La sua denominazione deriva dal nome di una torre medievale riportato sulle carte dell’agro romano. A partire dal suo attuale nome, è un quartiere che ora, a prima vista, evoca anch’esso qualcosa di buono e d’appagante, come appunto può essere il pane.
Entriamo nell’insediamento residenziale, salendo una collinetta appena lasciata la via Laurentina, subito dopo il Raccordo Anulare.
Ecco il “Piano di Zona C6 Torpagnotta” (legge 167): 708 mila metri cubi residenziali e 120 mila non residenziali, realizzati alla fine del 1999.
2300 alloggi circa, sorti sulle aree, poi espropriate dal Comune, di varie cooperative.
Le prime sensazioni visive e percettive sono positive. Appare quasi una periferia di lusso. Ambiente pulito, strade linde, spazi distribuiti razionalmente, verde ben curato.
Si susseguono ordinate palazzine di 4-6 piani (non mancano le villette a schiera) in cortina, con fioriere ai balconi, pannelli solari installati sui tetti, ringhiere e cancelli automatici con videocitofoni agli ingressi condominiali (non si sa mai), box e posti auto pertinenziali, barbecue nei giardini ai piani terra. Lo sguardo verso l’alto lascia intravedere una serie d’attici con ombrelloni e gazebo da party serali d’estate.
Continuiamo il giro al suo interno.
Banche, negozi eleganti, farmacia, centro benessere, edicola di giornali, agenzia di viaggi, pizzerie, ambulatorio veterinario, scuola d’infanzia, asilo nido e scuole elementari e medie.
C’è inoltre un piccolo parco di 4 mila mq., inaugurato di recente dal Sindaco di Roma; il centro commerciale Leroy Merlin (specializzato in bricolage). La cui alta stele pubblicitaria vorrebbe fare la concorrenza al “minareto”, chiamata così dagli abitanti l’antenna della Telecom che sovrasta tutta la zona ed oltre.
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per accontentare quel nuovo ceto medio, circa 8 mila residenti, fra cui la metà costituita da case in cooperativa di militari. Vicino c’è infatti la caserma Cecchignola.
Quest’insediamento, come tanti altri a Roma, è stato il prodotto di quella trasformazione sociale avvenuta nel Paese che ha visto una parte cospicua del Paese passare dalla condizione di proletari a quella di proprietari di case, e che ora (viste le spese che si sono dovute sostenere con sacrifici per acquistare un alloggio) si difende da possibili intrusi e disturbatori esterni elevando la qualità dello status abitativo.
“C’è pace qui. I Carabinieri vigilano spesso la nostra privacy. Il collegamento con la stazione metro di Laurentina (5 km.) è assicurato ogni 15 minuti dal bus 797”, ci risponde Dirce, 30 anni, un’abitante da noi interpellata mentre porta a spasso il suo cane.
Forse questa signora ancora non sa che, col nuovo piano regolatore, è previsto anche lì il prolungamento della metro B (fino a Castel di Leva). Opera, questa, che rappresenta l’unica vera salvezza per scampare alla tortura odierna del traffico lungo la via Laurentina (ci vuole anche un’ora di tempo perché il bus 797 raggiunga la linea metro). Le cose poi si complicano nel periodo estivo, che vede aggiungersi su questa consolare anche il traffico da e verso il mare dei vacanzieri.
I problemi (e lo stress) del vivere metropolitano in questa “isola felice” abitativa sembrano sospesi all’esterno: tra il campo nomadi posto all’angolo via Laurentina – via Tor Pagnotta (“ma non danno fastidio”, ci assicura Gennaro, un residente) e il caos del traffico del vicino GRA e della via Laurentina.
Però, Torpagnotta sembra ancora priva di una vera anima. Non c’è, vogliamo dire, quella vita culturale e associativa (anche sportiva) che può offrire identità, coesione sociale e senso di sé alla sua gente.
Non è, insomma, ancora città. Per spedire una lettera, ad esempio, “bisogna andare a Roma”, come dicono i residenti (manca infatti la buca delle lettere, o forse è appena arrivata).
Soprattutto mancano luoghi fisici d’aggregazione. Un casale semidiroccato è stato nel frattempo recuperato in parte a centro civico, ma ci vogliono soldi per utilizzarlo bene come tale.
Un altro casale, che è del ‘700, è presente dentro l’insediamento di Torpagnotta, ma esso è chiuso e impraticabile.
Ci sarebbe però un progetto del “Consorzio verde Torpagnotta”, per trasformare un’area dismessa (al posto di un impianto di depurazione) in parco attrezzato a servizi sportivi.
Il Comune di Roma, nell’ambito dello sviluppo delle periferie romane, prevede nei pressi della zona (piazza Elsa Morante, al Laurentino) la realizzazione di un centro culturale multimediale. Ma ora le reti relazionali e partecipative stentano a venire fuori, nonostante l’esempio, forse l’unico, insieme con quello dell’Associazione Imprenditori e della locale parrocchia di S. Carlo Borromeo, dell’attivissimo Comitato di Quartiere. Il quale pubblica un suo giornalino: il “Notiziario di quartiere Fontelaurentina –Torpagnotta”.
Da segnalare, a conferma della voglia di creare aggregazioni sociali, l’organizzazione della Festa di Primavera (a maggio c’è stata la terza edizione). Promossa dal Comitato di Quartiere sul tema: “L’Italia e le Regioni, conoscere per apprezzare cultura e tradizioni”.
Ci siamo affidati al Presidente del Comitato di Quartiere, Luigi Galeotti, per conoscere più da vicino le problematiche e le risorse di questo quartiere.
Le aree verdi limitrofe con Torpagnotta, quelle che guardano il GRA, non hanno solo il nome proprietario di Torlonia. Ma anche, come ricordavamo all’inizio, quello dei Caltagirone (non solo di Francesco, perché c’è anche suo cugino, Eduardo, il quale possiede un’area edificabile minore, anche se posta a destra della via Laurentina).
Si tratta in totale di una lottizzazione di uno milione e 500 mila metri cubi di costruzioni (residenziali e non, pari ad altri undici mila abitanti circa). Verranno infatti realizzati dai costruttori romani nell’ambito del nuovo piano regolatore del Comune di Roma. Piano regolatore che, in ogni caso, taglia di ben due terzi i quattro milioni e mezzo di metri cubi edificabili inizialmente previsti, salvando tra l’altro l’area dei Torlonia, che diventa così verde agricolo.
Detto per inciso, questo piano regolatore contempla la non edificabilità di ben 90 mila ettari di territorio. Essi rappresentano i due terzi degli oltre 120 mila d’estensione complessiva che compongono il Comune di Roma: il più grande ed anche il più verde d’Europa!.
E’ evidente allora che, in previsione dell’aumento dei residenti, la gente chieda più servizi, più infrastrutture, soprattutto più attenzione al problema del traffico e della mobilità (è nato per questo un “comitato emergenza traffico”).
Nell’attesa del raddoppio della via Laurentina (previsto tra due anni circa) e del prolungamento della metro B (ci vorrà oltre un decennio per ultimarlo), si profila la soluzione del “corridoio per la mobilità”, una strada protetta per l’uso esclusivo e veloce del mezzo pubblico. Esso dovrà collegare Torpagnotta, Tor de Cenci, l’Eur, la metro B.
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