

Sul destino della città policentrica. Cambiano i timonieri ma non cambia la rotta
La giunta Alemanno sta per raddoppiare il cemento residenziale e commerciale nelle cosiddette centralità metropolitane di Roma. Proprio come fece nel dicembre 2005 la giunta Veltroni.
Cosa sono le Centralità? Aree periferiche cui il piano regolatore dovrebbe conferire funzioni e servizi per renderle vivibili: biblioteche, teatri, università, tribunali, mercati rionali, percorsi ciclo-pedonali, commercio, ospedali, scuole, parchi, attrezzature per lo sport, musei ecc. Insomma tutto ciò che occorre ad un mero ammasso di case per diventare una città.
La loro realizzazione è alla base dell’idea di città policentrica su cui il piano regolatore, adottato nel 2003 e approvato nel 2008, ha riposto la sua credibilità. Credibilità ormai compromessa. Difatti, come ci ricorda la memoria di giunta del 21 ottobre scorso, firmata dall’assessore all’urbanistica Marco Corsini, le centralità sono diventate un cavallo di troia per iniettare e moltiplicare il cemento in periferia e i profitti degli speculatori, a danno dei servizi pubblici. Fin qui niente di nuovo, ma quello che decisamente sorprende è la sollevazione del PD che accusa la giunta Alemanno di voler svendere il territorio ai costruttori e congestionare i quartieri per fare cassa. Ci preme rammentare che non da oggi avviene tutto questo.
Le persone più attente ricorderanno che simili contestazioni venivano rivolte dai cittadini proprio all’amministrazione Veltroni, quando nel 2005, in fase di controdeduzioni del piano regolatore, la giunta decideva di triplicare, come nel caso di Torrespaccata (periferia sud est di Roma), il cemento delle centralità. Solo laddove si sollevò una pacifica ma veemente protesta si riuscì a contenere questo scempio, non riuscendo però ad impedire il raddoppio delle cubature e una pesante sconfitta della città a favore dei soliti palazzinari.
Si fatica oggi a credere alle parole del deputato PD Roberto Morassut, quando afferma: “la giunta sta vendendo pezzi di città per realizzare opere pubbliche. Ma poi a pagare sono gli abitanti che devono subire il peso degli sfasci urbanistici”. La stessa persona nel 2006, quando era assessore all’urbanistica di Roma, proponeva nel caso di Torre Spaccata l’aumento del cemento da 400 mila metri cubi (di cui 2/3 per servizi) ad 1 milione e 100 mila metri cubi (di cui 2/3 per residenze e commercio), mostrando già quale diabolico cavallo di Troia stesse entrando alle porte di Roma.
Come mai oggi contesta la sua politica, cui gli ”avversari” del centrodestra stanno dando continuità? Forse che dietro la plateale protesta dell’opposizione si nasconda solo un contenzioso sui diritti d’autore?
fonte, sito www.wwfborghesiana.org
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