

Mobilitazione cittadina per impedire lo sgombero di “Anticaja e Petrella”
Le foto della serata del 20 aprile.
Nel cuore di Roma, tra Campo de Fiori e Largo Argentina c’è un posto molto particolare diverso dai soliti locali del centro storico nei quali fra un aperitivo, una cena e una birra con gli amici si trascorrono le notti romane.
A via Monte della Farina 62, in un ambiente pieno di anticaje, da anni vengono ospitate iniziative teatrali, piccoli concerti e rassegne poetiche che lasciano trascorrere agli avventori una serata differente dalle solite, un posto di quelli in cui, se ci sei stato una sera, poi lo racconti. Il locale si chiama “Anticaja e Petrella” ed è gestito da Enzo Petriacci, un ex detenuto che vent’anni fa decise di saldare il debito che il precedente affittuario aveva contratto con il proprietario (l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica – APSA – ente che gestisce l’immenso patrimonio immobiliare dello Stato Città del Vaticano), e di coinvolgere lavorativamente quelle persone, a cominciare dai detenuti, che avevano bisogno di un primo aiuto per rientrare nella comunità.
Oggi “Anticaja e Petrella” è un “centro attivo di formazione e di reinserimento occupazionale per le persone classificate nelle categorie a rischio di emarginazione sociale e di emarginazione dal mercato del lavoro” che però rischia di essere sgomberato il 24 maggio poiché il Vaticano (che accettò volentieri il pagamento del debito da parte di Petriacci, salvo poi negare allo stesso la formalizzazione contrattuale del subentro) pretende di entrare nuovamente in possesso del suo immobile.
Venerdì 20 aprile è prevista una festa di mobilitazione cittadina per manifestare l’attaccamento che la città di Roma sente nei confronti di questo locale e di quello che rappresenta.
Il programma prevede:
Musica: “Presi per caso” (rock) e “Leo Mastri e i diavoli del suono” (jazz)
Teatro: spettacolo del “Gruppo Cicala”
Ospiti: a sorpresa durante tutta la serata
Dalle ore 21,30 in poi Enzo aspetta tutti coloro che vorranno intervenire.
Info: www.anticajepetrella.it
Inizialmente lo sgombero era previsto per il 26 marzo. Da alcune settimane era in corso una trattativa tra le parti, il Comune, il Municipio ed il Garante dei detenuti Gianfranco Spadaccia. La funzione svolta da Anticaja e Petrella è realmente preziosa: l’Ufficio per l’esecuzione della pena gli ha affidato centinaia di detenuti negli ultimi anni, persone che hanno così goduto delle misure alternative al carcere, avviandosi verso il reinserimento sociale. Un partner ritenuto affidabile dalle istituzioni, dunque, che non riceve sovvenzioni comunali. L’Apsa inizialmente aveva chiesto garanzie precise, giuridiche (né Petriacci né i suoi familiari dovevano risultare titolari dell’associazione) ed economiche. Però di fronte ad una fidejussione che garantiva i 3.500 euro di affitto mensili e alla costituzione di un associazione secondo i criteri indicati, i rappresentanti del Vaticano hanno preso tempo, ma contemporaneamente chiedevano alla Questura di procedere allo sgombero con l’intervento della forza pubblica.
Mario Staderini, consigliere del I Municipio aveva preso a cuore la questione scrivendo al sindaco Veltroni per chiedere un suo intervento, se necessario anche con un provvedimento di requisizione provvisoria dei locali per pubblica utilità, almeno sino a quando non si fosse conclusa la trattativa o fossero state trovate soluzioni diverse.
Sono almeno sette, infatti, le persone che fruiscono delle misure alternative al carcere lavorando da Anticaja in attività di restauro e culturali, mentre altri ex detenuti continuano a lavorarci con passione. Se fosse realizzato lo sgombero, dovrebbero tornare in carcere, compromettendo il loro percorso di recupero.
“Gli esponenti del Vaticano sono liberissimi di rivendicare il loro interesse speculativo su di un immobile del centro storico, pur se a pagarne il prezzo saranno persone disagiate, ma l’amministrazione comunale non può venir meno al suo compito statutario di assistenza ai detenuti.
E deve assumersi le dovute responsabilità quando si tratta di governare delle contingenze, come ad esempio guadagnare il tempo necessario alla conclusione di una trattativa che non appariva impossibile.” Ha dichiarato Staderini che ci ha poi raccontato il tentativo di sgombero del 26 marzo: “Già dalle 5 del mattino a via Monte della Farina c’era un presidio del Comitato lotta per la casa del centro storico, gli amici di Anticaja, le famiglie venute a portare la loro solidarietà. Alle 7 erano arrivati i blindati della polizia, decine di agenti e carabinieri in tenuta antisommossa. Dentro ad Anticaja c’era solo Enzo, barricato dietro ad una catasta di mobili. Sopra l’entrata uno striscione: “Santità (?) ‘na grazia pe’ Petrella”.Quando gli agenti decidono di eseguire lo sgombero Petriacci tirò fuori una tanica di cinque litri di benzina, versandola tutto intorno e poi addosso. Alcuni poliziotti che lo conoscono tentarono di convincerlo a desistere, sono veramente preoccupati: pochi giorni prima era ricoverato in ospedale per un trapianto di fegato, sospeso per difendere il suo angolo di mondo. L’ufficiale giudiziario acconsentì allora ad un rinvio, prossima data il 24 maggio.
La mia richiesta di requisizione provvisoria ha smosso un po’ le acque: il delegato per le emergenze abitative del Comune, Nicola Galloro, il delegato per la casa del Municipio, Yuri Trombetti (Udeur), il capogruppo regionale Udeur Leopardi, dopo aver riconosciuto il valore sociale di Anticaja ed il dovere del Comune di adoperarsi, si affrettano ad escludere ogni tipo di requisizione e si dicono certi che ‘sia sufficiente fare appello al senso di responsabilità sociale di cui certamente l’ente proprietario si farà carico’ e che lo Stato Vaticano con intelligenza sarà in grado di offrire tutto l’aiuto possibile”.
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