Università ridotte all’osso: ricercatori pronti allo sciopero bianco

I nostri atenei nella classifica del Times, una delle più prestigiose al mondo, sono fuori dalle prime 200 posizioni

Nuovi tagli per l’Università previsti dalla forbice Gelmini-Tremonti. Quest’anno il piatto piange con 279milioni in meno. Per la prima volta, sottolineano dal Cun, il consiglio universitario nazionale, il Fondo subisce un taglio del 3,72%.

Negli anni scorsi il Fondo di finanziamento ordinario(Ffo) delle università destinato al merito è stato sempre incrementato, per il 2011 si prevede il baratro: 1milardo e 76 milioni in meno. Per non parlare del 2012: una sforbiciata da 1 miliardo e 154 milioni.

“Le università rischiano il collasso”, scrive il Cun. Lo scorso venerdì circa 700 ricercatori hanno raggiunto da tutta Italia l’università la Sapienza di Roma per riunirsi in assemblea e decidere le prossime ‘mosse’ da adottare per opporsi alla riforma accademica, già approvata a luglio al Senato e che dovrebbe essere presentata alla Camera nel mese di ottobre. Un confronto diretto al quale hanno preso parte, oltre i ricercatori, studenti, dottorandi e lavoratori precari che hanno deliberato l’approvazione di un documento finale: si chiede al governo lo stop dell’iter parlamentare della riforma Gelmini dell’università, il ripristino dei fondo ordinario e degli scatti dello stipendio, la cancellazione dei tagli agli atenei, lo sblocco del turn over per l’assunzione di giovani docenti, il riconoscimento del ruolo giuridico dei ricercatori.

C’è, inoltre, la richiesta diretta ai rettori dei singoli atenei di rinviare l’anno accademico vista l’alta indisponibilità dei ricercatori ad operare per evitare di generare un’offerta formativa ancora più ridotta, con cattedre scoperte e lezioni senza docenti (la maggior parte dei ricercatori si dicono pronti allo "sciopero bianco", ovvero all’astensione dalle mansioni non incluse nel contratto, tra cui la docenza). Questo documento finale lancia un messaggio forte: la costruzione di una piattaforma comune a difesa dell’università pubblica, contro le misure adottate dal Governo per una controriforma trasversale, che parta dal basso e coinvolga tutti gli attori sociali direttamente ed indirettamente coinvolti.

Continueranno quindi mobilitazioni ed iniziative di protesta: le giornate del 4-5-6 ottobre vedranno assemblee permanenti dentro e fuori le università’. Il 15 ottobre,in contemporanea all’arrivo del ddl alla Camera, studenti, precari, ricercatori e docenti si incontreranno in Piazza Montecitorio. Non mancheranno assemblee e momenti di dibattito culturale, didattica alternativa e lezioni in piazza. “Il fattore chiave sono gli investimenti. L’Italia deve guardare bene al futuro o rischia il fallimento”, parola di Times. 

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