Università Tor Vergata: è mobilitazione, con inedite forme di lotta

Gli studenti: "stiamo facendo le cose in grande". Il Rettore Finazzi Agrò: "se Gelmini non fa marcia indietro sarà lotta dura"

Tor Vergata comincia a mobilitarsi, con qualche giorno di ritardo rispetto agli altri Atenei romani, ma quando lo fa – rassicurano i rappresentanti degli studenti – lo fa in grande e con forte coinvolgimento di studenti, professori e ricercatori. Per tutta la settimana, infatti, si sono succeduti, in tutte le sedi, dibattiti e assemblee in aula con docenti, studenti, ricercatori, presidi e personale tecnico-amministrativo. Si è parlato molto, si è analizzata la nuova ‘riforma’ Gelmini, si è cercato di capire, ma poi “quando vedi che la situazione peggiora di giorno in giorno”, racconta uno studente, “capisci che devi solo muoverti e scendere in piazza”. “Questa non è una riforma – dice un professore di Linguistica Italiana – ma un taglio drammatico ai fondi per l’università italiana, già fortemente in crisi. Non è vero che l’Italia spende molto per l’università: in confronto agli altri paesi europei facciamo pochissimo, pochissimo!”.

Purtroppo però, la battaglia contro la cosiddetta ‘riforma’ Gelmini – e delle misure contenute nella Legge 133 targata Tremonti – pare disputarsi solo nelle piazze: dal Parlamento infatti, tutto (o quasi) tace. Sono molti i politici dell’opposizione che si sono dichiarati contrari alla manovra di ridimensionamento della scuola e dell’università, ma a centinaia di migliaia di studenti, professori e ricercatori, appaiono come ‘barche senza remi’. E’ pur vero che il Governo non concede chance alla dialettica parlamentare, ma i collettivi degli studenti continuano comunque a nutrire scarsa fiducia in Montecitorio.

“La loro crisi non ricadrà sulla scuola e l’università”, urlano i rappresentanti degli studenti, che venerdì 24 ottobre si sono incontrati nello spazio esterno della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Ateneo di Tor Vergata. Nel giardino dell’edifico So.Ge.Ne. (sede della Facoltà) si sono poi uniti studenti e rappresentanti di altre Facoltà: Ingegneria, Medicina e Giurisprudenza. Tutti uniti contro il Decreto Gelmini ma soprattutto pronti a mobilitarsi “in grande”. Tante le proposte dei rappresentanti, molte delle quali sono già partite. Alcune Facoltà stanno già occupando le strutture o le presidenze durante la fascia serale (dalle 20 alle 24), senza dunque bloccare la didattica, che procederà invece regolarmente. Altre sedi, sotto l’approvazione del Consiglio dei professori, hanno scelto di attuare una didattica alternativa in luoghi diversi della zona est di Roma (Piazza Don Bosco, Parco degli Acquedotti, Parco della Caffarella, ecc). Gruppi di studenti (perlopiù di Ingegneria e Scienze) andranno a studiare nei vari Centri Commerciali della zona, seduti per terra; altri chiederanno l’elemosina ai semafori o faranno i lavavetri. In ogni caso le lezioni – è bene ribadirlo, nda – continueranno senza interruzioni. “Le lezioni continueranno perché vogliamo dimostrare che chi vuole studiare può continuare a farlo tranquillamente, noi non glielo impediremo”, dichiarano i rappresentanti di Scienze, ed inoltre “il Governo dice che queste manifestazioni sono strumentalizzate: non è vero, qua c’è tanta gente che ha paura per il proprio futuro!”.

Al termine dell’assemblea poi, il nutrito gruppo di studenti, tra cui qualche professore e alcuni ricercatori, si sono organizzati in corteo e hanno raggiunto la sede del rettorato in Via Orazio Raimondo, per chiedere al Rettore prof. Finazzi Agrò la sua posizione in merito alla questione ed inoltre convocare una seduta del Senato Accademico per stilare un comunicato ufficiale nel quale l’Ateneo di Tor Vergata si ritiene contrario al Decreto Gelmini.

Una volta sceso in piazza tra gli studenti che lo chiamavano in coro, il prof. Finazzi Agrò ha chiesto agli studenti di sedersi per discuterne insieme, complimentandosi con loro perché “come sempre le manifestazioni degli studenti di Tor Vergata sono pacifiche e intelligenti”. “Noi professori – ha dunque proseguito il Rettore – siamo contrari come voi a questo Decreto, e lo abbiamo dichiarato più volte in varie sedi. La CRUI (Conferenza dei Rettori di tutte le Università Italiane, nda) ha già espresso al Ministro Gelmini l’unanime parere negativo. Ma io sono ottimista e credo che il Ministro farà marcia indietro su questo Decreto che, così com’è, costringe molti Atenei a chiudere”. Ma gli studenti vogliono risposte più concrete; sapere, ad esempio, cosa succederà se il Ministro decida di non mollare: “a quel punto – dichiara il Rettore agli studenti – sarà lotta dura!”.

Nonostante l’applauso liberatorio del corteo, gli studenti chiedono ancora risposte sul pericolo della trasformazione degli Atenei in fondazioni private; a questo il prof. Finazzi Agrò ha risposto con un pizzico d’ironia di “non preoccuparsi, perché non c’è una persona in Italia che vuole investire nell’università! Il pericolo più grande, invece, è il taglio indiscriminato dei fondi ad opera della ‘133’ e il turnover al 20% (una assunzione ogni cinque pensionamenti) che paralizza l’università e costringerà quei pochi Atenei che sopravviveranno ad aumentare enormemente le tasse agli studenti”. Lottare sì!, ma “tutti uniti e concentrando gli obiettivi nei due o tre punti più importanti”, questo il consiglio del Rettore. E alla fine della discussione promette “ci rivediamo tra 15 giorni, il tempo di vedere come andranno le cose, e poi decideremo come muoverci tutti insieme: professori, ricercatori e studenti”.

Ma intanto è già tutto pronto per la grande mobilitazione di Tor Vergata di lunedì 27 Ottobre prossimo, che inizierà con un’assemblea nella facoltà di Scienze, dalla quale poi partirà un grande corteo che raccoglierà gli studenti di Lettere e Filosofia ed Economia, per poi raggiungere la sede di Medicina dove si incontrerà col parallelo corteo degli studenti di Ingegneria. Lo slogan principale è sempre lo stesso, in tutta Italia: “noi questa crisi non la vogliamo!”.

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