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Utenti, famiglie e operatori: il cerchio per curare il disagio mentale

Proseguono al sesto Municipio gli incontri del gruppo a.m.a. “Il nido del cucùlo”

Nell’ambito dei seminari sul disagio mentale promossi dal gruppo a.m.a. (gruppo d’auto mutuo aiuto per utenti e familiari) e dal Centro di salute mentale di Roma C, si è tenuto il 29 maggio, presso la sala consiliare del Sesto (piazza della Marranella), l’incontro pubblico sul tema: “Il ruolo della famiglia”.
Un ruolo, questo, che le relatrici del seminario (Caraccio e Cosentini, psichiatre) hanno definito fondamentale e strategico nel percorso terapeutico che s’intraprende tra pazienti ed équipe sanitaria.

La famiglia, come forte alleata (pur in presenza di momenti di forte criticità) degli specialisti del Centro, al fine di realizzare lo sviluppo psichico delle persone sofferenti. La famiglia, inoltre, considerata il tramite tra l’individuo nella sua singolarità e l’individuo inserito nella complessità sociale. La famiglia, infine, definita “come luogo dove si può riflettere sui diversi modi di vivere e dare un senso più allargato alla vivibilità dell’esistenza”, aiutando così l’utente disagiato ad uscire dai vicoli ciechi dell’animo tormentato.

Per questo, è stato ribadito convintamente negli interventi dei partecipanti, è necessario formare un “cerchio relazionale, emozionale e comunicativo: tra utenti, familiari (appunto) ed operatori del settore”. Un circuito virtuoso, cioè, che costruisca significati comuni, conoscenze condivise e ascolto reciproco. Grazie proprio alla partecipazione attiva di tutti gli attori in campo.

Solo chiudendo questo speciale cerchio, hanno confermato le relatrici, “si può colmare il gap tra l’esistente e le aspettative”. Gap che è spesso alla base delle patologie psichiche.
A nessuno, però, sfuggono le difficoltà che s’incontrano.

Basta pensare alla crisi odierna della famiglia, non più considerata centrale come un tempo e in veloce trasformazione. In ogni caso una famiglia che oggi è sballottata nel mare della post-modernità “liquida”, come definisce il sociologo Baumann la società caratterizzata dalla perdita di certezze e di contorni definiti della nostra esistenza.

Il rapporto tra familiari dei pazienti e strutture sanitarie, nella sua concreta quotidianità, infatti non sempre fa intravedere la chiusura di quel cerchio di fattiva e reciproca collaborazione di cui si parla, ma che comunque tutti s’augurano che venga attuata completamente.

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