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Vento di protesta nelle Università italiane

Calda la situazione negli atenei romani

Da lunedì 10 ottobre le università italiane sono entrate in stato di agitazione contro il varo del nuovo decreto di riforma del Ministro Letizia Moratti, previsto per il 17 ottobre. La maggior parte dei docenti degli atenei italiani aveva proclamato per questa settimana il blocco della didattica, alla loro protesta si è unita quella degli studenti, i quali sono riusciti anche a trovare delle sponde per le loro rivendicazioni all’interno del corpo docenti e della Conferenza dei Rettori.

Lunedì gli studenti hanno occupato la facoltà di Fisica de La Sapienza, il giorno successivo è stata la volta di Lettere, Chimica e Scienze della Comunicazione. Sono state bloccate le lezioni, e cosa deprecabile, sarà bloccato anche lo svolgimento di esami comunque in programma e dell’attività delle biblioteche. E’ stata votata una mozione comune fra studenti, docenti, precari e ricercatori, che ha deciso il blocco della didattica a oltranza, oltre i cinque giorni proclamati a livello nazionale, in tutte le facoltà dell’Ateneo.

Nell’ateneo “Roma Tre” sono sospese le lezioni alla facoltà di Lettere e Filosofia. Un docente si è accampato in una tenda di fronte alla facoltà e sta distribuendo volantini per informare i passanti.

Martedì sono state effettuate alcune lezioni in piazza Montecitorio, trasformandole volutamente in una e forma di protesta: nel corso della settimana saranno invitati attori e personaggi della cultura.

Giovedì 13 ottobre una delegazione della Conferenza dei Rettori sarà ricevuta alla Camera. Per il presidente, Piero Tosi, si tratta di ridiscutere: “un disegno di legge confuso e frettoloso, che non risolve i problemi del personale universitario, e che soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”.

L’Unione degli Studenti ha spiegato attraverso un comunicato che: “mancano pochi giorni al termine per l’approvazione del decreto sulla scuola secondaria e l’università, ed il ministro Moratti sembra intenzionato ad andare avanti, nonostante il dissenso espresso ripetutamente da studenti, insegnanti, persino dalla Conferenza Stato-Regioni”.

Si preannuncia quindi una settimana calda nella quale, attraverso la fusione delle rivendicazioni tra i diversi soggetti promotori della protesta, si potrebbe verificare la possibilità di aprire un importante dibattito, che faccia conoscere a tutta l’opinione pubblica lo stato di degrado nel quale versa il sistema universitario italiano.

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