

Le ragioni di coloro che invitano a votare SI e di coloro che scelgono il NO
Il 25 ed il 26 giugno gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere, attraverso una consultazione referendaria, se vogliono confermare o abrogare il testo di legge contenente le modifiche alla Costituzione approvate dal governo di centrodestra nel corso della precedente legislatura. E’ stato possibile richiedere che fosse indetto questo referendum, che non prevede il superamento di un quorum di votanti per essere valido, per il fatto che tali modifiche alla carta costituzionale non sono state approvate dal Parlamento con una maggioranza dei due terzi.
Le modifiche proposte dal nuovo testo di legge riguardano la seconda parte della carta costituzionale, ovvero quella relativa all’ordinamento dello Stato. Il nuovo testo di legge prevederebbe un presidente del Consiglio che divenisse tale in virtù del risultato elettorale, e non della fiducia del parlamento, e al quale spetterebbe la facoltà di revocare i ministri. Mentre il presidente della Repubblica diverrebbe il “rappresentante dell’unità federale della Repubblica”, e non più “dell’unità nazionale”. Il premier, previa consultazione del Capo dello Stato, avrebbe il potere di sciogliere la Camera.
Per quanto riguarda il Parlamento le modifiche costituzionali comporterebbero una diminuzione dei suoi componenti, il numero dei deputati scenderebbe da 630 a 518, mentre quello dei senatori passerebbe da 315 a 252.
Ma le novità più rilevanti riguarderebbero le funzioni che verrebbero assegnate a ciascun ramo del Parlamento. La Camera si occuperebbe delle leggi di competenza statale relative alla politica estera, l’ordine pubblico, la politica economica, mentre al Senato spetterebbero le materie concorrenti, riservate sia allo Stato che alle Regioni. Proprio alle Regioni, in base al principio della devolution, passerebbe la competenza in materia di sanità, scuola e polizia amministrativa.
Il referendum è stato voluto dal comitato "Per la difesa della Costituzione", presieduto da Oscar Scalfaro, che ha provveduto a raccogliere le firme. Tra i primi ad aderire sono scesi in campo Cgil, Cisl, Uil. L’Unione dal canto suo ha creato un coordinamento organizzativo per il NO, ed anche il movimento "Giustizia e libertà" ha aderito alla campagna. Le forze politiche del centrosinistra hanno invitato gli elettori a votare NO poiché ritengono che questo referendum sia un’occasione per azzerare una riforma che investe parti essenziali della Costituzione. Esse sostengono che sia necessario aggiornare, non demolire la carta costituzionale, e predisporre delle riforme coerenti con i principi fondamentali della Costituzione. Secondo coloro che caldeggiano le ragioni del NO alla riforma il testo di legge sottoposto a referendum, ferisce l’unità nazionale, concentra nel Primo Ministro dei poteri che renderebbero del tutto squilibrata in senso autoritario la forma di governo dell’Italia, e supererebbe il bicameralismo paritario.
I partiti della Casa delle Libertà invece, i quali hanno fortemente voluto questa riforma costituzionale, per promuoverla hanno costituito il "Comitato per la libertà", essi chiedono agli elettori di dare il via libera all’applicazione della devolution approvata in parlamento. Secondo i partiti del centrodestra la riforma costituzionale distingue chiaramente quali siano i compiti dello Stato e quelli delle Regioni, ed attraverso la riduzione del numero dei parlamentari di 175 unità renderebbe lo Stato meno pesante sulle tasche dei contribuenti e più produttivo. Inoltre gli esponenti della Casa delle Libertà ritengono che l’approvazione della riforma costituzionale rafforzerebbe il diritto dei cittadini di poter scegliere direttamente un premier, un programma ed una coalizione di governo, e garantirebbe tale diritto anche attraverso norme antiribaltone.
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