Violapolvere, la nuova sfumatura della musica italiana

Intervista a Luca Latini, voce del gruppo vincitore dei Hunday Music Awards
di Maria Giovanna Tarullo - 21 Maggio 2012

Una nuova sfumatura si prepara a colorare il panorama musicale italiano. Sono il gruppo romano dei Violapolvere, quattro musicisti emergenti che hanno deciso di unire le loro esperienze musicali nel 2006.
Dopo una lunga gavetta nei locali della Capitale e numerose presenze ai festival di settore che gli ha permesso di far conoscere il loro primo lavoro autoprodotto "Zona limite", i Violapolvere si aggiudicano un contratto discografico con la Universal Music Italia grazie alla vittoria del concorso Hyundai Music Awards.
Questa l’occasione che permette al gruppo romano di dare vita al loro nuovo album "Spazi", disponibile dal 3 aprile 2012, otto tracce che trasmettono la voglia di questi ragazzi di imporsi nel mondo della musica.
Abbiamo intervistato Luca Latini, voce del gruppo, per farci raccontare la strepitosa avventura dei Violapolvere.

Luca, raccontaci come ha preso vita il progetto musicale dei Violapolvere?

I Violapolvere nascono da un’idea molto chiara di Max Pescosolido e Giacomo Citro, rispettivamente chitarra e basso della band nonché principali autori delle nostre canzoni. Nel 2006 si uniscono alla causa Ivan Cacace – batteria dei Violapolvere – e il sottoscritto alla voce del gruppo.
L’idea iniziale, il cui motore fondamentale è rimasto intatto nonostante l’evoluzione della nostra musica, era quella di organizzare una gran quantità di canzoni in un progetto discografico coerente che gettasse da subito le radici del nostro sound e del modo di raccontare le nostre storie. Questo ci ha permesso da subito di regalare una sfumatura musicale riconoscibile e per quanto possibile originale rispetto al panorama della musica pop-rock al quale ci affacciamo. Proprio con queste promesse è nato il nostro primo album autoprodotto “Zona Limite”.

Quale messaggio volete lanciare al panorama musicale italiano attraverso la vostra particolare "sfumatura" di colore?

Non siamo un band “socialmente impegnata”, non ci è ancora capitato di scrivere su temi politici o civili, scriviamo storie che ci appartengono, ma che in realtà appartengono a tutti. Siamo quattro anime differenti e raccontiamo quello che ci succede, che vediamo o che semplicemente ci viene raccontato e che quindi trasformiamo.
Giochiamo molto con le immagini e con i colori, il nostro nome ne è manifesto d’intenti. La nostra sfumatura di colore rappresenta la ricerca di regalare a chi ci ascolta, in maniera più diretta e semplice possibile, le storie che già appartengono a tutti, dagli incontri agli scontri delle nostre vite, dagli avvicinamenti agli allontanamenti, dalle inquietudine ai sogni.

Ascoltando le vostre canzoni è facile individuare delle influenze legate al mondo del cantautorato romano, quanto lavoro si nasconde dietro la scrittura dei brani? Da quali artisti siete stati contaminati?

Il cantautorato romano, non solo per ragioni prettamente geografiche, è sicuramente una delle nostre più forti ispirazioni musicali. Nel novero degli artisti che ci hanno influenzato possiamo citare su tutti Niccolò Fabi, al quale abbiamo tributato un nostro rifacimento di Rosso, uno dei suoi primi successi. Ma le influenze musicali che ci hanno attraversato sono state e sono tutt’ora tante, dal rock nordamericano al pop-rock melodico inglese, miscelando gusti e sonorità che spaziano dal grunge alla musica elettronica.
Dietro i nostri brani c’è un lavoro costante, non esiste un momento in cui decidiamo di tirare giù le trame per un nuovo lavoro discografico. Quando cominciamo a raccogliere un numero di brani sufficiente per capire cosa stiamo raccontando e in che direzione ci stiamo muovendo, iniziamo un lavoro più organizzato di stesura collettiva delle canzoni. Oggi possiamo vantare una composizione di brani a otto mani che rende ancora più unico il nostro lavoro.

Alle spalle avete una lunga gavetta anche se la grande opportunità è arrivata con la vittoria agli Hyundai Music Awards 2011, che vi ha permesso di aggiudicarvi un contratto discografico con la Universal Music Italia. Come avete reagito quando avete scoperto di aver messo d’accordo sia gli addetti ai lavori che il popolo della rete?

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È stata una vittoria inaspettata. Gli Hyundai Music Awards, che oggi godono di una seconda edizione, sono stati un’ottima prova di scouting di nuove realtà musicali tramite il web, in una maniera più compiuta di tanti altri contest online che esistono nella rete. La nostra vittoria è la reale consapevolezza che, seppure sia difficile arrivare alle scrivanie di una major fuori dagli schemi dei talent televisivi, esiste una possibilità per chi crede in questo mestiere di farsi ascoltare. Abbracciare il consenso del pubblico e degli addetti ai lavori è la soddisfazione più grande che potessimo raggiungere a conclusione degli HMA.
Come è stato l’approccio di lavoro con una major per un gruppo abituato alle produzioni indipendenti?
Quando per anni sei abituato a lavorare in autonomia su tutti gli aspetti che compongono il percorso di una produzione indipendente, dalla banale selezione dei brani da inserire in un disco alla scelta della copertina dell’album, non è immediatamente intuitivo come interagire con una major.
In realtà poi il percorso che ha portato all’uscita fisica del disco è stato più semplice di quanto immaginassimo. La Universal, dopo aver mostrato l’apprezzamento per la nostra musica, ha confermato la sua scelta salvaguardando la direzione artistica del nostro lavoro.

Nel vostro disco d’esordio "Spazi" ritorna protagonista il colore con la cover di Niccolò Fabi "Rosso", perchè avete deciso di omaggiare il cantautore romano?

Niccolò Fabi è uno dei nostri autori di riferimento, per sensibilità musicale e umana. Ci siamo trovati tutti e quattro da subito convinti di omaggiarlo con un nostro rifacimento di un suo brano. La scelta di Rosso è stata quasi immediata perché, nonostante l’apprezzamento per l’intera produzione di Fabi, l’idea era di dare un “colore” diverso ad una delle sue storie e Rosso è il titolo più “colorato” che potessimo scegliere.

La città di Roma da sempre tiene a battesimo molti artisti emergenti accogliendoli in alcuni dei suoi locali storici. Pensate che fare la gavetta nella città eterna mette a disposizione più opportunità di emergere piuttosto che altrove? Com’è il vostro rapporto con questa città?

Roma è una città che regala a chi fa il nostro mestiere tantissime opportunità, accogliendo gran parte degli artisti che desiderano farsi ascoltare. In questo mare magnum di possibilità è facile riuscire a farsi ascoltare, un po’ meno facile riuscire a non perdersi tra le numerose altre realtà musicali che cercano allo stesso modo di emergere.
Noi siamo sicuramente molto legati alla nostra città che ci ha dato tanto e continua a regalarci tanto. Come per il discorso sulla vittoria degli HMA, la soddisfazione più grande è ed è sempre stata quella di riuscire a mettere d’accordo addetti ai lavori e pubblico durante le nostre esibizioni live.

Un’ultima domanda quale consiglio vi sentire di dare ad un giovane che vuole intraprendere la strada della musica?

Sottolineare che si tratta di un mestiere difficile, che bisogna crederci sempre e che sarà sempre un terno a lotto confidare nella possibilità che la propria musica venga ascoltata e apprezzata. Ma per quella che è la nostra esperienza musicale non saprei regalare davvero nessuna chiave diversa per descrivere questo percorso così affascinante e unico, nonostante sia così difficile e da reinventare ogni giorno.  


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