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Viva i platani e abbasso i lecci

Interventi di potatura per i platani di lungotevere, ignorati i lecci di via dei Cerchi

E’ scattata la V fase della potatura dei platani nel tratto di lungotevere che va da ponte Umberto a passeggiata di Ripetta. In una nota del Campidoglio si legge che “l’intervento ha per obiettivo la salvaguardia degli alberi e l’eliminazione del rischio di caduta rami”  precisando che il cosiddetto taglio di ritorno, la tecnica usata dai giardinieri comunali “serve a preservare le piante e a  rimuovere i soli rami pericolanti, evitando in tal modo abbattimenti indiscriminati”. L’intervento non si ferma qui perchè su tutti i rami potati viene applicato uno speciale prodotto contro eventuali infezioni e malattie. Senza contare che il piano comunale prevede la messa a dimora  di 80 nuovi platani per il  completamento dei filari. La cura degli storici platani lungo il fiume, come pure delle migliaia di pini tanto cari a Respighi, mostrerebbe l’ulteriore sensibilità dell’Amministrazione capitolina nei confronti del verde pubblico della città, con un occhio all’incolumità dei suoi abitanti.


Ma se così perché il quercus ilex, il povero leccio, non dovrebbe godere degli stessi trattamenti?  E’ la domanda che ogni giorno si pongono i cittadini romani e i turisti che passano in via dei Cerchi, lungo il lato del Circo Massimo, costretti a camminare pericolosamente in mezzo alla strada perché il marciapiede è reso impraticabile, ormai da anni, dalla bassa chioma e dai rami penduli degli incolpevoli lecci. Non se lo spiega Angelo Capocci, ex giardiniere comunale, per il quale a risolvere il problema “non occorrerebbe nemmeno la potatura, ma una semplice sfrondatura”. Costi molto limitati, dunque, per pochissimi giorni di lavoro.


Che dire poi dell’illuminazione da terra che si voleva ottenere mediante l’installazione di piccoli oblò coperti da grate e disposti sul marciapiede, tra i lecci e il muretto che delimita il Circo Massimo?  L’effetto, in verità, per i primi giorni è stato suggestivo, fino a che foglie e detriti vari non si sono infiltrate negli oblò ricoprendoli del tutto. Manutenzione a parte, non ci sarebbero stati problemi se il progetto (chi ne è l’autore?) avesse previsto la copertura degli oblò a vetri anziché a grate.  La luce, di sotto, continua ad essere accesa ma da un paio d’anni nessuno se ne accorge.


Come valutare queste elementari quanto gravi carenze dell’Amministrazione comunale che, in certi casi, sembra preferire la trigonometria all’aritmetica?


E’ nostra opinione che, da parte di alcuni (miopi)  amministratori locali, resista la convinzione per cui “le cose semplici si possono fare in ogni momento”. Ma se per loro rappresenta ancora una “diminutio” occuparsi della fontanella, delle striscie pedonali o dello sfalcio dell’erba che in quel momento, per quella gente, sono le priorità, bèh, allora bisogna che chiedano scusa e cambino mestiere.

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