1° Maggio 2019, la festa dei lavoratori tra memoria e speranza

Luciano Di Pietrantonio - 30 Aprile 2019

Diventa difficile parlare della festa del lavoro quando un terzo dei giovani italiani non sono occupati, il tasso di disoccupazione è sempre sopra al 10% (l’Italia è la penultima nella classifica dei Paesi Europei per i senza lavoro, l’ultima è la Grecia) e il numero degli incidenti del lavoro sono in costante aumento, nel 2018 le denunce per infortuni sono state 641 mila e i morti 1133.
Tuttavia le ricorrenze o gli anniversari, hanno sempre un senso, perché rappresentano la memoria e l’evoluzione che ha caratterizzato il nostro Paese.

Stiamo di fronte alla Costituzione della Repubblica Italiana, ove all’articolo 1, è scritto: “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro.”

La Costituzione è la regola fondamentale, con diritti e doveri, va rispettata e attuata, è la “stella polare” della vita democratica e sociale dell’Italia, e in questo senso il suo dettato è di perenne attualità, per garantire sviluppo e libertà, in questa fase dove “il nuovo appare come un vecchio passato” e ciò che è stato costruito, con tutti i limiti, deve  essere rimosso o cancellato.
E’ preferibile fare memoria e guardare al futuro con realismo e concretezza, senza approssimazioni o improvvisazioni.
Ecco perché ricordare il 1° maggio è importante, per tutti, giovani e meno giovani.

Che cosa ha rappresentato nell’immaginario collettivo e nella storia la festa dei lavoratori?

Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, ne tanto meno sociali per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.

“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine coniata in Australia nel 1855, condivisa da gran parte del movimento organizzato del primo Novecento.

Si apri cosi la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo di Maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare forme di lotta e affermare la propria autonomia e indipendenza.

Negli Stati Uniti, nello Stato dell’Illinois, nel 1866 ci fu il primo riconoscimento, con molte limitazioni, della giornata lavorativa a otto ore; sempre nello stesso anno in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti, oltre 400mila lavoratori incrociarono le braccia il 1°Maggio e nella sola Chicago 80 mila operai scioperarono e parteciparono a un grande corteo.

Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi ci furono scontri fra manifestanti e polizia, per protestare contro i licenziamenti di una fabbrica, ci furono diversi morti.

Da quei fatti e nel ricordo dei “martiri di Chicago”, che erano diventati il simbolo della lotta nacque il 1° Maggio.

La decisione fu assunta cosi come indicato dal Congresso costitutivo della “Seconda internazionale” riunito a Parigi, il 14 luglio 1889, nel centenario della presa della Bastiglia, (l’evento storico più significativo della Rivoluzione francese) e venne deciso, dopo forti discussioni, di garantire ai sindacati l’autonomia e l’indipendenza dai partiti.
Nel 1890, per la prima volta si svolsero manifestazioni simultaneamente in tutto il mondo con successo, per la grande  partecipazione di lavoratori e di cittadini.

A Roma la manifestazione era stata convocata in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, nei pressi di S. Giovanni, la tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono morti e feriti, centinaia di arresti tra i manifestanti, con la folla che sosteneva la causa dei lavoratori.

Nel resto d’Italia e del mondo le manifestazioni del 1° Maggio ebbero uno svolgimento più tranquillo, lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori e dei cittadini.
Iniziava una nuova stagione per i lavoratori sfruttati e sottopagati, con tanti diritti da conquistare.

Nel nostro Paese il fascismo decise la soppressione della Festa del 1° Maggio, durante il ventennio, e fu fatta coincidere con le celebrazioni del 21 aprile, il Natale di Roma, mentre la festa del lavoro veniva connotata come “sovversiva”.

Nel dopoguerra, il ripristino della Festa del 1° Maggio fu conseguenza della Liberazione, nel 1947 a Portella della Ginestra in Sicilia, venne scritta una pagina nera a opera della banda Giuliano.

Durante una manifestazione per festeggiare la fine della dittatura, la ritrovata libertà e rivendicare migliori condizioni di lavoro per i braccianti e i mezzadri agricoli venne compiuta una strage, che causò 11 morti e 50 feriti.
Successivamente il 1° Maggio 1955, il Papa Pacelli, Pio XII, istituì la celebrazione di San Giuseppe Lavoratore, venendo incontro a una richiesta del 1945 delle ACLI, così da ufficializzare la ricorrenza anche per i lavoratori cattolici.

Le forti trasformazioni sociali nel corso dei decenni trascorsi, il mutamento delle abitudini, la progressiva omogeneizzazione degli stili di vita, l’industrializzazione del paese, il ruolo della cultura e dello studio, la crescita dei servizi e della comunicazione attraverso i social, le conquiste di migliori condizioni economiche e civili, hanno profondamente cambiato il significato di una ricorrenza che aveva esaltato la distinzione della classe operaia.

Il modo di celebrare il 1° Maggio è quindi cambiato negli ultimi due decenni dello scorso secolo, questa condizione è da attribuire alla partecipazione e alle lotte dei lavoratori di tutte le categorie che hanno modificato la società italiana

Dal 1990, CGIL- CISL- UIL hanno scelto di celebrare la giornata del 1° Maggio promuovendo una manifestazione nazionale dedicata a specifici temi.
Quest’anno a Bologna, con questo lo slogan: “Lavoro, Diritti, Stato Sociale, La Nostra Europa.”
La scelta della Città Capoluogo dell’Emilia Romagna, “perché ha sempre combattuto per la difesa dei diritti, che ha sempre fatto delle battaglie per il lavoro, per l’accoglienza, la difesa dei diritti di cittadinanza e di inclusione sociale, questi i tratti distintivi della sua storia.”

Inoltre è diventato un appuntamento storico il tradizionale “Concerto” del 1° Maggio a Piazza San Giovanni, chiamato in forma popolare “Concertone”,  che con la diretta Non-Stop della Rai, lo scorso anno ha registrato, 16,8 milioni di contatti unici TV e la “media share” della diretta su Rai 3, ai massimi storici. (Concertone del 1° maggio 2019).
Quindi “un Primo Maggio che è la festa non solo di chi lavora, ma di tutti coloro che desiderano lavorare e costruire la loro dignità sul lavoro, e attraverso il lavoro si uniscono le diverse generazioni.

Viene infine da domandarsi, ed è una domanda di grande attualità, richiamando quanto affermava Papa Giovanni Paolo II, oggi Santo, nell’Enciclica la “Laborem exercens” (Compiendo il lavoro):

“Nell’attuale mutato quadro di riferimento ha ancora senso parlare di priorità del lavoro sul capitale? Esistono ancora oggi buone ragioni per sostenere il principio del primato del lavoro e la centralità dell’uomo”.

Saranno necessarie nuove forme di responsabilità, intesa come spirito di servizio, superando il culto dell’individualismo e dell’approssimazione nella gestione della cosa pubblica e dell’economia; certamente le forze politiche e le forze sociali dovranno tenere conto, ove il sindacato deve superare le differenze e le divisioni di questi ultimi anni, avendo avanti agli occhi e nel cuore, il valore e lo spirito che ispirò la nascita della Festa del 1° Maggio.

In gioco ci sono le sorti delle giovani generazioni del nostro Paese e il futuro dell’Europa.
Bisogna crederci, impegnarsi e partecipare, pensando anche alla storia del 1° Maggio, Festa Internazionale del Lavoro, può aiutare.

 

  Luciano Di Pietrantonio


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