A Pietralata e Tiburtino III nel nome di Caterina Martinelli

La manifestazioni del 24 e 25 aprile e la presentazione del libro di Anna Maria Balzano “Il nostro tempo è breve”
Elio Romano - 6 Maggio 2019
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Nel volgere di pochi giorni la sezione Anpi Tiburtino Pietralata ha imposto all’attenzione dei cittadini la propria presenza antifascista.

Si inizia con la  fiaccolata che nella sera del 24 aprile 2019 si è snodata dalla lapide al Tiburtino III  dedicata a Caterina Martinelli, fino a via del Peperino dove una targa (nelle due foto) ricorda la prima strage nazista a Roma  e i martiri assassinati  davanti al carcere di Rebibbia.

Il 25 aprile, con un  striscione molto bello, la partecipazione al grande corteo romano; poi, nel pomeriggio, pranzo popolare e  la proiezione di film.

Infine il 2 maggio la presentazione del libro “Il nostro tempo è breve”: un racconto storico sulla resistenza civile di Caterina Martinelli che non poteva mancare perché la sezione Anpi è intitolata proprio alla donna uccisa da un milite della PAI (Polizia Africa Italiana) il 2 maggio del 1944.

Alla presentazione del libro erano presenti l’autrice Anna Maria Balzano, la vicepresidente Anpi Roma Marina Pierlorenzi e Anna Martinelli, una delle figlie di Caterina.

Emozionante è stato un breve video fornito da Luca Pedini che ha intervistato la nonna Filomena Martinelli, la più grande delle sei figlie della martire del Tiburtino.

Anna Martinelli, visibilmente emozionata, ha sottolineato alcuni passaggi del video e la suggestione nel folto pubblico  è stata evidente quando le parole di Filomena hanno ricordato l’assassinio della Martinelli:

–  “ viene na signora..n’amica de mamma …Filomè.. Filomè.. Filomè…hanno ammazzato tu madre…so andata là,  però m’hanno portato via e non l’ho vista… c’aveva na’ borsa de stoffa co no’ sfilatino sporco di sangue … de mamma..”

Ma il libro della Balzano, nato per  curiosità all’annuale concorso letterario promosso dalla associazione “Vivere a Colli Aniene”, ha il pregio della ricerca storica.

Si scopre così che il cognome di Caterina è Zimpolino, le origini pugliesi (Andria), che il marito Giuseppe Martinelli era un militante comunista e diffusore dell’Unità clandestina;  soprattutto si apprende che l’assalto al forno al Tiburtino non fu solo un gesto disperato ma un atto di resistenza civile, organizzato e che Filomena Martinelli  aveva partecipato ad altri assalti (sicuramente quello di Monte Sacro).

A sottolineare il valore e l’organizzazione delle donne romane durante l’occupazione nazifascista  è l’intervento di Marina Pierlorenzi, vice presidente dell’Anpi di Roma.

La Resistenza delle donne a Roma, poco riconosciuta, fu anzitutto resistenza civile che si manifestò in molti modi ma che fu il cuore della Resistenza non violenta.

Tante le donne che spontaneamente ospitavano, nella clandestinità, soldati sbandati  (“i poveri figli di mamma”), partigiani  o perseguitati politici (“metà della popolazione romana vive nelle case dell’altra metà”); donne che, nella retata nazista nel ghetto di Roma,  salvarono bambini ebrei  dichiarandoli propri figli. Oltre che alla Resistenza armata dei GAP, di Bandiera rossa, del CLN, è a questa Resistenza umana e sotterranea che bisogna rendere omaggio. Lo fece Carla Capponi che, dopo l’assassinio di Caterina Martinelli, si recava  spesso a Tiburtino III per  parlare e confortare le figlie e il loro padre.

Dunque una giornata e un libro importante che la sezione Anpi Tiburtino-Pietralata, come pure l’autrice e Anna Martinelli, si impegnano  far conoscere e diffondere nelle scuole.

Il libro è  ovviamente disponibile presso la sede Anpi.

 

Elio Romano


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