Al “Salotto Letterario” il canto XXXII del “Purgatorio”

Presso la Parrocchia di San Romano giovedì 5 gennaio 2017, alle ore 17.00, ingresso da via delle Cave di Pietralata 63
Pericle E. Bellofatto  - 3 Gennaio 2017

Giovedì 5 gennaio 2017, alle ore 17.00, presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano Martire (con ingresso da via delle Cave di Pietralata n. 63), prosegue il “Salotto Letterario” del gruppo degli “Accademici di via Galantara”, a cura della prof.ssa Loredana Mambella, con la collaborazione di Pericle Eolo Bellofatto.

Argomento di questa settimana: Lettura, con commento, del XXXII canto del “Purgatorio” di Dante Alighieri.

Siamo ancora nel “Paradiso terrestre”. La processione ritorna indietro con Dante, Stazio e Matelda. Il grifone lega il carro all’albero mistico, che rifiorisce. 

Il poeta fiorentino si addormenta e si risveglia. La scomparsa del grifone e della processione e la meraviglia di Dante. 

L’aquila, la volpe, il drago e il carro che si trasforma in mostro. Poi, la meretrice ed il gigante.

Il primo pomeriggio di cultura e di socializzazione del nuovo anno.


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  1. Vittorio Santarsiere


    LECTURA DANTIS. L’incontro del Gruppo spontaneo degli ” Accademici di via Galantara – Roma” del 5 gennaio 2017 ha avuto per oggetto il canto XXXII del Purgatorio. Relatrice la Chiarissima Professoressa Loredana Mambella, che ha profuso non scarsa fatica per rendere comprensibili le allegorie caratterizzanti lo stesso componimento.
    E il carro trascinato da un grifone viene colpito dalla discesa, con violento moto, dall’aquila “uccel di Giove”. La Chiesa rappresentata è percossa in un contesto simile a nave in tempesta (persecuzioni di Nerone – Domiziano). Volta ad avventare ancora la Chiesa compare una volpe messa in fuga da Beatrice. La bestia rappresenta le eresie, segnatamente quelle di Ario sull’origine del Figlio dal Padre, che difetta di ascendenza e sconvolge l’origine della Trinità.
    Ora, sfrondato da codeste “licenze poetiche”, il canto evidenzia compiutezza e logica. Dante, Matelda e Stazio seguono una mistica processione, ove si canta un inno non comprensibile ai mortali e l’Alighieri si addormenta, finalmente pieno di pace. Al risveglio ha vicino Matelda, che gli indica Beatrice lì da presso e costei lo educe “tu sarai poco tempo in questa selva, tornerai al mondo, che vive male e scriverai a vantaggio di esso, quel che vedi”. Si udì dal cielo una voce dire “Oh navicella mia com male sei carca !”, forse di Gesù o di S. Pietro, vuolsi per rammarico che la ricchezza terrena grava con danno la Chiesa dal tempo della probabile donazione di Costantino.
    In conclusione, chiosa la docente relatrice trattarsi di canto bellissimo, che rimarca l’attacco al potere politico, religioso, laico.

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