

L'Agenzia regionale per l'ambiente: "veleni nel terreno e nelle acque sottostanti. Necessario mettere subito in sicurezza l'area per frenare la contaminazione"
Camion arrivano, passano la "pesa" e scaricano in un’enorme voragine tutto insieme: vestiti e boiler, copertoni e toner, verdura marcia con bottiglie e materassi. Malgrado gli spruzzi d’acqua e deodorante la puzza a Malagrotta è così intensa che qui prosperano, a migliaia, solo i gabbiani.
Le porte della discarica più grande d’Europa si aprono grazie al senatore Idv Stefano Pedica che dopo aver ispezionato di persona "una situazione già da bollino rosso" chiede "collaborazione tra le istituzioni per evitare una nuova Terzigno. Sui rifiuti non si può fare business o campagna elettorale, serve un tavolo senza colore".
Per portare qui la loro immondizia i Comuni di Roma, Ciampino, Fiumicino sborsano circa 60 euro a tonnellata. Ma senza aspettare i tempi della politica, sul futuro di Malagrotta pesa un’altra spada di Damocle: "l’esaurimento delle volumetrie". Secondo l’ultima proroga, i cumuli di rifiuti, al netto della perdita di volume naturale, non dovranno superare l’altitudine registrata sulle mappe quando Malagrotta era un’area collinare (poi trasformata in cava). Traguardo
che si avvicina al ritmo di 5mila tonnellate di rifiuti al giorno. Solo un 40% viene "trattato" negli impianti, il restante 60% viene ammucchiato a formare nuove colline e a fine giornata coperto di terra.
Lo spazio si restringe di ora in ora, ma per la chiusura si dovrà aspettare almeno il 2013: è il tempo tecnico, spiegano ufficiosamente in Campidoglio, per rendere operativo un altro sito. Ecco perché Francesco Rando, amministratore unico della società che gestisce Malagrotta, può dire: "Possono revocarci anche domani, se hanno un’alternativa".
La cosa non va giù a Sergio Apollonio, presidente del comitato Malagrotta: "Non vogliamo che continui sulla nostra pelle l’annoso rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione". Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio, torna a denunciare "la violazione di tutti i principi comunitari nella gestione dei rifiuti. È assurdo che si continui a favorire una politica del cassonetto che inevitabilmente porta in discarica. Solo potenziando la differenziata sarà possibile
garantire tariffe eque e avviare un circolo virtuoso".
Intanto però il proprietario dei terreni, quel Manlio Cerroni che immagina di trasformare la sua proprietà in qualcosa "come Central Park", ha scritto ad Alemanno per spiegargli che "in trent’anni abbiamo smaltito 33 milioni di tonnellate di rifiuti alle tariffe più bassa d’Italia. Grazie a noi ogni famiglia romana ha risparmiato 100mila lire l’anno".
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