Confcommercio e Confesercenti hanno lanciato un allarme per evitare che i piccoli esercizi commerciali siano soffocati dalla duplice morsa dell’abusivismo commerciale dei “Vu’ cumprà” e dei megacentri commerciali.
Entrambi i fenomeni sono in crescita. Gli abusivi stanno sempre di più invadendo i marciapiedi di tutte le vie commerciali della Capitale.
Per quanto riguarda i megastore dopo l’avvenuta apertura di Lunghezza-Roma est, di Parco Leonardo, degli Outlet di Valmontone e Castel Romano, a fine giugno aprirà Porta di Roma, mentre sono già programmati o in costruzione Anagnina Romanina, Europarco, Acilia Madonnetta e Massimina.
Confcommercio e Confesercenti hanno aperto una “vertenza commercio”, esprimendo una forte preoccupazione per gli interessi dei loro aderenti ma anche per il “futuro del tessuto sociale della città, della vita e della sicurezza dei quartieri”.
I commercianti sono infatti angosciati da due problemi: da un lato, quella della grande distribuzione tracimante, senza regole; dall’altro,quella dei ambulanti abusivi che hanno occupato tutto le strade del commercio. “Non venite più a parlarci – hanno detto i rapprensentanti degli esercenti – di tavolino selvaggio fino a quando non avrete liberato i marciapiedi dagli ambulanti abusivi.
Nel convegno su “Il commercio e la città” il 15 maggio 2007 Confcommercio e Confesercenti di Roma, questa volta unite sul piede di guerra si sono confrontate con l’assessore regionale al Commercio, Francesco De Angelis che ha cercato di rassicurarle: “Il nuovo documento di programmazione regionale del commercio è pronto, ne discuteremo con le categorie fin dalla prossima settimana; intanto stiamo lavorando sulla legge di riforma della 33 del 1999: contiamo di terminare il percorso entro la fine dell’anno”. L’assessore comunale al Commercio Gaetano Rizzo ha a sua volta proposto un lancio di un tavolo di concertazione.
Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio ha però ribattuto: “Siamo stufi, non siederemo più a tavoli di confronto improvvisati o a quelli in cui si cerca di rinviare i problemi per due o tre anni, senza trovare una soluzione. Se ci deve essere un tavolo della concertazione devono sederci solo le organizzazioni che rappresentano realmente il commercio e il turismo e che produca regole a favore del commercio, che tuteli e rilanci l’attività della piccola distribuzione.” Per Alberta Parissi, presidente della Confesercenti i dati economici generali su Roma e sulla provincia parlano di una realtà in buona salute; ma bisogna prestare attenzione al fatto che “i dati nel dettaglio di alcune categorie storiche del settore commerciale non mostrano andamenti altrettanti positivi”.
Per capire le ragioni dell’agitazione della associazioni dei commercianti bisogna tener conto di una tabella contenuta nella relazione di Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. Da questa si rileva che il consumatore della Capitale è “parsimonioso e misurato”, preferisce la qualità al risparmio, ma soprattutto sceglie la “multicanalità”. Che vuole dire, in parole povere: negozio vicino casa, supermarket nelle vicinanze, mercato di quartiere, ipermercato oltre il raccordo: tutto va bene, l’importante è trovare l’equilibrio fra qualità e prezzo. Un’altra tabella illustra l’accerchiamento dell’area romana da parte dei megacentri commerciali e rappresenta un vero e proprio incubo presente e futuro per il piccolo commercio.
Secondo dati del prof. Stefano Garano, dal 1992 al 2004 i supermercati sono raddoppiati, (da 3.400 a 7.800); gli ipermercati sono cresciuti del 129 per cento e le superfici di vendita del 28 per cento. Roma è al primo posto nella graduatoria delle province metropolitane italiane per la quantità di grandi strutture commerciali.
Fino al 2003 c’era la tendenza a localizzarsi all’interno del Comune di Roma, dal 2004 c’è un decentramento (oltre il Raccordo).
Secondo Parissi della Confesercenti “Oggi, la grande distribuzione rappresenta il 5 per cento, i negozi di vicinato il 60. Abbiamo stimato che nei prossimi anni la grande distribuzione salirà al 25 per cento, i negozi di vicinato scenderanno al 45 per cento.
Pambianchi della Confcommercio ha ribadito: “Non siamo contro i centri commerciali, bensì contro la liberalizzazione selvaggia. Non c’è programmazione, mancano le linee guida, andiamo verso la desertificazione dei quartieri”. Anche per il sociologo Maurizio Fiasco è necessario trovare un equilibrio e ammonisce “Quartieri senza negozi di vicinato vuol dire quartieri più insicuri, con ridotto controllo sociale”.
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