Ascanio Celestini: Pro Patria, all’Auditorium

Il 6 e 7 ottobre 2011 all'Auditorium
di Riccardo Faiella - 6 Ottobre 2011

Parte stasera il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini. All’Auditorium Parco della Musica, di viale Pietro de Coubertin – Sala Sinopoli ore 21 – in prima assoluta “Pro Patria: senza prigioni, senza processi”, un racconto di cento minuti narrato in uno spazio di quattro metri quadrati. Un fondale con alcune immagini, ritagli di giornali e manifesti di uno spettacolo: “I morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune, non temono i processi. I morti perché non possono finire in galera; gli ergastolani perché dalla galera non escono più”.

Un palco di metallo, una specie di prato artificiale, sul quale va in scena la prova per un discorso. Un banchetto rosso tra palco verde e fondale bianco, con due musiche che accompagnano la narrazione: un brano surf e una variazione di Chopin su un’aria di Bellini. Cinque personaggi: un narratore che parla in prima persona; due padri, uno di sangue e uno ideale; accanto a loro si muovono due abitanti della prigione, luogo dell’azione, un secondino, soprannominato l’intoccabile, il vero padrone della vita del carcere, e un immigrato africano che dorme cinque minuti ogni ora.
“Chi ruba una mela finisce in galera anche se molti pensano che rubare una mela è un reato da poco; e chi ruba due mele? Chi ne ruba cento? Quando il furto della mela diventa un reato? C’è un limite? C’entra con la qualità della mela? La legge è uguale per tutti e i giudici non si mettono a contare le mele. La statua della giustizia davanti al tribunale ha una bilancia in mano, ma entrambi i piatti sono vuoti, non è una bilancia per pesare la frutta”.
Sono queste le parole di un detenuto che sta scrivendo il suo importante discorso, nel quale cercherà di rimettere insieme i pezzi della propria storia e la sua formazione politica avuta in cella attraverso gli unici tre libri che l’istituzione carceraria gli permette di consultare.
Per tutto questo chiede aiuto al Padre della Patria, Giuseppe Mazzini. Un Mazzini stranamente silenzioso e sconfitto.
“Quand’è che l’avete capito che era finita, Mazzini? Quando finisce la rivoluzione? Finisce a Roma nel 1849 con la fine della repubblica? O con le insurrezioni degli anni ’50? Con le impiccagioni e le fucilazioni di Belfiore, che faranno guadagnare a Francesco Giuseppe il soprannome dell’impiccatore? Con l’insurrezione del ’53? Qualche migliaio di uomini che assaltano caserme e posti di guardia e sperano nella diserzione dei soldati ungheresi che invece non ci pensano proprio. Alla fine vengono giustiziati in sedici. Quella volta Marx scrisse che la rivoluzione è come la poesia, non si fa su commissione. Quando è che avete pensato ‘siamo sconfitti’, Mazzini?”.

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, viale Pietro de Coubertin 30
6-7 ottobre, ore 21, Sala Sinopoli: Pro Patria, di Ascanio Celestini
Biglietti: 18 € (posto unico)
Biglietteria: 892982
www.auditorium.com


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