

Il lavoro dell’ass. Spazio Tempo per la Solidarietà, presentato al festival di Anchiari (Arezzo)
È stato presentato il 4 settembre al Primo festival nazionale “Città e paesi in racconto. Narratori per diletto” (2-4 settembre ad Anghiari, in provincia di Arezzo) “Autobiografia di un paesaggio: l’Aniene tra Ponte Mammolo e la Cervelletta” a cura dell’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà di Roma.
Si tratta di una successione di letture a più voci mentre scorrono sullo schermo immagini di carte topografiche, vedute, fotografie di persone e luoghi e quant’altro possa descrivere il territorio di Tiburtino III e Colli Aniene nel corso del tempo: cosicché pur avendo un’estensione di due chilometri quadrati, i suoi confini sembrano dilatarsi e lo spazio sembra acquisire un valore esemplificativo dello sviluppo urbanistico delle grandi città.
“Il lavoro – ha illustrato Giovanni D’Alfonso, nato a Roma nel 1949, presidente dell’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà, attiva nel V municipio – ha avuto inizio qualche anno fa, con una ricerca sui cambiamenti avvenuti nel secolo scorso nella periferia est di Roma: in particolare in quel lembo della Campagna romana malsana e quasi deserta, dove sarebbero sorti i quartieri di Tiburtino III e Colli Aniene, in cui attualmente vivono circa quarantamila abitanti. L’incontro con la Libera Università dell’Autobiografia di Anchiari e l’acquisizione del metodo autobiografico hanno reso la ricerca più articolata e complessa. Dai racconti di vita emergeva, con sempre maggior nitidezza, un paesaggio che rappresentava l’archivio delle memorie, individuali e collettive. Così è nato, in collaborazione con la Biblioteca Mozart, il progetto ‘Il paesaggio umano e la memoria’: uno dei suoi obiettivi è di rappresentare i molteplici aspetti che legano l’identità delle persone con quella dei luoghi. Il progetto, nel 2005 è stato fra i vincitori del concorso “Idee in Comune” indetto dal Comune di Roma.
Alle ricerche (auto)biografiche si andavano intrecciando ricerche di tipo storico, socio-antropologico, letterario, artistico e ciò ha permesso di conoscere meglio gli orizzonti di memoria delle persone intervistate. L’insieme dei materiali raccolti, arricchiti in momenti successivi, restituiva bene la complessità e la ricchezza delle interviste autobiografiche, soprattutto come percorso di acquisizione di maggiore conoscenza di sé e dei luoghi vissuti. Il risultato è stato un lavoro composito di testi e immagini intitolato: Autobiografia di un paesaggio: l’Aniene tra Ponte Mammolo e la Cervelletta.”
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