Balena spiaggiata a piazza di Spagna

Messa in scena di Greenpeace in concomitanza con l'apertura della 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale

Cosa ci faceva una balena lunga 15 metri distesa lungo la scalinata di piazza di Spagna? Questa la domanda, che lunedi 21 giugno, si sono fatti i romani ed i numerosi turisti presenti nel cuore della Capitale alla vista del gigantesco cetaceo, corredato da uno striscione a caratteri cubitali dal messaggio "Le balene non sono in vendita". Fautori di questa messa in scena sono stati alcuni ambientalisti di Greenpeace, impegnati nella protesta contro la firma dell’accordo per la riapertura della caccia commerciale alle balene, abolendo cosi la moratoria in vigore da 24 anni. Gli attivisti di Greenpeace sono scesi in piazza in concomitanza con l’apertura della 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (Iwc), che si sta svolgendo nella città di Agadir in Marocco, in cui verranno decise le sorti di questi grandi cetacei, in tutto il mondo.

Il nostro paese si è da sempre schierato contro l’uccisione delle balene, come posto in risalto dalla responsabile della campagna mare di Greenpeace Giorgia Monti, ma purtroppo la semplice presa di posizione dell’Italia non contribuisce alla salvezza di questi animali. Il passo fondamentale, necessario per la loro salvaguardia, sarebbe quello della denuncia da parte di tutti i paesi contrari a questa pratica della compravendita dei voti all’Iwc. Visto il dilagare sempre più frequente del fenomeno della corruzione, che vede i paesi ricchi e fortemente interessati ad ottenere il via libera alla caccia delle balene, al versamento di ingenti somme di denaro nelle casse degli stati più poveri e nelle tasche dei loro rappresentanti, così da comprarsene il voto.

Proprio con questo invito di mettere fine a questa realtà, lo scorso 14 giugno, l’associazione ambientalista ha inviato una lettera indirizzata al ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan ed al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, chiedendo inoltre di di dichiarare apertamente la propria posizione di assoluta contrarietà alla riapertura della caccia commerciale, ma ancora non ha ricevuto risposta.

Due sono inoltre gli attivisti che hanno denunciato il fenomeno di corruzione e il contrabbando di carne dei giapponesi a caccia di balene, senza ottenere alcun risultato. Junichi Sato e Toru Suzuki, questi i loro nomi, rischiano oltretutto un anno di carcere.

Il ministro per le Politiche agricole Giancarlo Galan ha dichiarato: «Rispettiamo le istanze internazionali ma dobbiamo avere fermezza per continuare a batterci in tutte le sedi, compresa Agadir, affinché si giunga ad un bando effettivo di questa barbara forma di caccia, che non ha niente a che vedere con la pesca moderna».

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