

Le condizioni sono migliorate. Quanto durerà?
Finalmente, tra il verde dei cocci di bottiglie rotte, riaffiora quello naturale del prato e degli alberi nel Parco dell’Acquedotto Alessandrino a Torpignattara, lo abbiamo constatato nella nostra visita del 14 aprile 2011.
A seguito della bonifica effettuata l’8 aprile, girando per il parco all’ombra dell’imponente acquedotto romano, si può piacevolmente constatare che la situazione è notevolmente migliorata. Le panchine in legno distrutte hanno lasciato spazio a delle nuove in ferro, l’erba è stata tagliata e a terra finalmente non si trovano ovunque vetri di bottiglie.
Purtroppo si può anche facilmente notare che la situazione non è completamente risolta. Entrando nel parco da via di Tor Pignattara, proprio sotto i primi due archi, troviamo materassi e cartoni che sembrano essere rifugi improvvisati di senzatetto. Vicino alle panche di mattoni ricominciano ad affiorare bottiglie e lattine vuote.
Poco distante dal parco vero e proprio, proseguendo lungo l’acquedotto la situazione va peggiorando: l’erba è altissima e appaiono nuovamente i soliti mucchi di rifiuti composti da lattine, buste e cartaccie.
Le considerazioni che si possono fare sono di due tipi. La prima è che, come spesso accade, le azioni e le promesse atte a raccogliere voti e consensi o ad attaccare il rivale politico, guardano troppo spesso alla facciata del problema e lo risolvono solo parzialmente. La seconda, e forse più importante, è che le bonifiche e la cura dei parchi sono responsabilità non solo delle istituzioni, ma di chi questi luoghi li frequenta. L’educazione, quasi sempre molto sottovalutata, è come al solito la chiave per risolvere molti problemi. Quando si comincia a comprendere che pubblico non vuol dire “di nessuno” ma bensì “di tutti”, e a capire l’importanza e l’imponenza dei monumenti che ci circondano sicuramente potremo evitare di imbatterci in murales e scritte sulle mura dell’acquedotto e di ogni altro pezzo storico di Roma.
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