

Un attivo sostegno per i “dannati della terra” da un punto tradizionale di solidarietà e assistenza per gli emarginati e per i lavoratori in lotta. Donne, immigrati, clochards, poveri e poverissimi vi trovano assistenza e un pasto caldo
Uno degli sport più diffusi di questa seconda Repubblica, in attesa della terza che temiamo sarà pure peggio, è quello di dare i numeri. La politica è attaccata, in particolare, ai numeri del PIL e a quelli dei sondaggi.
Il sondaggio quotidiano è diventato come l’aruspicina per gli antichi: l’esame delle viscere degli animali per trarne presagi cui conformare i propri comportamenti. Gli aruspici eseguivano questi servizi divinatori soprattutto per i politici e i capi militari.
Oggi si seguono i sondaggi spasmodicamente per orientare la propria azione politica momento per momento. Ne deriva una visione delle cose a breve con la ricerca dell’utile immediato, cioè il consenso. Altrettanto succede sul piano economico, dove la ricerca del profitto a breve da parte della finanza speculativa e creativa ha soppiantato l’economia reale. E’ il famoso “gioco delle tre carte” che alla raccolta del risparmio da destinare all’investimento produttivo sostituice l’azzardo finanziario truffaldino indotto dalle banche senza scrupoli, rovinoso per la povera gente e per i risparmiatori, come ci dicono le cronache di questi giorni.
Si è entrati così in un mondo virtuale dove l’apparire, complice la TV compiacente drogata dall’auditel, conta assai più dell’essere; e l’avere, più del prevedere e del provvedere. In questo modo, nella politica, non nascono più statisti ma prevalentemente politicanti dediti ai giochi di prestigio; nell’economia proliferano i funamboli della finanza creativa e nei mass media le vestali del potere, dedite quasi tutte ad amplificare le annunciazioni dei governanti.
Ultimamente è ripreso con vigore, da parte del premier Renzi, che ne ha fatta una sua divisa permanente, il leitmotiv dell’ottimismo: l’Italia è in ripresa, l’occupazione è in ripresa, la recessione è superata, la crisi è alle nostre spalle, ottimismo! Ottimismo! Ottimismo! Sembra emulare il gridolino “Allegria, allegria…” dell’indimenticabile Mike Bongiorno.
Centrale per dimostrare tutto ciò sono gli indici numerici che numerosi addetti alla bisogna, novelli aruspici, sfornano a ripetizione su tutto. Una girandola di numeri, per lo più ondivaghi, dove è difficile raccapezzarsi. Il re indiscusso di tutta questa giostra è il PIL, ovvero il Prodotto interno lordo. La vita o la morte dei governi e dei loro leader dipendono da lui. Per questo l’attuale capo del governo vi è attaccato come il neonato alla sua tetta, che però ultimamente dà poco latte. Ma non fa niente, anche poche gocce, cioè decimali, in più o in meno servono a gridare vittoria.
Come sapeva e disse già quasi 50 anni fa Robert Kennedy il signor PIL non è indice di buona salute della società e neanche, a ben vedere, dell’economia, perché, come fece osservare, dentro in quel numero c’è di tutto: “…Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana….. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari… Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago… Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. Ultimamente, poi, su indicazione dell’UE nel calcolo del signor Pil è entrata anche lo spaccio di droga, il gioco d’azzardo e la prostituzione. Con il che il Prodotto è diventato proprio lordo.
Insomma questo Pil non ci dice come stanno veramente le cose rispetto a una stagnazione economica e ad una crisi sociale che permangono.
Ci dice molto di più, dal punto di vista umano, chi con le sue iniziative va incontro concretamente alle vittime della recessione. I ragazzi della “Rete Cinecittà bene comune”, che quest’anno hanno piantato la loro tradizionale “tenda contro la crisi” in piazza dei Decemviri nel quartiere Don Bosco, ti potrebbero, per esempio, raccontare il dramma sociale visto da vicino. Negli anni scorsi la tenda la piantavano davanti al Municipio a piazza Cinecittà.
Quest’anno, con l’arrivo del Natale, l’hanno messa davanti all’oratorio dei Salesiani, accanto al container voluto dal “medico dei poveri”, Antonio Calabrò, recentemente scomparso che vi curava gli “scarti” sociali: poveri, clochards, immigrati. Hanno aperto il 23 novembre fino al 7 dicembre, ma hanno dovuto prolungare il servizio perché il bisogno è tanto.
La “tenda rossa” offre servizi: una mensa popolare “in grado di distribuire pacchi anti-crisi con alimenti di prima necessità, pasti caldi e gratuiti a chi non arriva alla fine del mese”; l’Ambulatorio medico sanitario gratuito “per continuare a dare assistenza e cure sanitarie gratuite a chiunque ne abbia bisogno, a partire dai migranti e dalle persone meno abbienti”; lo Sportello di orientamento e informazione sui diritti “per seguire le vertenze sul lavoro, per affermare il diritto alla casa, per contrastare i distacchi delle utenze e per assistere legalmente le donne in difficoltà”.
Ti potrebbero raccontare, questi ragazzi, delle donne sole, con figli, che arrivano a ritirare i pacchi viveri della solidarietà, oppure dei mendicanti immigrati che vedi ai semafori o davanti ai supermercati e dei clochards che arrivano per il pranzo, con le scarpe sfondate, i vestiti trasandati e rattoppati. Vengono anche persone che un reddito ce l’hanno, ma insufficiente, pensione o salario, che abitano nelle case dei palazzoni circostanti. Si vergognano a mangiare alla mensa, a farsi vedere, e allora tirano fuori un po’ furtivi i contenitori di plastica per avere il pasto per sé e per la loro famiglia. Ma il disagio sociale lo puoi vedere a due passi, ai cassonetti davanti al mercato di via Bonfante, lo puoi vedere negli anziani che verso l’ora di chiusura dei banchi vi rovistano dentro, nella speranza di trovare un po’ di frutta o di verdura ancora commestibili.
La “tenda rossa” unisce il sostegno solidale e sociale alla lotta dei lavoratori. Lì si sono incontrati gli operai del Caf-Italia, la manutenzione della metropolitana, in agitazione. I lavoratori delle cooperative sociali in crisi occupazionale dopo le vicende di “Mafia capitale”, i dipendenti dell’Ama in lotta contro la privatizzazione, quelli del Policlinico di Tor Vergata e i lavoratori degli Studios di Cinecittà ancora in cassa integrazione e in mobilità malgrado la ripresa produttiva degli stabilimenti cinematografici, i licenziati dall’Ippodromo di Capannelle.
E’ una tenda di lotta, non solo di solidarietà assistenziale. E’ stata visitata da Maurizio Landini, segretario della Fiom-Cgil e da Alex Zanotelli, il prete delle periferie del dolore, ieri in quel di Korogocho in Africa, oggi al rione Sanità di Napoli. Il giardinetto in cui è stata posta lo si vorrebbe dedicare ad Antonio Calabrò che lì ha creato, alla vista di tutti, il container del soccorso solidale agli odierni “dannati della terra”.
Certo nella grande distesa del disagio e perfino della disperazione sociale testimoniata dalle statistiche (sette milioni di poveri di cui oltre quattro milioni in povertà) può sembrare una goccia nel mare, ma è la goccia della speranza e della dignità.
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