

Lo descrive nella sua commedia 'Il lavoro dell’attrice sul produttore', in scena dall’8 al 20 novembre 2011
Meritocrazia, parola inflazionata. Molto usata nella società moderna, ma poco, troppo poco, utilizzata. Nella stanza dei bottoni il “sapere” è stato sostituito dal “piacere”. Non è importante ciò che in realtà siamo. Molto più importante è come ci vedono gli altri. Simpatia e disponibilità hanno soppiantato la professionalità.
Ogni settore segue questa cinica regola. Non ne è esente il mondo dello spettacolo. Consapevolmente Riccardo Leonelli porta in scena, dall’8 al 20 novembre 2011, al Colosseo Nuovo Teatro, la commedia "Il lavoro dell’attrice sul produttore", un dipinto sui variegati e torbidi comportamenti di attrici, produttori and Company.
La piecé mostra sei quadri diversi, nei quali sei differenti coppie, interpretate dagli stessi attori, vivono nella maniera più subdola la ricerca del successo. Un successo perseguito con ogni mezzo. I personaggi sono disposti ad accettare qualsiasi sorta di compromesso, persino il ricatto di chi può offrire loro la luce dei riflettori. Ed ecco, nelle tele sceniche, avvicendarsi l’aspirante attrice alle prese con lo scaltro impresario; la maldestra seduttrice; il produttore cinico; la raccomandata di turno; il seduttore e l’intraprendente che si offre a un produttore inamovibile. Il finale sorprenderà tutti, anche il produttore.
Note di regia – L’incomunicabilità fra attrice e produttore rivela un disagio concreto dei nostri giorni per tutti i lavoratori dello spettacolo e denuncia, nel contempo, una situazione anomala in cui il lavoratore (l’attrice) deve rivolgersi al datore di lavoro diretto (il produttore) senza passare per il necessario tramite artistico (il regista).
In questo spettacolo, che in particolare prende in esame il mondo della televisione, l’attrice è sintesi di tutti gli artisti dello spettacolo, che vivono un precariato perenne in cui non è il merito artistico a premiare, ma le raccomandazioni, la politica, la furberia, il mobbing.
Non si tratta solo di una lotta fra sessi – come il titolo potrebbe far pensare – quanto di uno scontro esistenziale all’interno di una realtà che si rivela un’unica grande storia di amore-odio fra compromesso e potere, fra l’arte e la brutale svendita della stessa; è come se le esistenze dei vari personaggi fossero tutte riconducibili a un unico rapporto: complesso, conflittuale, ironico, tragico. Il lavoro dell’attrice suo produttore vuole essere sì un’operazione di denuncia e di riflessione, che cerca di non scadere mai nella retorica o nell’ovvietà di alcuni meccanismi di potere, ma è anche – fortemente- commedia. Il gioco degli equivoci, dei doppi sensi, del ridicolo di certi personaggi che rasentano l’assurdo, sostiene uno spettacolo vivace, ritmato, comico nella risibilità dei casi umani che si presentano quadro dopo quadro. L’aspirante attrice velina che si presenta al produttore per iniziare come protagonista nella sua nuova fiction ne è la sintesi più attuale.
Un testo che critica apertamente questa coatta assegnazione dei ruoli, ma la regia e l’interpretazione degli attori offrono il destro a una comicità irresistibile e inevitabile, che permette agli spettatori di seguire la crudezza degli eventi con necessaria leggerezza. Alcuni momenti possono ricordare le recenti intercettazioni telefoniche; altri la fortunata serie televisiva Boris, invitando sempre lo spettatore a riflettere su un sistema che al più può sembrare descritto con tinte esagerate, ma che gli addetti ai lavori sanno essere esattamente così. La pièce si avvale dell’interpretazione di Francesco Branchetti e Veronica Gentili: attori istrionici e profondi, in grado di attraversare momenti comici e tragici con costante efficacia e di ricreare dodici esistenze davvero reali.
La scena, asettica ed essenziale, ricorda un ufficio post-fantozziano in cui si alternano le vicende tragi-comiche dei protagonisti; la fissità dello studio ci suggerisce che, pur trovandoci di fronte a coppie diverse, ogni storia, in fondo, è uguale a se stessa. Le musiche, sono state composte dal maestro Pino Cangialosi con grande sensibilità e accortezza, sì da accompagnare con ironia o drammaticità le brevi esistenze dei nostri.
Lo spettacolo ci mostra uno spaccato di vita: reale fino al midollo e, al contempo, pregno di assurdità quotidiane; ritmato, ricco di exploit comici ed emotivi, ma anche, se vissuto in prima persona, tremendo, vile, doloroso.
COLOSSEO NUOVO TEATRO, via Capo d’Africa 29-a – 8-20 novembre Sycamore T Company presenta:
Il lavoro dell’attrice sul produttore, di Riccardo Leonelli
con: Francesco Branchetti, Veronica Gentili; musiche: Pino Cangialosi; luci: Giorgio Rossi; scene: Cristiano Paliotto; costumi: Sara Stefanelli; regia: Riccardo Leonelli
Spettacoli: mar-sab ore 22; dom ore 16.30 – Biglietti: 8-10 €
INFO: 067004932 – www.e-theatre.net
Nella foto: Veronica Gentili e Francesco Branchetti
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.