Difendiamo la cultura nelle periferie di Roma

Un pressante appello a difendere i teatri della CTDC (Casa dei teatri e della drammaturgia contemporanea), è stato rivolto il 20 giugno 2015 in una "Lettera aperta alla città"
Redazione - 21 Giugno 2015

Un pressante appello a difendere i teatri della CTDC (Casa dei teatri e della drammaturgia contemporanea), presidi culturali nelle nostre periferie è stato rivolto il 20 giugno 2015 in una “Lettera aperta alla città” scritta dai gestori dei Teatri della Rete Casa dei Teatri e della Drammaturgia contemporanea indirizzata anche al Ministro Dario Franceschini, al Sindaco di Roma Ignazio Marino, al Vicesindaco Luigi Nieri, all’Assessore alla Cultura Giovanna Marinelli, al Presidente della Commissione Cultura Michela Di Biase, all’Onorevole Silvia Costa Commissione Cultura Europe, all’Assessore alla Cultura della Regione Lidia Ravera, al Presidente della Commissione Cultura Regione Lazio Cristian Carrara, all’Amministratore Delegato di Zetema Albino Ruberti, alla Direzione della CTDC Emanuela Giordano e ai cittadini romani, alle Istituzioni che hanno partecipato alla vita e al successo dei Teatri della CTDC.

Ed ecco il testo integrale della Lettera che invitiamo a diffondere, perché non passi inosservato questo ennesimo attacco ai presidi culturali periferici (vedi anche la deplorevole situazione in cui versano le Biblioteche comunali).

L’esperienza di questi due anni della CTDC (Casa dei teatri e della drammaturgia contemporanea)  viene interrotta.

Il 30 giugno 2015 scadrà il mandato di affidamento degli spazi della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea. Il 30 giugno, tecnici, cassiere, maschere, responsabili organizzativi, amministrativi, direttori, uffici stampa, artisti, tutti lasceranno le attività così come previsto e con loro anche il direttore e il personale di coordinamento della Rete.

Il risultato di questi due anni è stato più che positivo, un miracolo di buona pratica, un singolare esempio di condivisione di progetti inediti, a carattere cittadino e nazionale.

Sono più di 200.000 le persone, bambini, adulti, anziani che hanno partecipato a spettacoli, concerti, incontri, laboratori, mostre, proposte della Rete. Nei teatri abbiamo ospitato e lavorato con Associazioni, Accademie, Istituzioni, grandi artisti e giovani di talento. Abbiamo creato e avvicinato un nuovo pubblico che si è fatto partecipe, fruitore attivo e fedele di tutte le nostre iniziative.
Questi teatri sono, in due anni, risorti a spazio di accoglienza e di crescita culturale, un punto di riferimento non solo per il quartiere ma per tutta la città.

Il Teatro Torlonia ha anche svolto il ruolo di spazio di confronto, non simbolico, dove il centro conosceva la periferia e viceversa. Esperienza unica e rara. Ora, dal primo luglio, il Teatro Torlonia verrà gestito direttamente dal Dipartimento Cultura, sottraendo uno spazio che ha dimostrato di avere un ruolo fondamentale di aggregazione e di unità tra le varie esperienze, con attività di qualità ormai consolidate .

La capacità della Rete di armonizzare le diverse esperienze e di proporre una architettura progettuale condivisa, ha contribuito a rendere questo progetto un potenziale fiore all’occhiello dell’amministrazione pubblica, un esempio da proporre nel resto dell’Europa.

Dar Ciriola

Il nuovo bando di affidamento che avrebbe dovuto garantire che questi teatri restassero sempre aperti, non è stato ancora pubblicato. Nulla ancora di ufficiale ci è stato detto a riguardo.

Il 5 marzo , nell’ultima riunione con L’Assessore Marinelli, ci era stato assicurato che i tempi della pubblicazione del bando sarebbero stati molto veloci e sarebbe stata garantita la continuità del progetto, senza interruzioni. Ogni settimana, sotto nostra sollecitazione, attraverso @, telefonate e durante colloqui ci è stato ribadito che era “ questione di giorni”. I giorni sono diventati mesi. Dopo l’approvazione del bilancio, a marzo, il bando poteva e doveva uscire. Ci domandiamo: di chi è la responsabilità di questo infinito ritardo? Ora a fine giugno il bando non è ancora uscito, immaginiamo che i nuovi affidatari, vista la complessità delle procedure, non potranno accedere agli spazi ed attivarli prima del 2016.

Ci sarà quindi una chiusura per almeno sei mesi dei teatri, fino ad oggi nominati come spazi della Rete CTDC ( Casa dei teatri e della drammaturgia contemporanea ).
La chiusura di questi teatri avrà molte conseguenze negative.
1) L’apertura quotidiana garantiva un rapporto costante e di fiducia con gli abitanti del quartiere. Dopo sei mesi di chiusura, bisognerà di fatto
ricominciare tutto da capo.
2) I teatri, non presidiati, saranno alla mercè dei ladri, cosa già accaduta in passato, il materiale tecnico (proiettori, luci, consolle, mixer, attrezzerie di scenotecnica ecc.) potrà facilmente essere sottratto o danneggiato irreparabilmente.
3) Gli impianti di aerazione e di riscaldamento , non utilizzati, specie nei primi mesi di inverno subiscono dei danneggiamenti, ricordiamo che la presenza quotidiana nei teatri ha evitato che tre allagamenti compromettessero irrimediabilmente gli spazi.
4) I teatri una volta chiusi, saranno nuovamente popolati dai ratti, in grado di distruggere arredi, impianti elettrici e quant’altro se non derattizzati
5) I laboratori che normalmente devono iniziare a settembre non potranno che iniziare, nella migliore delle ipotesi, a febbraio. Chi aveva necessità o interesse a partecipare a queste iniziative formative e di aggregazione cercherà altre alternative fuori dai “ nostri” teatri.
6) I progetti legati al programma formativo scolastico vengono decisi a ottobre, anche in questo caso le scuole si rivolgeranno altrove o rimarranno orfane di offerta culturale.
7) Le molteplici attività proposte dalla Direzione e Coordinamento della Rete, che miravano a costruire un progetto cittadino e nazionale, condiviso da scuole, cittadini, giornalisti, università, formatori, Mibact, istituzioni pubbliche ,(come il Teatro di Roma, l’Accademia Santa Cecilia, Il Conservatorio Santa Cecilia, Accademia Nazionale D’ Arte Drammatica e molti altri ) centri di accoglienza, associazioni del territorio, artisti e teatri, premi nazionali ecc. subiranno un arresto drammatico che va ad inficiare tutto il lavoro di continuità e di crescita fin qui svolto. Questo Lavoro rappresentava un modello di gestione ad alta partecipazione pubblica, al fine di ottimizzare e far circuitare proposte e progetti da un teatro all’altro e da una città all’altra. Roma diventava così un modello di eccellenza. Come mai un’esperienza che ha dato questi risultati, riconosciuti anche pubblicamente dal Ministro Franceschini (Uno Mattina 19 giugno 2015 ) viene distrutta?
8) Dopo la mancata riapertura del Teatro Valle il rischio che uno o più di uno di questi teatri vengano occupati è concreto. Alcune associazioni hanno espresso la volontà di protestare contro la chiusura dei teatri, specie questi teatri che rappresentano spesso un unico fondamentale presidio sociale in territori che partono già svantaggiati.
9) L’avvicendarsi tra vecchi e nuovi gestori avrebbe inoltre consentito una potenziale continuità del personale tecnico e o di sala, una collaborazione tra vecchi e nuovi gestori. Il Coordinamento e la Direzione della Rete avrebbero inoltre potuto garantire un passaggio del testimone equilibrato.
10) Ora almeno trenta lavoratori resteranno senza occupazione e i teatri saranno privi di quei professionisti in grado di gestirli al meglio.
11) Il cambio di logo, di grafica e di nome della Rete, voluto dall’Assessorato, costituirà inoltre un ulteriore rallentamento delle attivazioni dei programmi, delle comunicazioni tramite portale web ecc, strumenti oggi indispensabili per raggiungere e informare il pubblico.
12) I programmi dei partecipanti al bando saranno gravemente penalizzati. Chiunque faccia teatro sa bene che la programmazione viene fatta almeno sei mesi prima. Le migliori proposte musicali, teatrali, di danza, di formazione, al momento della riapertura dei teatri, saranno già impegnate altrove. Cosa resterà?

Ci chiediamo se a tutto questo non si possa trovare rimedio e se esiste la volontà politica di intervenire immediatamente.
Le normative dovrebbero migliorare la qualità della vita, ci sembra invece che si vada pericolosamente in senso opposto.

I gestori dei Teatri


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