

La capitale vicina alla percentuale del capoluogo campano. In Regione audizione su piano rifiuti
Napoli non è l’unica città italiana ad avere un pessimo primato (19%) per la raccolta differenziata. Lo scarto tra il capoluogo campano e Roma, al 22%, è minino. Soglie ancora più basse sono raggiunte da Palermo, che si attesta intorno al 10%. A confermare questi dati è l’Associazione nazionale dei riciclatori della plastica (Assorimap) che sottolinea come in Italia la raccolta differenziata sia al di sotto della media europea. L’Italia si posiziona all’ottavo posto della classifica dei Paesi europei per quantità di tonnellate di plastica raccolta dalla differenziata.
A Roma poi c’è la questione Malagrotta, nell’occhio del ciclone della Commissione Europea che ha aperto, nei giorni scorsi, una procedura d’infrazione nei confronti della gestione della discarica.
La governatrice del Lazio, Renata Polverini, rassicura sostenendo che entro il 29 giugno la Regione chiarirà quali soluzioni alternative sono state individuate a Malagrotta, parole che risuonano come già sentite e poco rassicuranti per i cittadini che proseguono le mobilitazioni di protesta per dire il loro "No alla discarica" e per sollecitare la raccolta differenziata.
Intanto il 16 giugno la proposta del piano rifiuti della Giunta Polverini è stata oggetto di discussione tra le organizzazioni ambientaliste, i comitati dei cittadini e la commissione regionale. Ottenuto il via libera della commissione consiliare, il piano approderà nell’Aula della Pisana per il voto definitivo. Le maggiori perplessità sono arrivate dagli ambientalisti sullo “scenario di controllo”, che entrerà in azione qualora non fossero raggiunti gli obiettivi dell’asse principale del piano, tra cui il 65% di raccolta differenziata nel 2012.
Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, ha chiesto lo stralcio dello “scenario di controllo” – in altre parole il cosiddetto “piano B” – perché la Regione non dovrà – a suo parere – cercare di ottenere deroghe. Anche il “Forum Ambientalista” ha manifestato preoccupazione per la possibilità di derogare alle percentuali di legge sulla “differenziata”. “Il nodo irrisolto resta uno – ha sostenuto Sabina Ricotti del “Forum Ambientalista”– in questa Regione non si vuol far partire la raccolta differenziata in maniera seria”. A fine mattinata sulla richiesta di stralcio del cosiddetto “piano B”, i tecnici dell’assessorato hanno fatto sapere che non è possibile perché è previsto dalle norme di programmazione regionale.
Legambiente ha quindi domandato sul ‘dopo Malagrotta’ trasparenza e coinvolgimento di istituzioni, associazioni e cittadini, escludendo, pertanto, che si possano indicare i siti tra luglio e agosto, quando la gente è al mare. Partecipazione dei cittadini al processo decisionale reclamata anche da Ecoitaliasolidale, che ha chiesto di conoscere la data esatta di chiusura di Malagrotta e dall’”Assemblea cittadini Valle Galeria”. “Se poi l’obiettivo è quello del 65% di raccolta differenziata – ha osservato Parlati di Legambiente – non credo si possa cercare una nuova Malagrotta”. Alternative che “Codici”, contrariata per l’assenza dell’assessore Di Paolo all’audizione, ha lamentato di non aver trovato nel piano rifiuti.
All’audizione di oggi 20 giugno si è, invece, discusso del rischio di un nuovo commissariamento per i rifiuti nel Lazio, della previsione nel piano di un unico ambito territoriale ottimale (Ato) a livello regionale e dell’intesa tra Comune di Roma e Ministero della difesa sul poligono della Farnesiana ad Allumiere.
Intanto, tra il silenzio delle Istituzioni, mentre la Lega rifiuta la discussione sulla situazione del capoluogo campano, facendo saltare l’accordo per il decreto sui rifiuti, Roma si appresta a diventare sempre più come Napoli.
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