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E alla fine a Malagrotta sono arrivati i sigilli

Il Comitato Malagrotta a proposito del sequestro di Testa di Cane

E alla fine sono arrivati i sigilli per fermare l’arroganza della gestione della discarica di Malagrotta.

Erano mesi che il Comitato Malagrotta gridava contro i lavori che si stavano svolgendo a Testa di Cane. Lavori che chiunque poteva giudicare come finalizzati a diventare una nuova discarica anzi, il naturale prolungamento della discarica di Malagrotta ma molto più vicino all’abitato, alle nuove case costruite da poco tempo e per lo più, ovviamente, invendute.

Il 23 luglio scorso Sergio Apollonio e Maurizio Melandri, a nome del Comitato Malagrotta hanno presentato un esposto al NOE dei Carabinieri con tanto di documentazione fotografica.
Il Comitato Malagrotta ha poi inoltrato richiesta di chiarimenti a tutte le Istituzioni interessate: XVI Municipio, Comune di Roma, Regione Lazio ed anche al Prefetto, nominato Commissario per la chiusura di Malagrotta.

Le risposte sono state sempre tranquillizzanti; “no è tutto sotto controllo, è solo l’applicazione dell’Ordinanza 14/2005” rispondeva la Regione (Dott. Marotta). Il Prefetto durante un incontro interrompeva, infastidito, Sergio Apollonio che insisteva per avere garanzie su Testa di Cane, dicendo che aveva già assicurato e rassicurato sul fatto che lì sorgesse la nuova discarica. E poi Alemanno e la Polverini che, osannandosi, sbandieravano la chiusura di Malagrotta (non risolvendo quindi il problema dei rifiuti ma semplicemente trasferendolo a migliaia di altri nuovi sfortunati cittadini).

In realtà sarebbe stato sufficiente a chiunque alzarsi dalla sua bella “Poltrona” per constatare che in realtà i lavori a Testa di Cane proseguivano, e molto oltre i limiti della pur contestatissima Ordinanza 14. Non i 98 mila m2 indicati nell’Ordinanza, ma ben oltre 1 milione, come rilevato dai Carabinieri del NOE.

C’era stato ad agosto un sopralluogo congiunto delle Commissioni Ambiente e Sicurezza del XVI Municipio, cui però non era seguito alcun atto ufficiale da parte dello stesso Municipio.
Tutto va bene madama la Marchesa; minimizzare, sopire, “è ccosa e’ niente” come direbbe Eduardo De Filippo.

Non più tardi di 15 giorni fa durante la trasmissione Buongiorno Regione di Rai 3 alcuni sedicenti comitati, più organici a partiti politici che al territorio e ai cittadini, decantavano come Malagrotta sarebbe presto stata ricoperta di alberi e sarebbe stato risanato il territorio; e si, c’era un problema per delle collinette di sabbia potenzialmente pericolose, ma niente più e fine di un incubo.

E invece no! L’incubo continua a Testa di Cane, a Monti dell’Ortaccio, lo stesso “Ottavo Colle di Roma”, Malagrotta, dà segni di instabilità con fenomeni non spiegati, anzi neanche indagati, di possibili fuoriuscite di gas e percolato.

Cosa potrà succedere ancora? Cosa dovrà succedere ancora prima di capire che la gestione di Malagrotta va posta sotto un controllo istituzionale stretto, puntuale, giornaliero, in consultazione continua con la commissione europea? Quante altre volte dovremo dire “…noi l’avevamo detto”? A quali livelli di emergenza e di inquinamento delle falde acquifere si dovrà arrivare prima di capire che questa ottusa pratica di smaltire i rifiuti in discariche o negli inceneritori non risolve il problema, è fallimentare e anti-Europea?
Si’, perche’ l’Europa va avanti e la raccolta differenziata spinta, il riciclo e il compostaggio sostituiscono ormai progressivamente e dovunque le discariche e gli inceneritori. Per non parlare degli Stati Uniti e in particolare della California, dove San Francisco e tutta la bay area circostante (sei milioni di persone) hanno gia’ raggiunto un livello del 77 % di riciclo totale e puntano al 100 % di riciclo e compostaggio entro il 2020.
E’ quindi necessario e urgente cambiare in profondita’ e rendere sostenibile il sistema di gestione dei rifiuti anche a Roma e nel Lazio.

I sigilli posti a Testa di Cane possono essere l’occasione per un ripensamento delle politiche sui rifiuti

Comitato Malagrotta

 

 

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