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Greenpeace: mobilitazione nazionale per il clima in oltre 20 città

Le strisce con la scritta “No carbone – livello del mare al 2040” mostrano come aumenterebbe il livello dei mari se i delegati della Conferenza ONU non adotteranno misure concrete a difesa del clima

Roma, 6 dicembre 2008 – In occasione del “Global Day of Action 2008” , la giornata mondiale di mobilitazione sui cambiamenti climatici, gli attivisti di Greenpeace stanno marcando i posti più simbolici di oltre 20 città italiane con metri e metri di nastri segnaletici. Le strisce con la scritta “No carbone – livello del mare al 2040” mostrano appunto come aumenterebbe il livello dei mari al 2040 se i delegati riuniti a Poznan per la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici falliranno nell’adottare misure concrete a difesa del clima.

Secondo il rapporto dell’IPCC (1) diffuso nel 2007, superare un aumento di + 2°C della temperatura media terrestre comporterebbe la perdita della calotta polare nell’Artico, un innalzamento del livello dei mari al 2100 pari a oltre mezzo metro, la perdita del 20-30% delle specie viventi oggi conosciute, l’aumento incontrollato di malattie infettive. Milioni di persone soffriranno gli effetti di ondate di calore, alluvioni e desertificazione. Si stima che oltre 1 miliardo di persone nel mondo saranno colpite da unaridotta disponibilità idrica.

“Attualmente la temperatura media della Terra è già aumentata di circa un grado centigrado rispetto a 150 anni fa” afferma Silvia Polli, coordinatrice del gruppo locale di Greenpeace di Roma. “Se non fermeremo l’aumento delle emissioni di CO2 entro il 2015, il Pianeta rischia di superare il punto di non ritorno, con impatti stimati pari al 20% del PIL mondiale al 2100” (2).

Il carbone è la prima singola causa del riscaldamento globale, responsabile di oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2. Se gli attuali piani di sviluppo dell’utilizzo del carbone nel mondo venissero rispettati, le emissioni di gas serra da questo combustibile aumenteranno del 60% al 2030. La vera sfida per fronteggiare i cambiamenti climatici è quindi impedire l’apertura di nuove centrali a carbone.

“Eppure l’Italia sta boicottando gli accordi Europei sul clima proprio per fare spazio a nuovi inquinanti impianti a carbone” denuncia Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace in Italia. Sono diversi i progetti in fase di autorizzazione, oltre alla centrale di Civitavecchia, vicino Roma, già inaugurata (3).

“ll Ministero dell’Ambiente continua a non difendere l’ambiente ma alcuni interessi industriali particolari. Se questo è il suo ruolo, tanto vale chiuderlo” accusa Tedesco. “In questi ultimi giorni abbiamo assistito al paradossale tentativo del Ministro Prestigiacomo di bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Europa, un comportamento che ci lascia indignati e che umilia il ‘Paese del sole’ agli occhi dell’Europa e del mondo”.

NOTE:
(1) IPCC, “Fourth Assessment Report”, 2007 (www.ipcc.ch)
(2) Sir Nicholas Stern, “The Economics of Climate Change”, 2006 (www.hm-treasury.gov.uk/sternreview_index.htm)
(3) In attesa del parere della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente vi sono la centrale di Fiume Santo (Sassari) e Porto Tolle (Rovigo), nel bel mezzo del Parco naturale del Delta del Po. La centrale di Vado Ligure (Savona) ha invece già ottenuto parere positivo dal Ministero dell’Ambiente, contrariamente al volere della Regione Liguria.

CONTATTI:
Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima, 3400856944
Silvia Polli coordinatrice Gruppo Locale di Roma 3487215295
Vittoria Iacovella, addetta stampa, 3483988615
Massimo Guidi, foto e video, 3280646175

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