

Le osservazioni ed opposizioni del CdQ “L’Acquedotto Alessandrino” alla compensazione Monti della Caccia
Il Comitato di Quartiere “L’Acquedotto Alessandrino” ha inviato al VI Dipartimento e per conoscenza al IX Dipartimento, al sindaco Veltroni, al presidente del VII municipio e al sovrintendente dizona Stefano Nusco un documento contenente Osservazioni ed opposizioni sulla compensazione edificatoria del Comprensorio “Monti della Caccia” attraverso la rilocalizzazione delle volumetrie nelle aree di “Tor Tre Teste”.
Pubblichiamo qui di seguito il documento integrale.
Il Comitato di Quartiere “L’Acquedotto Alessandrino”, con sede in via Pietro Sanguinetti, 24, 00169 Roma, nato spontaneamente dall’adesione di oltre 3.000 cittadini del VII municipio, preso visione della delibera del Consiglio Comunale n. 318 del 13 dicembre 2005, concernente la compensazione edificatoria in oggetto, ritiene opportuno presentare le seguenti osservazioni ed opposizioni:
1) Il citato Comitato di Quartiere ritiene che la zona interessata a subire compensazioni sia di altrettanto interesse naturalistico, paesaggistico e culturale dei Monti della Caccia. Nelle aree di Tor Tre Teste si estende un Parco Archeologico attraversato dai resti dell’Acquedotto Romano ancora in ammirevole condizione. L’area in questione è, inoltre, ricca di animali: sono stati avvistati falchi, aironi cinerini, volpi. Per cui si ritiene insostenibile la realizzazione delle volumetrie edificatorie accordate in tale zona.
2) L’area oggetto dell’intervento è posta nel quartiere Alessandrino a ridosso dell’omonimo acquedotto Romano (Opera vincolata), del parco Alessandrino e delle zone già interessate da un piano particolareggiato n. 10F Torre Maura, che ha inteso tutelare le caratteristiche intrinseche ed estrinseche dei luoghi, proponendo piccoli insediamenti con indici di edificabilità molto contenuti, altezze limitate finalizzate a garantire l’integrazione dell’edificato con il parco e con la limitrofa area a destinazione agricola. Questa area nel precedente P.R.G. era destinata a zona N (parco) e M2 (70.000 mc edificabili in tipologia commerciale) la cui attuazione doveva avvenire attraverso una convenzione con l’amministrazione comunale. Convenzione mai attuata per diversi motivi:
a) per la scarsa vocazione commerciale della zona, successivamente interessata da insediamenti della grande e media distribuzione commerciale (vedi Ipercoop, Lidl, Gs, Coop, Bricofer, Tigre, Conad, Carrefur ecc.)
b) per una carenza endemica della viabilità, che avrebbe impedito l’afflusso ed il deflusso degli utenti; per la inesistente presenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
c) Tale situazione ha portato al trasferimento frequente della proprietà fino a quando, vista la sua inattuabilità, si è richiesta una riconversione della destinazione d’uso da commerciale a residenziale. Successivamente all’adozione del Nuovo P.R.G. (marzo 2003) la proprietà, sollecitata da nuove possibilità edificatorie, ha dichiarato la propria disponibilità ad accogliere sull’area le cubature provenienti dai diritti soppressi (mc 38.232) provenienti dall’ex comprensorio “Monti della Caccia” della soc. Efimar, attraverso lo “strumento della Compensazione edificatoria”, peraltro non regolato da legge nazionale.
3) Quattro grandi edifici di sei piani disposti a L agli angoli della zona interessata, più un quinto di otto piani occulterebbero la vista del panorama bellissimo dei Castelli Romani, dei Monti Prenestini e dei Monti Lucretili, che costituisce uno dei grandi pregi del parco, apprezzato non solo dagli abitanti dei quartieri Alessandrino e Tor Tre Teste, ma da tutti i cittadini che lo frequentano. Sembrerebbero progettati apposta per chiudere la vista del verde, dell’arte e della natura a tutti gli attuali abitanti. Inoltre, costruzioni di tale altezza male si armonizzano con il paesaggio e deturperebbero la bella vista degli archi dell’Acquedotto e del bel laghetto adiacente, dove vivono specie di piante e di uccelli di notevole pregio. La chiesa del III Millennio, di recente costruzione, e visitata da migliaia di turisti ogni settimana per il suo valore artistico, verrebbe a trovarsi racchiusa da ogni lato da enormi costruzioni. Il tutto costituirebbe una colata di cemento in mezzo al parco, data la contiguità con lo stesso e la vicinanza con i resti archeologici. Da una attenta analisi condotta da professionisti sulla convenzione edificatoria in questione, l’area interessata mal si presta a ricevere il trasferimento di altre volumetrie residenziali. È più adatta, a tal proposito, una tipologia di costruzioni molto più basse (due o tre piani al massimo) che possano accordarsi con il paesaggio e rispettare il verde pubblico e la zona archeologica.
4) Il parco verrebbe ridotto dalla prevista strada che dovrebbe collegare via di Tor Tre Teste con via delle Nespole, che probabilmente diventerà, nella parte più stretta, una camera a gas per i cittadini che abitano nelle case che la costeggiano. Nella parte più ampia, fiancheggiata da una pista di jogging, i corridori sarebbero costretti a respirare molto più smog di quanto ne respirino adesso. Sarebbe più opportuno, sia per risparmiare verde pubblico sia per non intasare Via delle Nespole, che la strada di accesso per le nuove abitazioni non vada ad allacciarsi con Via delle Nespole, ma sia di solo uso interno alle nuove costruzioni, partendo dall’attuale strada che porta al Casale, dalla quale potrebbe aprirsi anche una via di accesso al parco stesso.
5) Dal Parco di Tor Tre Teste, dove sorge, tra l’altro, un bel bosco di pini, si snoderà il “Sentiero della Pace”, un sentiero di trekking che nelle intenzioni dei promotori (VII Municipio e Provincia) mira alla costituzione di una grande area protetta, attraversando i Monti Prenestini e la Valle dell’Aniene, fino a Subiaco, per salvaguardate il patrimonio naturale, storico ed archeologico e creare una grande risorsa turistica per Roma e tutta la Provincia. Sarebbe impensabile e innaturale che il dipanarsi di un percorso finalizzato all’educazione della natura abbia inizio proprio in mezzo ad un paesaggio deturpato da una cementificazione di tali dimensioni.
6) Il centro commerciale previsto si colloca in una zona servita da altre strutture simili di medie e grandi dimensioni, come sopra ricordato. Per cui i cittadini ne ritengono assolutamente inopportuna la costruzione e di maggiore utilità l’inserimento nel programma di servizi sportivi e di utilizzo sociale, quali: piscina, campi da tennis, palestra, centro anziani, servizi per il parco (toilette, casa del parco, parcheggi per gli utenti del parco).
7) L’insediamento previsto provocherebbe un inevitabile danno ambientale, causando intasamenti stradali e conseguente inquinamento atmosferico ed acustico (si veda a proposito relazione tecnica allegata). Le strade esistenti sono inadeguate a ricevere un alto numero di abitanti, che andrebbero ad intasare ulteriormente una viabilità carente che si immette sugli assi principali (Casilina e Prenestina) in maniera caotica ed incapace di accogliere ulteriore traffico. La Via Tor Tre Teste è attualmente congestionata in molte ore della mattina e dal pomeriggio fino alla sera. Sicuramente la costruzione di un nuovo centro commerciale e l’insediamento di molti altri abitanti peggiorerà la situazione, nonostante il previsto allargamento. L’unico mezzo pubblico che percorre Via Tor Tre Teste transita solo in un senso, per mancanza di spazio sufficiente a contenere due vetture che si incrociano.
Il Comitato di quartiere “L’Acquedotto Alessandrino” ritiene che errori del passato, quando Roma non aveva un piano regolatore, si possano evitare e mantenere la bellezza delle borgate romane che hanno resistito alle speculazioni edilizie. Poiché Roma si è dotata di uno strumento urbanistico come il PRINT, che è finalizzato alla riqualificazione della periferia urbana sorta spontaneamente fuori dai piani regolatori, non si capisce come si potranno armonizzare con l’ambiente costruzioni enormi come quelle progettate nella zona interesse delle osservazioni qui esposte (denominata nel print ATO I 2).
Ritiene, inoltre, che queste modifiche siano nell’interesse di tutti i cittadini dei quartieri di Tor tre Teste, Alessandrino e Quarticciolo e che, venendo incontro a tali richieste, tutte le forze politiche che hanno approvato la contestata delibera, possano al contrario riconquistare il consenso della cittadinanza e fregiarsi di un progetto che potrebbe essere un fiore all’occhiello per l’amministrazione comunale e municipale.
Alla luce delle osservazioni suesposte, il Comitato di Quartiere ritiene indispensabile che il Comune, attraverso i suoi assessori e gli uffici tecnici competenti, vorrà rivedere quanto già deliberato per apportare le opportune modifiche che possano salvaguardare l’ambiente, l’arte, il paesaggio e la salute dei cittadini.
Comitato di Quartiere “L’Acquedotto Alessandrino”
La presidente
Anna Candelotti
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