Municipi:

I problemi di Casal Selce

Riceviamo e pubblichiamo una lettera giunta da Alessandro Ranieri, responsabile del "Movimento per Roma" per il XVIII Municipio, riguardo la situazione delle strade e della viabilità nella zona compresa tra via di Casal Selce e via Candiolo, a pochi giorni dall’incidente mortale costato la vita ad una giovane donna.

Come promesso, la mattina del 12 febbraio, alcuni esponenti del Movimento per Roma, anche abitanti in altri quartieri, a riprova del disinteresse e della rete di solidarietà messa in piedi dal Movimento, si sono recati a via di Casal Selce per iniziare la raccolta di firme per la petizione da inviare al Municipio XVIII per il riassetto del sistema viario della zona, creato tanto tempo fa e oramai inadeguato a sostenere il traffico e il transito di mezzi molto diversi da quelli che erano presenti in un passato ormai remoto, e per eliminare situazioni di pericolo e di disagio per i residenti della zona.
In particolare, come evidenziato nella pagina Facebook “Municipio 18 in Movimento per Roma", si chiedeva che, all’incrocio fra v. di Casal Selce e via Lazzati potesse essere realizzata una rotatoria con il duplice benefico effetto di ridurre il pericolo costituito dall’immissione di auto nella via e di fluidificare il traffico, insostenibile nelle ore di punta.
Si è chiesta, inoltre, la realizzazione di opere atte a rendere più consono e adeguato all’ormai intenso traffico il ponte sulla limitrofa via di Pantan Monastero, in prossimità del quale ora sono compresenti un restringimento della carreggiata, un dosso e una curva, che rendono pericoloso e disagevole il transito, oltretutto, rallentando oltremodo il traffico. Detto ponte dovrebbe essere allargato e eliminato o, comunque, ridotto il suddetto dosso e rivisto l’assetto della curva, in modo da aumentare visibilità e spazi di manovra, a beneficio sia della viabilità che della sicurezza.
La sera precedente, poi, a riprova della pericolosità e delle insidie dell’attuale, caotica e disordinata sistemazione della via, c’è stato un incidente mortale, che purtroppo, ha confermato quanto denunciato dal Movimento, e comprovato da post inseriti nella pagina Facebook.
Certo, quando si verificano incidenti gravi la colpa non è tutta della strada, magari in alcuni casi ci saranno disattenzioni degli automobilisti, ma con una strada poco sicura è più facile che accadano disgrazie, e così Antonella non c’è più, e ha lasciato una famiglia nel dolore.
Come sarebbe bello non essere stati le solite Cassandre, come un tempo chiamavano un altro gentiluomo, Ugo La Malfa, le cui previsioni si avveravano tutte, ma nessuno lo stava mai a sentire, che differenza con il triste, ripugnante spettacolo che siamo costretti a vedere ora.
Si deve, peraltro, dire che si è riscontrata una certa partecipazione, diversi esercizi hanno accettato di ospitare la locandina del movimento che invitava a firmare la petizione, e i fogli della petizione all’interno del locale, molto vivo è stato l’interesse delle persone, che hanno chiesto chiarimenti su quale fosse la proposta, qualcuno ha fatto delle ulteriori proposte, che potranno essere pure prese in considerazione, tipo dossi artificiali o autovelox segnalati per fare decelerare le automobili, e rendere sicuro il traffico pedonale, qualcun altro ha segnalato problemi di altre strade, che saranno successivamente prese in considerazione, qualcuno si è dimostrato diffidente, perché credeva che fossero i soliti partiti, ma no, non potevano essere i soliti partiti, quelli non perdono tempo a raccogliere firme per le cose concrete, che in altre cose sono occupati, tipo la conquista di qualche poltrona, o di qualche assessorato, o sistemare qualche parente, o far fare carriera a qualche cubista, ecc.

Con l’occasione alcuni cittadini, scambiando per marziani le persone che finalmente andavano a chiedere quali fossero i loro problemi, ne hanno segnalato di ulteriori, tipo tombini pericolosi, mai sistemati in due anni, e soltanto malamente transennati, situazioni di pericolo per i disabili, che in un posto simile sono costretti a stare tappati in casa (ma anche nel centro assediato dalle automobili non è diverso), ecc.

L’operazione si è rivelata anche un utile esercizio di democrazia, diceva un grandissimo autore che, purtroppo, ci ha lasciato, che la libertà non è stare sopra un albero, la libertà è partecipazione, e con la partecipazione, che richiede un grande sforzo non soltanto agli amministratori, ma anche alla comunità amministrata, la democrazia potrebbe fare il grandissimo salto che finora non si è visto, a dispetto di mille leggi sulla trasparenza, l’efficienza, ecc., e della ennesima cervellotica riforma della pubblica amministrazione, ancora una volta spacciata per epocale, e poi subito rimangiata, perché inattuabile, per essere formulata da persone che, alla faccia della cultura dell’efficienza tanto sbandierata e mai praticata, non hanno mai lavorato veramente, ma hanno passato una vita a caccia di poltrone, prebende, consulenze e incarichi assai remunerati, che la crisi per loro non vale.
Libertà significa uscire dalle nostre tane, dal nostro particulare e scendere tutti in piazza, sentire quali sono i problemi, le ansie e le angosce degli altri, darsi la mano, guardarsi tutti in faccia e venirsi incontro, intrecciare reti di solidarietà il cui risultato va al di là della chiusura del tombino pericoloso o attappare qualche buca, che comunque i Municipi sono carenti anche in quello, libertà e partecipazione significano anche il ritorno ad una politica con la p maiuscola, quella per cui il politico va ad occupare un posto per interessarsi dei problemi della collettività, e non per occuparsi meglio dei propri affari e di quelli della sua cricca.

Il risultato di questo esercizio è il recupero della dimensione umana, troppo spesso trascurata da ognuno di noi, tutti presi nei nostri pensieri, dai nostri problemi, senza capire che li possiamo risolvere tutti insieme, aiutandoci l’un l’altro, perché nihil humani nobis alienum esse debet, perché l’unione fa la forza.

L’ambizione smisurata del Movimento per Roma non è, quindi, certo la conquista di qualche poltrona, o di qualche assessorato, o di sistemare qualche parente, o far fare carriera a qualche cubista, ma di evitare che si estingua l’anelito di solidarietà e di condivisione che deve essere proprio di ogni essere umano, perché ognuno di noi, se dovesse definitivamente voltare le spalle al prossimo, sarebbe morto, avrebbe abdicato alla propria umanità, e nemmeno Cristo lo potrebbe resuscitare, ma per fortuna, la positiva risposta che si è riscontrata con l’iniziativa, cui ne seguiranno altre, lascia ben sperare.

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