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Inchiesta – Paura e degrado a Pietralata

Nonostante i lavori per i Mondiali di Nuoto del 2009, il quartiere soffre vecchi e nuovi problemi ancora irrisolti

Non si vivrà il delirio raccontato dal film di Terry Gilliam, ma a Pietralata esistono realtà, a volte spaventose, altre volte semplicemente assurde, ma che in ogni caso non trovano apparentemente prospettive di cambiamento. E’ il caso ad esempio dell’area alle spalle dell’Ospedale Pertini, dove è stato eretto nel 2009 uno dei poli natatori utile per i Mondiali di Nuoto e che da settembre di quest’anno finalmente è stato aperto al pubblico. L’area è stata fortemente trasformata in vista della competizione sportiva: nuove opere viarie, illuminazione stradale, marciapiedi e la piscina appunto: una struttura stupenda, moderna e carica di un valore sociale importantissimo, perché rappresenta un vero e proprio centro di aggregazione, finora mancato del tutto al quartiere.
E allora, tutto bene? Non proprio. Come avviene spesso in questi casi, i lavori, peraltro ancora non ultimati, non hanno tramutato in realtà le previsioni del Piano Regolatore e si sono già verificate le prime conseguenze di ciò, in termini di sicurezza e vivibilità dell’area.

Il parcheggio (già) degradato. Su via Seguenza, strada che collega via Monti Tiburtini con il polo natatorio, è stato realizzato un ampio parcheggio diviso in due sezioni, seguendo il disegno del Piano Regolatore Generale. L’opera in origine aveva un significato ben preciso e le sue dimensioni ne sono una prova: doveva fungere da parcheggio d’ingresso al limitrofo Ospedale Sandro Pertini, come risulta chiaramente sia dal PRG che dal Piano Particolareggiato di Pietralata, e le attività presenti nell’area prossima al confine dell’ospedale (uno sfascio, un deposito di pullman e una rivendita di materiali edili) dovevano essere espropriate. Durante le procedure, tuttavia, qualcosa non funzionò e delle tre attività ne fu dislocata solo una, il deposito di pullman. Il parcheggio fu quindi costruito, non più a ridosso dell’ospedale, ma fu arretrato, sottraendo parte di un’area destinata a verde pubblico. Il risultato di questa variazione è oggi sotto gli occhi di tutti: il parcheggio è decisamente sottoutilizzato, sporco e mal frequentato, non è utile né al Pertini, perché non è stato aperto l’ingresso all’ospedale, né all’utenza dell’I.T.I.S. Meucci, né tantomeno alla piscina, perché la struttura sportiva è dotata di un vasto parcheggio interno. A ciò si aggiunga che l’area verde sopravvissuta non è stata ancora attrezzata ed è rimasta incolta (non spetta ad ogni modo alla ditta appaltatrice delle opere viarie, ma eventualmente al Comune) e, cosa ancora più grave, lo sfasciacarrozze è ancora al suo posto, in palese violazione di tutti i provvedimenti statali, regionali e comunali che dispongono la delocalizzazione di queste attività dalla città, una situazione denunciata da anni dai comitati civici di Pietralata. La prima conseguenza del degrado e dell’abbandono dell’area si è già verificata quest’estate: un ragazzo romeno di 32 anni, che viveva in una baracca vicina all’area di sosta, è stato brutalmente ucciso con una bottiglia e un bastone, a seguito di un litigio nel parcheggio. Oltre al degrado, è arrivato a tempo di record anche lo spargimento di sangue.

L’incrocio killer. L’incrocio tra via Seguenza e via Monti Tiburtini, situato a 100 metri dall’ingresso dell’Ospedale Pertini, è una delle intersezioni viarie più pericolose di Pietralata, teatro troppo spesso di sinistri, anche gravi. La causa di ciò sta nel fatto che a chi proviene dalla piscina non è consentito svoltare a sinistra, in direzione Tiburtina, bensì solo a destra, verso il centro, costringendo chi deve uscire dalla città ad arrivare fino a via Lanciani, nel III Municipio per poter invertire la marcia. Spesso avviene, quindi, che molti veicoli compiano una rischiosissima manovra, percorrendo contromano un tratto di via Monti Tiburtini inserendosi nell’opposta corsia di marcia, pur di evitare il lungo percorso alternativo. Grazie alle pressioni del Comitato di quartiere Artini-D’Achiardi e alla disponibilità dell’Assessorato ai Lavori Pubblici, sembra che sia stato approvato dal Comune l’adeguamento del semaforo in questione e siano stati compiuti alcuni lavori preparatori. La situazione, tuttavia, è ad oggi rimasta inalterata.

Tanto cemento e sempre meno verde. Non riguarda solo Pietralata, ma è un leit motiv delle vicende capitoline. E riguarda anche Pietralata: avanzano solo cemento ed edilizia e arranca il verde pubblico. Il quartiere al centro del quale è sorto il polo natatorio, prima del 2009 era una zona quasi del tutto verde. L’area fu destinata dal Piano Regolatore a un grande parco pubblico, il Parco delle Cave di Pietralata, ma piano piano questo polmone verde a ridosso del centro della città si sta gradualmente e gravemente riducendo. Il parcheggio di via Seguenza, il polo natatorio e il quartiere che verrà costruito in base al “Piano casa Pietralata” (120 mila metri cubi di edilizia, 555 alloggi, progetto fortemente criticato dai comitati di zona) hanno rosicchiato (o rischiano di farlo) molte aree in partenza destinate a verde pubblico, e le aree sopravvissute sono comunque ancora incolte. Alcuni passi avanti sono stati fatti: grazie al dialogo tra cittadini, istituzioni e ditta appaltatrice, sono stati realizzati due ingressi al Parco delle Cave ed è stato ridotto il parcheggio previsto su via Artini, sempre all’interno dell’area verde. Ma la sistemazione del Parco delle Cave di Pietralata è ad oggi una realtà ben lontana. Inoltre, tutte le nuove strade costruite intorno alla piscina sono sprovviste delle alberature che erano state promesse prima dei lavori e inserite negli elaborati dell’appalto. La testimonianza più netta di quanto avvenuto è sicuramente via De Zigno, strada in origine a una corsia e che ora invece ne conta ben quattro, due per senso di marcia. La strada, del tutto sovradimensionata rispetto alle esigenze concrete, doveva essere un viale con un’alberatura centrale, ma non v’è traccia neanche di un cespuglio: un’unica desolante distesa di cemento.

L’illusione delle ciclabili. Una rete di piste ciclabili, che collegasse il Parco dell’Aniene, la nuova piscina, il Parco delle Cave e il futuro campus universitario: questa l’idea del Comitato Artini-D’Achiardi, attorno alla quale è stata costruita la proposta di creare su tutte le nuove opere viarie del quartiere una corsia ciclo-pedonale. Le nuove strade sono, già oggi, frequentate da un nutrito gruppo di corridori che si allenano percorrendole, grazie al poco traffico e alla tranquillità dell’area. La proposta fu approvata dalla ditta appaltatrice e dallo stesso Commissario straordinario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi ma, anche in questo caso, non sembra che l’idea sarà realmente presa in considerazione.

Senza raccolta differenziata. Niente verde pubblico e niente ciclabili, ma anche niente differenziata. Nonostante le reiterate richieste dei residenti, attualmente i cassonetti per la raccolta differenziata sono ubicati unicamente su via del Tufo, molto lontani quindi dai palazzi del quartiere, e chi abita a via Mesula, via Artini o via D’Achiardi deve perciò percorrere quasi un chilometro per poter conferire i rifiuti in modo corretto. Tutte le abitazioni dell’area, peraltro, sarebbero facilmente inseribili nell’ambito della raccolta “porta a porta”, in quanto tutti dotati di ampi spazi condominiali e di cortili. Senza voler guardare così in là, ci si potrebbe accontentare per il momento dei semplici cassonetti stradali, da collocare ad esempio all’inizio dell’ampia via De Zigno, per venire incontro alla buona volontà dei cittadini che tutti i giorni salgono in macchina con la propria immondizia. 

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