La Casa Famiglia L’Albero

Le riflessioni di diversi operatori nel periodo del coronavirus
Redazione - 30 Maggio 2020

“Casa Famiglia L’Albero – Roma” ecco le riflessioni di diversi operatori nel periodo del coronavirus: l’isolamento come cassa amplificatrice delle nostre emozioni:

“Oltre a finire nei libri di scuola come ‘Gli Eroi della Casa’, in futuro ci ricorderemo quanto abbiamo dato per scontato ogni singolo gesto: dalla passeggiata, a una giornata con gli amici, alla scuola, allo sport…”

Nessun incontro protetto con le famiglie. Da quando è scattata l’emergenza sanitaria per il contenimento dell’epidemia generata dal COVID-19, anche per la Casa Famiglia L’Albero (via Bobbio 1 Roma tel 06 6400 8451) si sono alzate le barriere con il mondo esterno. Essere adolescenti è già difficile in ogni circostanza, ma per i nostri ragazzi il sacrificio richiesto è doppio.

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Di colpo la loro vita è stata nuovamente sconvolta: per una seconda volta, dopo aver già vissuto il trauma dell’allontanamento familiare, si sono ritrovati a dover ricostruire una nuova quotidianità. Lo stress e la frustrazione del rimanere “imprigionati” proprio in una fase della vita incentrata sulle relazioni e sulle nuove esperienze non è semplice da gestire per nessun adolescente, ma intacca ancora più profondamente il benessere emotivo e l’equilibrio psicologico di minori già fragili per le loro storie di vita.

“Se devo essere sincero, se la quarantena l’avessi dovuta passare con la mia famiglia, avrei pure ringraziato questo maledetto virus per avermi regalato l’occasione di passare del tempo con i miei genitori (…) io penso che questa opportunità sia da cogliere al volo e trarne il lato positivo, consiglio a chiunque di sfruttare questa occasione passando il tempo con le persone a voi più care, perché essi non ci saranno per sempre”

La lontananza dagli affetti, l’assenza totale di contatti sociali e l’interruzione di tutte le attività sportive a cui molti si dedicano, spesso a livello agonistico, sta mettendo a dura prova i nostri ragazzi che durante la giornata vengono travolti da momenti di sconforto: “mi manca allenarmi, per me era uno sfogo”, o anche “mi manca tanto la mia cagnolina, quando non ci sono io piange”.

Ogni ragazzo porta nel cuore una ferita difficile da risanare e ciascuno esprime le proprie emozioni in maniera differente, ma in questa situazione dove noi tutti siamo più nudi, tutte le loro fragilità si rompono, tutto si amplifica, come in una grande cassa armonica. La tensione è spesso alta: c’è chi alterna momenti di rabbia a momenti di tristezza e chi invece si chiude in sé stesso non riuscendo in alcun modo a buttar fuori i propri stati d’animo.

“Tante persone pensano che quando un ragazzo sbrocca sia cattivo/a, ma i genitori o chi che sia non comprendono, oppure loro non riescono a farsi capire, perché adoperano una modalità di comportamento diverso da ciò che vorrebbero mostrare”

In questo momento così difficile la priorità della nostra equipe, che lavora instancabilmente con passione e dedizione, è quella di mantenere alto l’umore dei ragazzi dando sempre più importanza agli aspetti psico-educativi e alternando i momenti di studio, tramite la didattica a distanza, con le attività e i laboratori ludico-creativi, cercando di mantenere continuità nella discontinuità. In questa situazione noi educatori ci siamo dovuti reinventare nel nostro lavoro, organizzando ogni giorno laboratori e attività diverse per far trascorrere qualche momento di spensieratezza ai nostri ragazzi: cacce al tesoro, gare di cucina creativa, laboratori di pasta di sale, allenamento giornaliero, giochi senza frontiere, laboratori di pizza e pasta fatta in casa, pittura su tela e laboratori di riciclo, sono solo alcune delle attività in cui ogni giorno i ragazzi si destreggiano, distanziandosi così per qualche ora da playstation, serie tv e social.

Creare attività che tengano conto delle loro relazioni, delle loro simpatie, delle loro emozioni, con l’attenzione costante all’enorme materiale artistico che ci hanno consegnato in questo periodo e alla mole di significati psicologici che ci regalano con loro. Gestire il loro tempo senza innescare comportamenti a rischio non è affatto semplice. Cerchiamo di essere per loro dei pilastri solidi su cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, offrendo un luogo di protezione e sicurezza dove creare uno spazio relazionale che faccia riscoprire loro la bellezza autentica dei legami.

“Non vi nascondo che ci sono dei momenti in cui penso al peggio, ma poi trovo la forza di tirarmi su, sapendo che non sono solo ma ci sono tante persone che mi sono accanto e mi sostengono e quindi ho fiducia e penso che tutto tornerà alla normalità, e che tutto questo lo ricorderemo come un momento brutto che abbiamo superato tutti insieme”

In questo momento di caos e di difficoltà collettiva, anche per noi educatori non è sempre facile. Ognuno di noi, nella sua dimensione personale, si vede costretto ad affrontare ogni giorno la sua personale guerra contro le conseguenze dell’isolamento per fronteggiare il contagio da Coronavirus. Anche noi educatori, come tutto il resto della popolazione, non possiamo vedere la nostra famiglia, talvolta lontana, i nostri amici, i nostri compagni e non abbiamo alcun tipo di relazione sociale o sfogo personale al di fuori del lavoro, cosa che ci rende a nostra volta estremamente fragili.

Siamo spesso pervasi da paura, solitudine e tristezza per noi e per i nostri cari, e in molti casi il nostro lavoro è la nostra unica salvezza. Quelle con i ragazzi sono le uniche relazioni sociali e umane che anche noi possiamo avere in questo periodo di isolamento, e tutto ciò non fa che renderci ancora di più una vera e propria famiglia.

“Si sente continuamente parlare di famiglia in questo periodo…io posso dirti che non sono ancora mamma, eppure sto crescendo ogni giorno insieme ai nostri ragazzi; ditemi voi se questa non è famiglia.”

L’educatore vive il peso, la responsabilità, la paura, la felicità di “essere con ed essere per” che prevedono due piani differenti di vivere la relazione educativa e di aiuto con i ragazzi. Io sono Con te, cioè ti sono vicino, ti vivo, ti sento, ti affianco nelle tue esperienze. Sono Per te, che prevede una meta-comunicazione un essere attraverso la relazione spiegandola senza parole.

Se questo è vero in “tempi di pace”, l’emergenza Covid amplifica tutti gli aspetti emotivi correlati. Tra cui il senso di impotenza, quante volte l’educatore sperimenta questo sentimento durante la sua carriera, sentire l’impotenza di un ragazzo che non aderisce ai progetti educativi, sentirsi impotente difronte alla violenza di alcune storie traumatiche dei ragazzi, sentirsi impotenti di accettare che le cose a volte non vanno come vorremmo che andassero.

“mi sento responsabile di te ragazzo, mi sento responsabile di te educatore, vorrei proteggervi, vorrei avere il potere che non vi possa succedere nulla, ma in questo momento ci si sente impotenti. Vorrei cancellare dai tuoi occhi la tristezza e la noia, vorrei darti speranza e fiducia nel futuro, vorrei vivere il momento che spiccherai di nuovo il volo nella tua libertà e nelle tue responsabilità”

Ci tornano in mente forti le parole conclusive di due poesie: “ciascuno cresce solo se sognato” e “due strade divergevano in un bosco, e io, io presi la meno percorsa e quello ha fatto tutta la differenza”. Sicuramente la mole immensa di dati clinici che ci stanno arrivando dal rapporto con i ragazzi, ci porterà all’esigenza di capire cosa è accaduto, cosa cambierà in loro e cosa ci dovremmo aspettare per loro in futuro, dal punto di vista psico-fisico. Noi, di due cose siamo sicuri, che forti li sognammo in questo periodo e che tra mille difficoltà intraprendemmo sicuramente una strada non battuta, ma che farà sicuramente la differenza.

 

Corlianò G. – Foschi G. – Militano M. L. – Pontecorvi A. – Vasallucci S. – Villa A. (Casa Famiglia L’Albero – Roma)


Commenti

  Commenti: 1

  1. Pierluigi Spinelli


    Mi avete emozionato, complimenti, questo mi succede, quando vedo l’umanità messa al servizio del prossimo. Ancora complimenti.

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