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La prima donazione…non si scorda mai!

L'esperienza di un prete donatore "precettato" dal gruppo Avis San Tommaso d'Aquino. Prossima donazione il 10 giugno

 A volte gli amici ti fregano. Così è capitato che un buon parrocchiano, non contento di essersi sorbito la mia logorroica eloquenza durante una Messa, mi chiedesse poco dopo pure di scrivergli due righe. Accettai volentieri, anche perché la tematica era interessante: si trattava solo di un articoletto sulla mia esperienza da donatore. Mentre scrivo, avviso subito il lettore che non si tratta di qualcosa di straordinario, ma di estremamente semplice ed ordinario. Forse però la cosa non stona, perché è proprio in questa genuina semplicità che risiede la bellezza di un gesto come quello di donare il sangue. Va detto che tutto cominciò l’8 febbraio 2004; giovane pretino, da pochi mesi ero arrivato a Roma da Novara, mia città natale, per approfondire gli studi di teologia. Tra le tante differenze che passano tra la mia amata città, dove il sangue lo si dona spesso e “gratuitamente” alle zanzare (ma lo si recupera abbondantemente col vino che, come noto, fa buon sangue) e la città più bella del mondo (per un prete forse ancora di più!) ci fu quel giorno l’incontro con l’Avis Roma. Un incontro piuttosto diretto. Infatti lo stesso simpatico personaggio di cui sopra, vedendomi arrivare nella parrocchia di san Tommaso d’Aquino quella domenica al mattino di buon ora, non ci pensò su due volte e mi chiese se avessi fatto colazione. Alla risposta negativa (avevo preferito dormire qualche minuto in più…) seguì subito la proposta positiva: “Che aspetti, allora? Prova a donare!”. Visto che non mi sembrava né bello né sincero accampare inutili scuse, con una buona dose di titubanza ed un po’ di curiosità mi misi in fila e la cosa andò serenamente in porto. Due cose ricordo nitidamente di quella mattinata. In primo luogo una frase. Nell’aula ben allestita dai volontari della parrocchia e dall’équipe medica c’era una grande scritta, che recitava semplicemente: “Oggi si dona”. Ricordo quelle tre parole, oltre che per il fatto che sono solo tre, soprattutto perché l’idea mi piacque subito. Cosa di meglio si può fare nei locali di una parrocchia se non donare? Il “Capo” sarebbe stato contento, pensai. Anche perché Lui, di dono, se ne intendeva abbastanza. Fu proprio in una piccola stanzetta che una sera lo insegnò ai suoi, con quelle parole a cui seguirono i fatti e che il donatore di sangue potrebbe fare sue ogni volta: “Prendete, questo è il mio sangue, donato per voi”. Anche ora, dopo tre anni, mi piace ripensare a quelle parole ogni domenica della donazione in parrocchia (e non solo): è bello potersi svegliare la mattina e alla domanda – che faccio oggi? – poter rispondere, almeno ogni tanto, con quelle tre parole: “Oggi…si dona!”. Secondo ricordo: terminata la donazione, una succulenta colazione, preparata con ogni ben di Dio dal gruppo Avis parrocchiale, attendeva tutti quanti. Così la mattinata diventava l’occasione, oltre che per assaggiare un numero spropositato di dolciumi senza remore (le provette per le analisi erano già al loro posto), anche per godersi un bel momento d’incontro ed amicizia con tante persone (almeno una cinquantina ogni volta ormai partecipano alle donazioni). Ecco lo spirito che ho incontrato all’Avis: chi dona è contento, non può essere triste né abbacchiato. C’era quel giorno un sorriso sulle labbra di chi si era svegliato davvero presto per preparare tutto, sui volti dei medici che avrebbero potuto anche far altro di domenica, e pure sui visi di alcune persone in attesa da un po’ per fare del bene. Un’atmosfera simpatica non lascia indifferenti e invita a ritornare. Chiudo, e non potrebbe essere altrimenti, con una preghiera del celebre scrittore ed umorista Mark Twain: “Signore, fa’ che i cattivi diventino buoni, ma, ti prego, fa’ anche che i buoni diventino simpatici!”…e magari anche generosi, come i donatori del nostro bel gruppo san Tommaso d’Aquino!   don Filippo Ciampanelli [email protected] http://www.avissantommaso.altervista.org/

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