La storica Scuola Popolare di Musica di Testaccio: un patrimonio da tutelare

Patrizia Artemisio - 7 Maggio 2020

“Beh, vediamo di renderlo più facile. – spiega Julie Andrews –  DO se do qualcosa a te; RE  è il re che c’era un dì; MI è il mi per dire a me; FA la nota dopo il mi”, così finché ritorna al DO: semplice teorema per scalare la distanza e ritrovarsi nuovamente, tutti insieme appassionatamente.

Per questo, i musicisti della Scuola Popolare di Musica di Testaccio non hanno mai smesso di suonare e tutti i corsi ed i laboratori, così come la banda, arrivano direttamente nelle case degli allievi.

Il Presidente Roberto Nicoletti, insegnante di chitarra, racconta: “all’inizio non avevamo capito la dimensione di ciò che stava accadendo poi, preso atto della situazione, abbiamo chiuso. Ci siamo dovuti organizzare e vedere quello che serviva per rimanere in contatto con gli allievi, che nel nostro statuto sono proprio dei soci aggregati, e poi con gli insegnanti, e con chi lavora in segreteria e negli uffici”.

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Oltre alla didattica avete una banda?

“Non solo una! Abbiamo una banda che ha un suo statuto indipendente, è parallela all’attività della scuola ma partecipa autonomamente a bandi ed altre attività.
Poi abbiamo la Stradabanda che è una realtà interna molto attiva, è più da strada, è leggera e strutturata in modo più didattico”.

Questo periodo di distanziamento sociale ci ha avvicinato con i flashmob, qual è il ruolo della musica oggi?

“La musica c’è sempre, non si può escludere dal nostro quotidiano, adesso ancora di più. Ci siamo attaccati al web per vedere cosa succede fuori dalle nostre case. Oltre alle dovute comunicazioni abbiamo visto cosa si poteva produrre da casa.
A noi è mancato molto il concerto, la lezione, ma ci sono state molte produzioni, realizzate ognuno a casa sua e poi assemblate in uno schermo di computer.
Siamo stati insieme in una dimensione che era l’unica che potevamo trovare, è stata un’esperienza nuova ed un’impresa disperata di sentirci uniti”.

La scuola ancora non riapre, quali sono le vostre proposte per gli allievi?

“Abbiamo messo tutto online, soprattutto la lezione individuale. Abbiamo dovuto attrezzare gli insegnanti e poi vedere quali degli alunni potevano non solo aderire dal punto di vista della disponibilità ma anche dal punto di vista tecnologico perché bisognava parlarsi attraverso un sistema tecnico.
Quasi tutti i corsi individuali sono stati riattivati e poi abbiamo riadattato l’attività dei laboratori che era il nostro punto di forza”

Qual è la differenza tra laboratorio e lezione?

“Nella lezione individuale ci si rapporta singolarmente. Questo con il computer è riproducibile, ci si può ascoltare e correggere gli errori.
Per il gruppo non ci sono piattaforme adeguate per suonare insieme, c’è un ritardo nel suono trasmesso col segnale internet per cui magari la batteria ti sembra che stia fuori tempo e il bassista anche… Perciò bisogna produrre delle basi preregistrate e fare l’esecuzione usando questo supporto, rinunciando al gruppo dal vivo in cui ognuno col suo strumento produce l’accompagnamento per il brano musicale”.

L’insegnamento a distanza, è più semplice con i bambini o con gli adulti?

“Con i bambini è più complicato: c’è la tutela della privacy, che la famiglia deve accordare, naturalmente i genitori possono essere presenti in questi incontri.
Poi l’approccio del bambino alla lezione con l’uso del mezzo tecnico è più impegnativo e meno coinvolgente rispetto all’incontro normale.
Invece con gli adulti il fatto di non dover prendere la macchina per venire a scuola, muoversi nel traffico di Roma, stabilire l’orario con più tranquillità, ha portato, in molti casi, una maggiore concentrazione ed una maggiore qualità della lezione stessa”.

Quali riscontri effettivi avete avuto, siete in difficoltà?

“Abbiamo alunni che frequentano online la scuola con molto affetto e assiduità, alunni che stanno a scuola da più di 15 anni e sono affezionati alle nostre iniziative, questo zoccolo duro adesso ci da una base. Ovviamente abbiamo dovuto abbassare un po’ le quote per essere solidali con chi in questo momento ha problemi, difficoltà però che abbiamo tutti, diciamo quindi che tiriamo avanti.
Certo avremo problemi di bilancio, sebbene ci siano state manifestazioni di solidarietà, molti alunni hanno voluto continuare a pagare quello che pagavano prima, abbiamo ricevuto donazioni, una solidarietà che non cambia la situazione critica ma è un riconoscimento dell’importanza della scuola”.

Una scuola storica che appartiene al territorio..

“Si, la scuola nasce nel 1974 ed è una associazione vera, mi preme dirlo, perché io che sono il Presidente sono stato eletto. Non ho la proprietà della scuola, per statuto si può arrivare ad essere Presidente anche da alunno, basta essere eletto dall’Assemblea, che è composta da una cinquantina di elementi”.

In questo periodo abbiamo rinunciato alla libertà di uscire, a cosa non possiamo rinunciare?

“Non si può rinunciare ai rapporti umani. L’importante è che la paura non ci metta mai l’uno contro l’altro, dobbiamo ricostruire insieme.
Tanti hanno perso il lavoro o lo stanno perdendo ma la libertà l’abbiamo limitata per non creare problemi al prossimo”.

Come musicista, ritiene di poter disporre di uno strumento in più per sentirsi meno distante dagli altri ed affrontare meglio il lockdown?

“Sicuramente si. Spero però che il Governo si renda conto della necessità di prendersi cura del nostro settore.
Chi lavora con la musica, non consideriamo il cantante famoso o strutture che hanno qualcosa di più forte alle spalle, ma tutti noi che insegniamo, che ci dedichiamo ad attività più piccole, abbiamo bisogno di più tutele.  Molti di noi non hanno una copertura assicurativa adeguata, questo è sempre stato un lavoro un po’ inventato dal punto di vista della certezza di un futuro, manca la possibilità di avere dei contratti, anche se noi riusciamo a produrli per la nostra attività interna, mancano tutta una serie di garanzie che la nostra categoria non ha mai avuto.
Adesso dobbiamo mettere insieme tutte le risorse e la creatività possibile per ripartire, andare all’essenza di quello che ci occorre per vivere e per ricostruire”.

Se dovesse descrivere questo periodo con un brano musicale quale sceglierebbe?

“Penso ad un video che ho fatto con altri  insegnanti, si chiama ‘Nostalgia in Timesquare’ ed è un pezzo di Charles Mingus, noi lo abbiamo ribattezzato ‘Nostalgia in Testaccio’. Ma anche ‘La vita è bella’ riprodotta dalla nostra banda”.

Non resta che cercare la banda della scuola su Youtube. #iosuonoacasa è l’hashtag, e ti sembra di conoscerlo già. Con un click li senti suonare e ti ritrovi dentro certe parole che chissà come oggi credi tue: wait, before you close the curtain, there’s still another game to play and life is beautiful that way. Musica.

La scuola non può e non deve chiudere, sostienila!

IBAN IT07V0501803200000011149994 Banca Etica
Causale “Contributo liberale a sostegno dell’associazione”
Intestazione a Scuola Popolare di Musica di Testaccio


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