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La vicenda dell’antenna H3G di via Chiusdino arriva in tribunale

19 cittadini del Municipio XV, rinviati a giudizio per aver impedito l’installazione di un’antenna

Arriva in Tribunale la vicenda dell’antenna H3G di Via Chiusdino (zona Colli del Sole) per diciannove cittadini, la maggior parte anziani, residenti nel XV Municipio, che sono stati inviati a giudizio per aver impedito l’installazione di un’antenna. Lo rende noto Giuseppe Teodoro, Coordinatore dei Comitati romani contro l’Elettrosmog.

La vicenda risale a febbraio 2007 quando, i residenti di Colle del Sole preoccupati per la notizia che un loro vicino stava eseguendo lavori nel proprio giardino per l’installazione di un’antenna di telefonia mobile, alta 28 metri, organizzarono una manifestazione alla quale cui parteciparono diversi cittadini e consiglieri municipali di maggioranza e opposizione.

La vicenda non può non suscitare scalpore e indignazione per la piega giudiziaria che ha inaspettatamente assunto.

L’accusa nei confronti dei 19 identificati ed indagati è di violenza privata. Secondo quanto si legge nella notifica di rinvio a giudizio, infatti, i residenti “in concorso tra loro e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, attuato nel quadro di una manifestazione di protesta” impedirono “la costruzione e attivazione di un impianto ricetrasmittente al servizio di una rete di telefonia cellulare, ritenendo sussistente un pericolo per la salute pubblica”. Manifestazione attuata, secondo il magistrato, “nonostante l’infondatezza di tale timore, in quanto si trattava di attività autorizzata dalle autorità competenti”.

Insomma, se la compagnia 3 Italia aveva ricevuto il via libera, non c’era ragione di allarmarsi per i rischi da inquinamento elettromagnetico. “Una decisione surreale”, secondo il coordinatore dei comitati romani contro elettrosmog, Giuseppe Teodoro, che ha promesso di intervenire al processo per testimoniare sullo svolgimento dei fatti e dimostrare la fondatezza dei timori per la salute pubblica nei confronti dell’elettrosmog.

Successivamente, il Consiglio municipale trattò la questione, approvando all’unanimità una mozione, in cui auspicava la ricollocazione dell’impianto in un altra area ritenuta più compatibile. Grazie a quella dirompente iniziativa istituzionale fu avviato il confronto con le parti, che, dopo elaborata trattativa, condusse ad un accordo, per cui il gestore di rete mobile rinunciò a quel sito.

Ma quando sembrava che tutto si fosse concluso per il meglio arrivò la notizia degli strascichi giudiziari: il pubblico ministero, valutata la relazione sui fatti, ha ritenuto di contestare il reato di concorso in violenza privata, chiudendo l’indagine con la richiesta di rinvio a giudizio per i diciannove cittadini, che possono aver avuto la colpa di preoccuparsi per le possibili conseguenze sanitarie di una potente sorgente di inquinamento elettromagnetico nelle vicinanze della propria abitazione.

Domani 27 gennaio si svolgerà la prima udienza, tra lo sconcerto generale ma la cosa ancora più grave è che, il XV Municipio a cui è spettata una parte attiva e decisiva, sia nei fatti di quella giornata, sia nelle trattative per individuare una soluzione alternativa, risulta clamorosamente fuori dalla discussione.

Non sappiamo ad oggi se il Presidente Paris e la sua Giunta, romperanno il muro di silenzio, decidendo di schierare il Municipio a fianco delle ragioni avanzate dai cittadini.

Il Coordinamento dei Comitati romani contro l’Elettrosmog assicura la propria piena solidarietà e sostegno alle vittime di “Antenna Selvaggia” e, se occorre, farà la sua parte, intervenendo al processo, per testimoniare sullo svolgimento dei fatti e dimostrare la fondatezza dei timori per la salute pubblica nei confronti dell’elettrosmog."

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