L’Associazione Condividi offrirà servizi medici ai cittadini

In progetto la prenotazione di esami, il trasporti di malati, disbrigo pratiche, ed altro ancora
riceviamo e pubblichiamo - 9 Giugno 2008
Domenica 8 giugno al Parco degli Acquedotti di via Lemonia, nel X municipio, nello spazio rimasto a disposizione, dietro la pista di pattinaggio (spazio “sopravvissuto” al cannibalismo edile di un futuro ristorante e di un reale parco di divertimenti a pagamento), si è svolta una manifestazione con tanto di bancarelle che offrivano servizi di vario tipo .Presenti varie associazioni tra cui la Condividi, con sede in piazza dei Decemviri, che ha come progetto la formazione di un campo sanitario nel quartiere che potrà offrire ai cittadini i seguenti servizi: Prenotazione di esami medici, diagnostiche e visite specialistiche Trasporto dei malati con bus dell’associazione presso l’ospedale Fatebenefratelli (Isola Tiberina) Assistenza e disbrigo delle pratiche burocratiche nei vari ambulatori Ritorno in autobus presso il quartiere Ma un progetto particolarmente interessante dell’associazione Condividi, è l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri che lavorano nel nostro paese. È questo un modo civile e pratico per combattere quella perfida paura di perdere l’identità sociale legata ai propri usi e costumi: parliamo di xenofobia. Nell’antica Grecia lo straniero era colui che aveva difficoltà nel parlare la lingua achea: lo straniero dai greci veniva, appunto, chiamato “barbaros” (balbuziente). Lo straniero è, fin dall’antichità, la persona che non conosce la lingua, che non comprende e che non sa farsi comprendere, che tentenna nel comunicare. Il diverso non è solo chi ha la pelle di un altro colore o ha un altro dio, ma è, soprattutto, chi comunica in un altro modo. Il non poter comunicare, base fondamentale degli esseri viventi, è causa di paura e terrore. Gli antichi greci associavano il dio Dionisio alla divinità sconosciuta, divinità straniera, divinità che veniva da terre lontane, indesiderata, portatrice di epidemie. Infatti, secondo l’antropologo Detienne, il termine epidemia è da attribuire a vocaboli antichi che indicano presenze sconosciute, irrazionali, ignote. Termine, quindi, ben lontano dall’attribuzione medica che ha oggi. Le iniziative che portano alla riflessione, allargando i confini mentali e spirituali di qualsiasi popolazione indigena verso il diverso, dovrebbero solo essere accettate da tutti. Il cinese Luxun, famoso scrittore della Cina prerivoluzionaria, diceva che se vuoi affogare un cane accusalo di avere la rabbia. Sforziamoci quindi, di non cercare per forza dei capri espiatori, accusandoli di chissà quali diavolerie per giustificare una nostra intolleranza. Laddove ce n’è bisogno, cerchiamo di capire colui che commette un determinato crimine, dandogli la giusta punizione prevista dalla Legge. Non dimentichiamo mai che una società multirazziale, giusta e ben gestita, è un arricchimento per ciascun essere umano dotato di curiosità ed intelligenza. Mauro Tassani

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