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Lazio, risarcimento da 82 milioni di euro ad Angelucci. La Regione si difende: “conto ereditato dal passato”

Dopo la sentenza esecutiva del Consiglio di Stato sui ritardi per gli accreditamenti delle strutture San Raffaele (DCA 2011), l'amministrazione respinge gli attacchi dell'opposizione

L’ammanco è di quelli che fanno tremare i polsi a qualsiasi ragioniere generale e che rischiano di ipotecare i bilanci pubblici delle Politiche Sanitarie per gli anni a venire.

Eppure, dietro il saldo finale da circa 80 milioni di euro notificatosi sul tavolo della Regione Lazio non c’è una decisione politica o una concessione dell’amministrazione in carica, bensì un decreto esecutivo non impugnabile del Consiglio di Stato.

Un ordine tassativo della Giustizia amministrativa che obbliga l’Ente di via Cristoforo Colombo a saldare le cambiali scadute di una cattiva gestione burocratica nata oltre dieci anni fa.

Di fronte alle macerie contabili e al fuoco incrociato delle opposizioni, la Giunta regionale passa al contrattacco, ricostruendo passo dopo passo la genesi giudiziaria di un vero e proprio “buco erariale” ereditato dai precedenti esecutivi.

La trappola giudiziaria: 60,7 milioni di danni e 17 di interessi

I contorni del contenzioso risalgono al lontano 2011, con la sottoscrizione del decreto commissariale DCA n. 62/2011, un accordo quadro rimasto impigliato per più di due lustri nei meandri della burocrazia regionale tra ritardi, omissioni e fascicoli smarriti.

I giudici del supremo organo amministrativo hanno tracciato una linea netta, quantificando il conto da pagare sulla base di una Perizia Tecnica d’Ufficio (CTU):

La sentenza di condanna (n. 11323/2023): Accertato in via definitiva l’inadempimento della Regione Lazio per non aver rispettato le scadenze e gli obblighi presi nel 2011.

Il saldo esecutivo (sentenza n. 5822/2026): Quantificato il danno complessivo in 60,7 milioni di euro a titolo di danno emergente e lucro cessante, a cui si aggiungono 16,9 milioni di euro per rivalutazione monetaria e interessi di mora accumulati negli anni.

Il no alla riduzione: La Regione ha provato a resistere in aula proponendo un controliquidazione al ribasso di soli 3,07 milioni di euro, ma i giudici hanno tirato dritto stabilendo che la debenza del debito fosse ormai coperta da giudicato blindato.

L’effetto domino dei ritardi: bloccati per anni i centri di Cassino, Pisana e Flaminia

A far lievitare l’assegno di risarcimento staccato a favore dei gruppi privati della sanità sono stati ritardi record superiori ai 365 giorni nel completamento delle pratiche di accreditamento istituzionale.

Una paralisi che per un decennio ha sbarrato le porte al funzionamento a regime di strutture strategiche della rete regionale come quelle di Cassino, l’IRCCS Pisana, il San Raffaele Flaminia e la struttura UDGEE, congelando prestazioni ed entrate e creando il presupposto per il gigantesco “lucro cessante” poi preteso in tribunale dai gestori.

«La nostra Giunta non ha generato un solo giorno di quei ritardi ed eredita oggi le conseguenze esecutive di scelte altrui. Non siamo noi ad aver deciso la cifra: è la Magistratura che ci impone di pagare il conto di una gestione del passato drammaticamente inefficiente», sottolinea la nota di via Cristoforo Colombo.

La ritorsione di via Cristoforo Colombo: esposto alla Procura Contabile e caccia ai beni

Mentre gli uffici finanziari cercano le coperture per adempiere al precetto ed evitare il commissariamento ad actam, la Regione ha dato mandato all’Avvocatura interna per far scattare le contromisure e rivalersi sui singoli burocrati ed esponenti politici che hanno firmato gli omessi atti:

Esposto alla Corte dei Conti: Presentato un dettagliato resoconto alla Procura Regionale della Magistratura contabile per accertare l’esistenza di precise responsabilità per danno erariale da mala gestio.

Sequestro conservativo: L’Ente attiverà parallele azioni legali per richiedere il sequestro conservativo dei beni patrimoniali a carico di chi, con la propria condotta omissiva, ha provocato la stangata milionaria alle casse pubbliche.

Calcolo rigoroso degli interessi: Ogni ulteriore euro da erogare a titolo di mora verrà verificato al centesimo con il supporto dei legali regionali prima della liquidazione finale.

Dalla Pisana arriva infine una nota di condanna per le “strumentalizzazioni demagogiche” dell’opposizione, invitata a non ribaltare sulle attuali istituzioni le colpe di una contabilità sfuggita al controllo oltre un decennio fa.

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