

C'è un giardiniere ogni 10 ettari di verde pubblico
Riportiamo qui di seguito un articolo di Claudio Marincola ed un’intervista dello stesso giornalista all’assessore all’Ambiente del Comune di Roma Fabio De Lillo, apparsi su Il Messaggero del 17 luglio 2008
ROMA (17 luglio) – Un giardiniere ogni dieci ettari di verde pubblico. Un parco auto da rottamare, 346 veicoli che hanno in media vent’anni e producono – proprio loro, i mezzi dell’assessorato all’Ambiente – «un alto grado di inquinamento atmosferico». Otto cestelli elevatori per potare gli alberi del comune più verde d’Europa e 22 (leggasi ventidue) vecchie autobotti per innaffiare 37 mila ettari. Che sarebbero poche, pochissime, ma non sono neanche disponibili visto che proprio d’estate, quando più ce ne sarebbe bisogno, la Protezione civile queste autobotti le vuole a disposizione per spegnere gli incendi.
Così sta messo l’Ufficio giardini. Cioè male. Malissimo. Un’armata Brancaleone allo sbando. Un esercito decimato e pieno d’acciacchi al posto di quello che un tempo eraa considerato un fiore all’occhiello. Oggi al posto del fiore restano le erbacce che stanno per infestare anche la storica sede della Scuola di giardinaggio a Porta San Sebastiano.
È un quadro appassito, di inesorabile decadenza quello dipinto ieri dai funzionari del X Dipartimento ascoltati per fare il punto della situazione dalla Commissione politiche ambientali e agricole.
Dei 1300 dipendenti in organico nel 1995 ne sono rimasti 700. Ma di questi solo 400 sono operativi, ovvero abili e qualificati per innaffiare un’aiuola o tagliare un ramo. Gli altri o non sono idonei o svolgono comunque funzioni che non hanno nulla a che vedere con le arti floreali.
Diminuiscono gli addetti e, tanto per non farci mancare l’ennesima incongruenza, aumenta il verde. Le due cose, ovviamente, vanno di pari passo. Dai 3373 ettari del 2001 siamo arrivati ai circa 37 milioni di metri quadri del 2007.
Ogni anno Roma può contare su 50 ettari di verde pubblico in più. Che vorrebbe dire ossigeno, aria, vento, terra, alberi, foglie, fiori, panchine, giochi. Si calcola però che circa un terzo, 8 milioni di metri quadri di verde, sono scoperti. Nessuno in grado di accudirlo, zero risorse per attrezzarlo.
Esempio pratico. Un parigino per la cura del verde paga ogni anno 58 euro. Noi ne paghiamo 15. Parigi può contare su un giardiniere ogni ettaro, noi uno ogni 10. Dove noi riusciamo a stento a far crescere un albero e a proteggerlo dai vandali, gli altri fanno fiorire un boquet. Persino il pino – hanno spiegato i funzionari nell’audizione di ieri – rischia di non essere più l’albero-icona di Roma. Resterà ma solo nelle zone monumentali, perché «le radici che spuntano dall’asfalto fanno cadere i motociclisti».
Ed ecco che si tagliano le radici. L’albero perde staticità. E pazienza se un giorno si abbatterà al suolo per far posto a quercie, tigli, gelsi, olmi, frassini, alberi amici delle due ruote.
Athos De Luca, vice presidente della Commissione ambiente, ha un nome da moschettiere. Ma sopratuttto sembra aver preso molto a cuore la questione. Nel preannunciare una mozione da presentare nell’Aulia Giulio Cesare, spiega: «Noi del partito democratico ne faremo una battaglia. Per Roma il connubio tra verde, paesaggio e beni architettonici è tutto. Ci batteremo – continua Athos De Luca – perché nel nuovo bilancio vi siano risorse adeguate».
Oggi la manutenzione del verde è per il 65% affidata al comune, per il 18% alle cooperative, 10% alla Multiservizi e 5% concessioni gratuite. L’idea è allargare questa fascia proponendo ad enti ed associazioni una sorta di autogestione. L’importante è non ispirarsi al vecchio progetto dei Punti verdi. Sulla carta tutto bellissimo: giardini, piscine, palestre, centri benessere, aree per animali. Ne furono presentati 75. Dodici anni dopo quelli realizzati sono soltanto 14.
De Lillo: «Le aree verdi siano affidate ad associazioni di cittadini e condomini»
ROMA (17 luglio) – «Il verde, soprattutto quello pertinenziale, va affidato a chi lo utilizza: in futuro cercheremo di affidarne la cura sempre più ad associazioni, condomini e consorzi. Perché manutenzione del verde vuol dire anche più sicurezza».
È la filosofia di Fabio De Lillo, assessore all’Ambiente. Allargare la gestione e puntare sulle risorse interne. Il capo dipartimento sarà Paolo Togni, già capo di Gabinetto del ministro Matteoli. «Da 31 dipendenti esterni siamo passati a 12 – continua De Lillo – era uno dei nostri obiettivi e lo abbiamo raggiunto, valorizzare il nostro personale».
Il disfacimento dell’Ufficio giardini è duro da accettare se si pensa che Roma è la città delle ville storiche, quelle raccontate da Goethe e Stendhal. L’incantesimo dei luoghi magici che si trasforma in un maleficio. Sui muri della storica Scuola di giardinaggio, nel Parco di San Sebastiano, sono spuntate le erbacce. Nacque nel 1926 per formare giardinieri professionisti e inizialmente trovò la sua collocazione nel Semenzaio di San Sisto. Negli anni Settanta era considerata un centro di riconosciuta eccellenza nel settore. Sfornava alte professionalità, personale ricercatissimo sul mercato. Si studiava boanica, agronomia, tecniche di coltivazioni, malattie e cura delle piante, innesti, potature, ecc.
Ora ospita tutti coloro che si prenotano in tempo utile e rientrano nella disponibilità dei posti per corsi gratuiti che iniziano a novembre e si concludono a maggio. «Vorremmo riattivarla – è il sogno dell’assessore De Lillo – : nei prossimi mesi lavoreremo per realizzarlo».
C.Mar.
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