

Individuate le aree strategiche per i nuovi "pieni" veloci. Da 5 a 30 colonnine per ogni sito, posizionate vicino a nodi di scambio e arterie principali
Dopo oltre due anni di carte, sopralluoghi e simulazioni tecniche, la mappa è pronta. Roma accende il futuro della mobilità elettrica e lo fa cambiando radicalmente approccio: basta colonnine isolate sotto casa, il modello ora sono le “isole” della ricarica ultra-rapida, veri e propri hub pensati per reggere l’urto di un traffico sempre più elettrico.
Il lavoro, coordinato da Roma Servizi per la Mobilità insieme al Dipartimento capitolino, ai Municipi e ad Areti, si chiude con un risultato che segna un passaggio politico e urbanistico netto: 42 aree individuate in tutta la città, selezionate una per una per diventare i nuovi punti nevralgici della ricarica fast e ultra-fast.
La scelta non è stata né semplice né inclusiva. Roma Capitale ha fissato tre paletti non negoziabili. Primo: accessibilità diretta dalla grande viabilità, perché le isole devono intercettare flussi, non crearli.
Secondo: integrazione con il trasporto pubblico, quindi prossimità a metro e ferrovie, i classici park di scambio. Terzo, decisivo: la potenza elettrica. Senza alta tensione disponibile, niente isola.
Un criterio che ha funzionato come una selezione naturale: decine di siti sono rimasti fuori.

Il risultato è una rete capillare che attraversa l’intera Capitale. A nord e nel quadrante centrale spuntano le prime isole in via dei Campi Sportivi, su via Nomentana all’Eni Station, sulla Salaria alla Motorizzazione, a Tor di Quinto con due hub distinti e al Nuovo Salario.
A est il piano intercetta quartieri popolosi e snodi strategici: via Prenestina al GB Valente, Tor Bella Monaca su viale Donato Cambellotti, Largo Irpinia e Casal de’ Pazzi, dove sono previsti addirittura quattro punti nell’area del mercato.
Il sud diventa uno dei fulcri del progetto: Appia Nuova, Cinecittà su viale Togliatti, Ostiense al ponte Spizzichino e soprattutto la Cristoforo Colombo, dove si concentrano più hub — dallo Sheraton al Park Atlantico, da Cavaceppi all’Hub Colombo. Sull’Ardeatina le isole sorgeranno al Divino Amore e in zona Millevoi.
A ovest e verso il litorale, la rete si estende a Ostia (Lido Nord e Lungomare Vespucci), Parco de’ Medici, Aurelia all’Isola della Giovanna, Pisana Villoresi, Boccea Nebbiolo e Pineta Sacchetti, all’altezza del Gemelli 84.
Non tutto è chiuso. Sei aree restano in sospeso, tra cui Tiburtina Park e il Tecnopolo, ancora sotto la lente per verifiche urbanistiche e tecniche.
Ma il dato più netto è un altro: 48 siti inizialmente ipotizzati sono stati bocciati. Troppa poca potenza elettrica, interferenze con il traffico, criticità irrisolvibili. Il piano, insomma, ha fatto pulizia.
La mappa delle isole non è un esercizio teorico. È un tassello chiave del Piano Capitolino della Mobilità Elettrica, pensato per reggere l’impatto del Giubileo 2025 e guardare al 2030. Areti dovrà potenziare la rete, Roma dovrà reggere una domanda energetica in crescita e i romani dovranno abituarsi a un nuovo modo di “fare il pieno”.
La transizione elettrica, almeno sulla carta, ha finalmente una geografia. Ora inizia la fase più delicata: trasformare i punti sulla mappa in infrastrutture reali, funzionanti, visibili. Perché a Roma, più dei piani, contano i cantieri.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.