Nel V municipio continua la cancellazione degli spazi sociali e culturali

Con interpretazioni forzate dei regolamenti si continuano a chiudere spazi di aggregazione, aumentando i rischi di danneggiamento delle strutture
Sergio Scalia - 8 Marzo 2020

Dal 1° marzo 2020 sono stati costretti a chiudere le attività il Centro Interculturale Eufemia, in via Giussano 58, al Pigneto e il Centro Interculturale di via Collatina 286, a Tor Sapienza. I due centri svolgevano attività destinate ai minori e rappresentavano un punto di riferimento per numerose famiglie. Purtroppo, le Cooperative Ruota Libera e Hermes hanno ricevuto l’intimazione a riconsegnare i locali in attesa del completamento del bando di assegnazione. In realtà il bando è scaduto 11 mesi fa, ma non si riesce a far riunire la commissione di gara per l’apertura delle buste e l’assegnazione dei locali.

Anche in questo caso il malfunzionamento degli uffici viene fatto pagare agli operatori sociali ed alle famiglie, senza che il Presidente e la Giunta del V Municipio riescano a svolgere interamente il ruolo di indirizzo e di controllo sugli uffici previsto dal Testo Unico Enti Locali (TUEL).

La chiusura dei due centri interculturali rappresenta purtroppo soltanto l’ultimo episodio di una progressiva desertificazione degli spazi sociali e culturali attuata in questi ultimi anni nel V Municipio. Basta ricordare infatti numerosi spazi sociali costretti alla chiusura o su cui incombe un’intimazione di riconsegna delle chiavi e cioè:

· Piscina Quarticciolo Azzurra, chiusa dal 2016 ed ancora in attesa del bando, mentre l’interruzione delle attività e l’abbandono hanno causato danni superiori ai 500.000 €, con il rischio di non poterla più aprire;

· Casa delle Associazioni Lucio Conte a La Rustica, devastata dopo l’uscita delle associazioni;

· Spazio coworking “l’Alveare” in via Fontechiari nel quale le madri potevano formarsi e ricollocarsi professionalmente, avendo accanto a sé i propri figli. Un caso unico a Roma, diventato presto un modello;

· Centro Sei a Villa Gordiani che seguiva ragazzi e spazi per il dopo scuola;

· Comitato di Quartiere di Villa Gordiani;

· Associazione Lega Ambiente a Villa Gordiani;

· Casetta via degli Angeli, utilizzata da un’associazione per ragazzi disabili, struttura ora abbandonata e a rischio occupazione;

· Ludoteca in Piazza dei Mirti;

· Centro disabili “Avventure” in via delle Acacie;

·  Centro bocciofilo di viale Partenope, chiuso da due anni in attesa di lavori non ancora iniziati;

· Casale Garibaldi, con richiesta di riconsegna dei locali per lavori senza conoscere tempi e modalità di riutilizzo degli spazi;

· Casale Falchetti con richiesta di riconsegna dei locali;

· Spazio Associazione Città Alessandrina in Piazza dell’Acquedotto Alessandrino con richiesta di riconsegna dei locali;

· Blocco delle attività dei Centri Culturali Municipali di via Morandi, via Lepetit e Tor Sapienza in attesa di effettuare lavori di adeguamento.

 

Spesso le strutture lasciate vuote per lungo tempo sono soggette a danneggiamenti e degrado, mentre potrebbero essere mantenute in custodia da chi vi opera, in attesa del completamento delle procedure di bando, che in alcuni casi non sono neanche iniziate.

Se a questi casi si aggiunge la demolizione del Campo di calcio di Villa Gordiani, il Presidente del V Municipio Boccuzzi può vantare il risultato di aver ridotto o eliminato le attività di oltre 15 spazi di aggregazione sociale molto importanti in un Municipio di periferia, nonostante nel 2016, in campagna elettorale, promuovesse con suoi volantini una moratoria e il riconoscimento dell’autogestione per gli spazi sociali. Anche nel Programma della maggioranza 5 Stelle approvato con Deliberazione n. 16 del 19 luglio 2016 si conferma che “In merito alle associazioni e ai circoli che già da tempo occupano abusivamente immobili di proprietà comunale, si valuterà caso per caso in maniera trasparente l’impatto della loro attività all’interno del tessuto sociale di appartenenza. Coloro che nel contempo abbiano apportato continuativamente dei benefici alla municipalità e contribuito allo sviluppo del territorio, saranno oggetto, da parte di commissioni tecniche e dietro regolamento apposito, di condono o quantomeno processo guidato di legalizzazione.”

 

Negli ultimi anni gli sgomberi degli spazi sociali sono stati giustificati con interpretazioni forzate della deliberazione 140 del 30 aprile 2015 con cui la Giunta Marino dettava delle linee guida per il riordino del patrimonio comunale, partendo dallo scandalo di affittopoli, che vedeva molte attività commerciali pagare affitti risibili nei locali comunali e che assegnava un ordine di priorità, mettendo all’ultimo posto il riordino degli spazi utilizzati per fini sociali. Il Commissario Tronca e alcune note della Corte dei Conti spinsero molti funzionari comunali ad accelerare le procedure per il rilascio di tutti i locali. Davanti ai ricorsi di molte associazioni, la stessa Corte dei Conti con la sentenza n. 77/2017 ha chiarito che i locali destinati ad uso sociale non possono essere utilizzati a fini commerciali, ma affittati con gli oneri ridotti previsti nel Regolamento comunale sulle concessioni n. 5625/1983 e quindi non sussiste la responsabilità contabile per i dirigenti, pur in mancanza di rinnovo degli affidamenti.

Anche il Consiglio comunale, con Deliberazione n. 19 del 22 febbraio 2017, ha dato indicazione agli uffici di procedere con il recupero di locali non utilizzati per fini sociali, sospendendo gli sgomberi delle Associazioni con contratti in attesa di rinnovo, sino all’approvazione del nuovo Regolamento comunale sulle assegnazioni.

Il nuovo Regolamento è in discussione in questi giorni per un parere dei Municipi, anche se le Associazioni propongono alla Giunta e alle forze politiche alcune modifiche per evitare l’uso privatistico delle strutture e per non disperdere il lavoro e l’impegno fatto da molti operatori in questi anni.

Per quanto detto sopra, non si capisce quindi perché il Presidente e la maggioranza del V Municipio continuino a favorire questa progressiva desertificazione degli spazi sociali sul territorio, nonostante Sentenze e Deliberazioni comunali consentano la prosecuzione della custodia e delle attività fino al completamento delle procedure di bando o di approvazione del nuovo Regolamento.

 

Sergio Scalia


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