Categorie: Sport

Parkour: guardare il mondo con occhi diversi!

Si è concluso il IV raduno nazionale, con evoluzioni mozzafiato tra le strutture dell'Università Tor Vergata

Creatività, aggregazione, fantasia e determinazione.
Queste sono le parole chiave della disciplina del Parkour e del suo IV raduno nazionale, organizzato dall’Associazione Italiana Parkour.it e l’ASD Polisportiva Tor Vergata e promosso dalla Provincia di Roma, dal Comune di Roma e dall’VIII e X Municipio, che si è svolto sabato 12 e domenica 13 luglio tra le strutture dell’Università Tor Vergata.

Nato più come un gioco, alla fine degli anni ’80, dalla mente e dal corpo di David Belle, francese di Lisse (un sobborgo di Parigi), si è poi sviluppato in tutto il mondo conquistando migliaia di giovani che, al di là delle performance fisiche, trovano in esso una vera e propria filosofia di vita.

Il Parkour, infatti, è quella disciplina che permette al “traceur” (letteralmente “creatore di percorsi”, il praticante del Parkour) di raggiungere padronanza della sua mente e del suo corpo in modo da superare ogni ostacolo che gli si frappone nel percorso scelto, nella maniera più naturale e fluida possibile: proprio come se non ci fosse. Il Parkour, infatti, non è propriamente uno sport – data l’assenza di competitività –, bensì una attività che tende a mettere in proporzione se stessi e il mondo: proporzione che è il traceur stesso a determinare, attraverso una profonda analisi dei propri limiti e possibilità.

Nella prima parte del raduno, inaugurata nel pomeriggio di sabato 12, i traceurs hanno affrontato il percorso preparatorio e le tecniche base – salto, atterraggio, tecniche di caduta, equilibrio, volteggio e arrampicata –, per poi cimentarsi in una serie di percorsi preliminari.

Nella giornata di domenica 13 i gruppi hanno invece affrontato una ragnatela di percorsi tra le facoltà di Economia, Lettere, Medicina e Scienze, e per alcuni di loro si sono accese le luci della ribalta: i migliori traceurs, infatti, sono stati selezionati per esibirsi nello spettacolo serale insieme ai professionisti, ospiti d’onore del raduno, Sebastien Foucan, Daniel Ilabaca e Oleg Vorslav. Con spettacolari performance, infatti, i tre protagonisti (insieme ad altri traceurs italiani), hanno chiuso la serata del 13 luglio nella soddisfazione di organizzatori e pubblico, che hanno avuto modo di constatare, attraverso le evoluzioni dei “grandi”, quanto un corpo umano può dare.

«Le persone non conoscono i propri limiti», spiega Fabio Saraceni, uno dei primi e più apprezzati traceur d’Italia che ieri si è esibito a Tor Vergata. «I limiti che pensiamo di conoscere sono quelli che immaginiamo, ma con il Parkour ci si rende conto che sono molto più in là. Grazie all’allenamento fisico (e mentale) si arrivano a scoprire possibilità del nostro corpo che non sapevamo di avere».
Un video con le evoluzioni di Fabio Saraceni, molte a Tor Bella Monaca

Il Parkour, infatti, non è una disciplina limitata alla dimensione atletica: è una vera e propria filosofia di vita. Rendersi conto di sé, delle proprie possibilità esplorative interne (cioè del proprio corpo) ed esterne (cioè di ciò che abbiamo intorno: del mondo), dei propri limiti e delle proprie paure, miscelando il tutto in funzione del superamento delle barriere naturali o artificiali, significa in qualche modo superare la propria condizione di “utente” passivo dello spazio pubblico. Spazi il più delle volte angusti e scomodi, quando non addirittura faticosi e disagevoli (pensiamo ad un buio e maleodorante sottopassaggio, o ad un camminamento a zig-zag intorno ad una struttura in cemento). Spazi, per di più, dall’aspetto triste, sinistro o inquietante: in cemento rovinato, alluminio graffiato, ferro arrugginito. «Attraverso il Parkour – continua Saraceni – ci rendiamo conto di quante alternative esistono, quante sfumature, quante “nuove vie”, che vanno oltre a ciò che abbiamo di fronte».

Il Parkour diventa allora un’uscita di emergenza dall’ordinario, un’eccitante superamento della passività, una riconquista del mondo e della propria indipendenza. L’obiettivo è quello di superare le paure, gli ostacoli e le imposizioni, calcolando con estrema attenzione possibilità e rischi. Il Parkour è un modo di vivere che punta alla riconquista, prima di tutto, di sé stessi.

«Tempo fa – racconta ancora il traceur romano – ho riflettuto sul fatto che la città con la più alta densità di falchi pellegrini è New York. Questi animali, che immaginiamo vivere in luoghi montagnosi remoti, si sono adattati perfettamente ai grattacieli della metropoli americana, e questo è un fatto eccezionale perché dimostra come la natura riesca comunque ad adattarsi, superando anche le barriere artificiali più imponenti. Questo è l’obiettivo del Parkour: una riscoperta della propria dimensione di “uomo-animale” all’interno del panorama contemporaneo». E’ per questo che, assicurano i traceurs, chi pratica il Parkour vede la realtà con occhi diversi.

Quindi se domattina, tornando dal supermarket, vedete due o tre ragazzi correre fra le macchine, scavalcare una panchina con un salto carpiato, arrampicarsi su un balcone e, con un apparentemente innaturale volteggio all’indietro, raggiungere l’altro lato di un muro di due metri… non chiamate la polizia, ma fermatevi qualche secondo, poggiate le buste della spesa a terra e godetevi lo spettacolo.

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