

Ecco cosa è emerso analizzandone una quindicina nel VI municipio
Partendo dalle polemiche innescatesi nel 1° municipio guidato dal presidente Orlando Corsetti e dalla presa di posizione dei titolari di esercizi commerciali come bar e trattorie che accusano un taglio alle occupazioni di suolo pubblico su sede stradale che avrà ripercussioni negative anche sotto il profilo meramente occupazionale delle imprese richiedenti, siamo andati a vedere se quanto prodotto dal nuovo regolamento sulla materia emanato dal Comune di Roma con la delibera n° 75 del 30 luglio 2010 avesse o potrebbe aver prodotto una situazione analoga a quella creatasi nel 1° Municipio di Roma, quello del centro storico, preso a mo’ di campione per la nostra piccola inchiesta condotta nel territorio del VI municipio.
Una quindicina sono le autorizzazioni per la concessione di suolo pubblico attraverso l’installazione di pedane su sede stradale e per quanto abbiamo documentato, sono nella stragrande maggioranza dei casi dei veri e propri gazebo in lamiera e con ampie superfici vetrate. Quasi sempre costruiti in economia e che poco hanno a vedere con un qualcosa di migliorativo rispetto all’arredo urbano.
Abbiamo analizzato le situazioni una per una e da questo ne viene fuori un quadro sicuramente negativo e a dir poco inquietante per i motivi che andiamo ad elencare.
Al primo posto evidenziamo il fatto che nessuna di queste strutture è posizionata su aree chiuse al traffico veicolare e comunque possa essere considerata (se non in pochissimi casi) come un aspetto migliorativo dell’arredo urbano, per di più quasi sempre è stata considerata una profondità di superficie autorizzata come se, chi era preposto al sopralluogo tecnico indispensabile poi ad esprimere un giudizio positivo, la strada in questione prevedesse un parcheggio delle auto a pettine (in pochissimi casi si è riscontrata tale segnaletica) se a questo poi, aggiungiamo che nessuno (né a livello tecnico/amministrativo e né a livello politico) si è preoccupato di risarcire gli automobilisti di un analogo numero di posti auto pari a quelli sottratti con la concessione a fine diversi del suolo pubblico e questo è da ritenersi anche uno dei motivi perché poi l’automobilista parcheggia a raso di queste strutture, prive per altro delle necessarie segnalazioni visive previste dal codice della strada.
Chissà quanti cittadini si saranno chiesto, vedendoli installare sotto la propria abitazione, se il sacrificio della diminuzione dei parcheggi e gli incassi derivanti dalla tassa dell’occupazione del suolo pubblico, fossero serviti a produrre un miglioramento dei servizi a livello locale o una diminuzione del deficit in bilancio.
Per il deficit di bilancio non pensiamoci nemmeno, per il miglioramento dei servizi a livello locale speriamo invece di ricevere una nota in tal senso da parte del municipio in questione.
Abbiamo anche voluto fare dei raffronti su quanto incassato dal Municipio per quanto riguarda questa quindicina di concessioni di suolo e quanto invece, queste autorizzazioni date senza sentire o tenere conto delle reale esigenze dei cittadini residenti.
Estrapolando quindi tariffe e coefficienti moltiplicatori a seconda delle zone viene fuori che nel VI municipio a seconda dei mq concessi i quindici fruitori di porzioni di sede stradale pagano una tassa annuale che va da circa 2.500 euro per le pedane scoperte ai 3.000 per quelli coperti a gazebo.Il che vuol dire che il "guadagno" del municipio non copre neanche il costo che i cittadini dovranno sopportare qualora la diminuzioni dei parcheggi gratuiti li abbia costretti a far ricorso ad una autorimessa privata. Anzi, se calcoliamo che al posto di una pedana di medie dimensioni potevano trovar posto almeno tre auto, i cittadini per colpa di questa decisione di una non certo saggia " politica " locale, dovranno sobbarcarsi una spesa complessiva di oltre 3.600 euro e questa basta ed avanza per dire… dilettanti, fermatevi!!!
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