Primo Municipio: il punto su ambiente e partecipazione

Intervista a Francesca Santolini, assessore all'Ambiente e alla Partecipazione
di Letizia Palmisano - 28 Novembre 2008

Abbiamo intervistato l’assessore all’ambiente e alla partecipazione del I Municipio Francesca Santolini 

Da anni una particolarità che la caratterizza è quella di lavorare sul territorio del primo Municipio con una visuale molto ampia; può farci un paragone tra Roma e le altri grandi Capitali europee?

Se vogliamo poter adire a Grande Capitale europea dobbiamo partire da un confronto su temi specifici, partendo dalla valutazione e comparazione delle scelte delle amministrazioni municipali. Guardiamo, come esempio simbolico, quello della destinazione d’uso delle piazze simbolo di Roma e Parigi.
A Piazza del Popolo si sono svolte, lo scorso anno, secondo i dati forniti dal Comune, ben 22 manifestazioni di ogni genere. Nello stesso periodo, a Place de la Concorde, al contrario, non c’è stata nessuna manifestazione culturale o commerciale. Il confronto suscita una riflessione: se chiudere le piazze più significative della città all’uso di associazioni e comitati potrebbe essere un atteggiamento troppo protettivo, d’altra parte la concessione di un luogo così significativo come piazza del Popolo ad ogni sorta di manifestazione estemporanea rivela una desolante mancanza di progetto politico nella gestione degli spazi pubblici.
Una grande e meravigliosa ‘agorà’ come piazza del Popolo non può essere concessa a capriccio dell’Amministrazione al primo richiedente. L’uso di questo spazio, unico al mondo, deve essere oggetto di politiche culturali meditate, che si pongano come obiettivo la valorizzazione culturale del luogo in sé e della città eterna. Gli spazi pubblici di Roma sono un patrimonio inimitabile, e meritano una gestione non improvvisata, anche perché così la città assume maggiore attrattiva sia per i romani sia per i turisti.
Il confronto con le esperienze europee ci ha, peraltro, dato già esempi positivi che hanno permesso la nascita del piano per le biciclette condivise di Roma (bike sharing, dicono gli inglesi). L’esperienza di Lione e di Parigi arriva anche da noi. Speriamo che si allarghi oltre il centro!

Lei afferma di porre un concreto impegno per la qualità dell’ambiente in Primo Municipio. Che provvedimenti ha assunto in tal senso?

Da assessore all’Ambiente sto cercando di riempire di iniziative concrete il mio ruolo istituzionale, mettendo a frutto l’esperienza maturata con anni di studio e di lavoro sui temi ambientali.
Ho stipulato due protocolli di intesa con l’ARPA Lazio, per rendere effettivi ed efficaci i controlli sui livelli di inquinamento in tre campi: l’acustico, l’elettromagnetico, l’atmosferico.
La situazione del centro, infatti, non è allegra. Si rivedano anche le inchieste del Corriere della Sera che hanno mostrato come il livello di rumore sia molto più alto dei limiti consentiti, e lo stesso potrebbe rivelarsi dalle nuove analisi della qualità dell’aria e dell’intensità delle onde elettromagnetiche. Non è una questione di poco conto.
Il centro storico di Roma è un ambiente delicatissimo, in cui la qualità della vita e la potenzialità economica sono strettamente legate: più alta la qualità dell’ambiente, più alto il valore economico del territorio in termini di valorizzazione turistica e commerciale. Da un ambiente degradato, invece, nemmeno i commercianti potrebbero trarre vantaggio. 
Il nostro è un municipio particolare, perché il centro di Roma è un territorio straordinario, ricchissimo di vita e di potenzialità, ma anche a rischio di perdere le sue caratteristiche più peculiari per esser trasformato in centro commerciale di giorno e maxi locale a cielo aperto la notte. Sarebbe una trasformazione gravissima sia dal punto di vista della qualità di vita degli abitanti sia anche sul piano puramente economico del valore del territorio che, una volta perse le sue caratteristiche socio culturali, perderebbe anche la sua capacità attrattiva e turistica.

Come cercate di contrastare tale degrado?

Prendiamo il rumore. Come assessore all’Ambiente è materia che mi compete in quanto è una forma di inquinamento grave quanto le altre: impedisce di fruire degli spazi pubblici come la spazzatura di Napoli, di riposare nella notte come la cattiva qualità dell’aria; induce stress, malattie nervose, incapacità di concentrazione.
Poiché è una pratica inquinante, il rumore è soggetto a regole regionali, nazionali ed europee. Quelle europee, in particolare, imporrebbero fin dal 2002 ai centri abitati superiori a 250.000 abitanti di redigere una mappa del rumore, cioè di misurare i decibel che si registrano in varie parti della città a diverse ore del giorno. A questa direttiva hanno obbedito città piccole e civili in Italia (Pisa, Modena), come anche grandissime capitali d’Europa (Londra e Parigi) ma non Roma. Eppure non sarebbe troppo difficile.
Lo scorso 2 luglio abbiamo fatto un esperimento: insieme all’unità acustica di Arpa Lazio e ad una pattuglia dei vigili urbani abbiamo fatto dei sopralluoghi per il rilevamento dei decibel nelle zone più "calde" della movida romana. Piazza Navona, Campo de’ Fiori, Trastevere e l’Isola Tiberina. In ognuna di queste zone lo sforamento dei limiti era superiore di una decina di decibel rispetto ai limiti previsti; anche sotto l’ospedale Fatebenefratelli le iniziative dell’Estate Romana che si trovano sulle sponde del Tevere rendono davvero difficile il riposo dei malati!
Abbiamo fatto parecchie multe e qualche diffida, ma ci siamo accorti anche della totale insensibilità verso il problema da parte di chi genera il rumore: anche alla vista dei vigili nessuno ha pensato ad abbassare il volume degli altoparlanti, perché non sembrano neanche coscienti della regola e della sua infrazione.
Questo disprezzo delle regole è un dato che emerge chiarissimo da questa come da altre iniziative.
Occupazioni di suolo pubblico, fissazioni di orari, invasioni di strade e piazze, uso irregolare di insegne, e poi rumore, smaltimento scorretto di rifiuti, scarichi inquinanti di liquidi e gas. E ancora lavori irregolari, sfruttamento di mano d’opera straniera o clandestina.
Si discute tanto di sicurezza e si parla di dotare i vigili di armi da fuoco, ma non si coglie il cuore del problema, che non è tanto l’insicurezza quanto il disprezzo diffuso e generalizzato di ogni regola.
Gli amministratori, prima di tutti, dovrebbero cominciare a rispettarle: il Sindaco dovrebbe adeguare la città agli standard richiesti dall’Europa e noi amministratori locali dovremmo vigilare sull’esecuzione delle ordinanze, richiamando i vigili a fare il loro dovere, denunciando, ascoltando le richieste dei cittadini.
Non di vigili con la pistola abbiamo bisogno, ma di un controllo sociale diffuso in cui i contadini siano orgogliosi della qualità dell’ambiente in cui vivono. In cui il disprezzo delle regole generi riprovazione sociale e sanzioni immediate da parte delle forze dell’ordine. Perché le strade e le piazze sono nostre, di giorno e di notte; perché se vogliamo un centro storico ancora abitato dai romani bisogna consentire loro di dormire; perché ci si può divertire abbassando un po’ il volume e si dovrebbe riacquistare sensibilità per una notte stellata e silenziosa anche nel centro di Roma.

I poteri del Municipio, si sa, sono limitati. Quale supporto vi fornisce il Comune?

Forse per l’inesperienza dei nuovi arrivati, forse per lentezza nel rispondere alle esigenze, il Comune non sembra particolarmente sensibile a queste problematiche. Le limitazioni alla ZTL (la cui fascia oraria è stata recentemente ristretta dalla Giunta Alemanno, ndr), ad esempio, non sono compensate da altre misure tendenti a limitare i vari inquinamenti prodotti dalle auto private.
Come amministrazione più vicina al territorio ed ai suoi cittadini, il Municipio ha il compito di richiamare il Comune ai suoi doveri: grazie ai nuovi protocolli d’intesa con l’ARPA, disporrà ora dei dati sui livelli di inquinamento, e la sua azione sarà più efficace. Sempre che Alemanno abbia la sensibilità necessaria per rispondere alle richieste del suo territorio.

In questi mesi, in primo Municipio molti cittadini si sono lamentati dell’abbattimento degli alberi, un problema che le sta molto a cuore…

A proposito di abbattimenti degli alberi in I Municipio. Solo negli ultimi mesi ne sono stati abbattuti oltre 200 e 1/3 per motivi di "essiccamento"… E’ mio dovere dare qualche risposta ai molti cittadini che mi chiedono giustificazione dell’abbattimento di alberi in città.
Poiché la manutenzione del verde è competenza del Comune e non del municipio, ho fatto una indagine al riguardo. Ne risulta che la maggior parte degli abbattimenti degli alberi è causata dal loro "essicamento": cioè deriva dall’incuria che persiste nonostante i ripetuti richiami dell’Assessorato.
Non solo gli alberi ma anche giardini e aiuole sono ormai diventate aree morte e polverose per la mancanza di un sistema di irrigazione decente.
Ancora più grave è la risposta che mi sento dare quando chiedo un intervento al servizio giardini per innaffiare alberi e aiuole: manca l’acqua. E’ una risposta indegna dell’amministrazione di una capitale europea, che dovrebbe disporre di un servizio giardini efficiente e delle capacità tecniche per procacciarsi acqua da irrigazione senza creare problemi alla distribuzione di acqua potabile. Non mi stancherò di richiamare il Comune a fare il suo dovere, che è quello di assicurare ai cittadini e ai turisti una manutenzione adeguata delle aree verdi.
Proporrei all’assessore De Lillo di concentrarsi su questo problema e di rinviare i suoi pic nic al giorno in cui esso sarà risolto. Oltretutto, viste le abitudini dei gitanti, ogni merenda finisce per aggravare ancora di più lo stato già disastroso dei nostri parchi!


Dicci cosa ne pensi per primo.

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