Quer pasticciaccio brutto dell’81…de’ Piazza Roberto Malatesta

Aldo Areddu - 25 novembre 2018

Riceviamo e pubblichiamo

Da qualche mese residenti e frequentatori del Prenestino Labicano, “storico” settimo quartiere di Roma sorto già ai tempi della Guerra di Libia, sono mestamente orfani dell’81. Figura iconica di questa vivacissima comunità territoriale per alcuni, tormento di automobilisti e conducenti dei tram (per la fruizione del relativo sedime preferenziale), si tratta(va) comunque ed obiettivamente dell’unica linea di superficie in grado di collegare in via diretta il rione al centro storico (qualcuno potrebbe obiettare che anche 5 e 14 approdando a Piazza Vittorio lo sono, ma tra un parrucchiere cinese ed un fast food della Birmania non è del tutto agevole scorgere tra i portici umbertini i fasti del passato).

Il Comune ed in particolare l’articolazione operativa a presidio della circolazione cittadina (il Dipartimento Mobilità e Trasporti) ha deciso di sopprimerlo in parte qua, arrestandone il percorso a via La Spezia: con due successive comunicazioni del 13 e 16 febbraio 2018, ha inoltrato a ciascun municipio il progetto – rispettivamente, in modalità informatica e cartacea – di revisione delle rete del trasporto pubblico conseguente all’apertura della fermata di San Giovanni della neonata Metro C, invitandoli ad esprimere il parere di competenza previsto dal vigente Regolamento del Decentramento Amministrativo. Con solida maggioranza, il Consiglio municipale ha formulato, con deliberazione n. 10/2018, il proprio assenso all’elaborazione (eguale avviso positivo è stato espresso dalla V Commissione Consiliare Permanente). Acquisite tali necessarie valutazioni, l’amministrazione ha proceduto al “riordino”, sopprimendo il percorso originario dalla Piazza Malatesta.

La principale motivazione addotta – l’itinerario è ora coperto dalla linea sotterranea – ed il sotteso argomento per cui le due tipologie di mezzi sarebbero equivalenti lascia a dir poco perplessi.

Il servizio di metropolitana è una modalità di trasporto davvero peculiare nel quadro della circolazione cittadina in ragione di specificità strutturali quali, a titolo indicativo, il necessario utilizzo di scale fisiche e mobili ed impianti di elevazione per la discesa nel sottosuolo (e viceversa), la presenza di varchi di accesso, il prolungato stazionamento in condotti sotterranei, l’impossibilità di arrestare la corsa per condizioni emergenziali di salute. D’accordo la maggiore velocità di corsa, ma altrettanto innegabile è la ridotta accessibilità e fruibilità rispetto ad un ordinario mezzo superficiario, in gomma o tramviario. Per di più, il servizio metropolitano risulta oltremodo penalizzante sotto plurimi profili: si pensi ad es. all’uso di biciclette trasporti colli o bagagli ed animali. Senza contare, inoltre, che le operazioni di discesa e salita ed in generale la forzata permanenza all’interno dei locali sotterranei costituiscono severo impedimento per portatori di handicap fisico e comunque fonte di marcato stress psico-fisico per persone anziane o comunque non autosufficienti, ed in ogni caso per persone affette da patologie e disturbi comportamentali legate alla stasi prolungata in luoghi chiusi (es. claustrofobia, agorafobia etc.). Non si comprende, infine, perché eguale logica di succedaneità tra le due soluzioni non sia applicata al terminale contrapposto dell’81: anche tra Piazza Risorgimento e Via Cicerone, infatti, scorre parallela la Metro.

Ancor meno convincente è la tesi per cui il servizio su strada sarebbe garantito dalla linea 412. Questa non solo non è stata congruamente potenziata, ma sconta comunque un vizio intrinseco: quello di essere un mezzo di collegamento tra diversi quartieri (ne interessa almeno tre) tutti comunque non centrali, finendo in prossimità di una fermata periferica della principale linea metropolitana romana. Tutt’altro che semplici da raggiungere risultando le linee tramviarie (Roma Giardinetti ed i tram della Prenestina) delle due consolari parallele, restano il 545 ed il 541, che ora si stagliano solitari sulla enorme piazza: considerando le rispettive destinazioni (Verano ed uffici delle imposte), la gara tra quale dei due sia più detestabile è costantemente aperta…

Sovrasta, in ogni caso, l’argomento degli argomenti: la linea C è ancora lontana dall’essere un reale ed efficiente servizio metropolitano, con i suoi convogli distanziati tra loro da oltre 13 minuti, con le frequenti interruzioni del servizio e con la difficoltà, una volta a San Giovanni (tra scale mobili anguste ed inspiegabile convergenza su cinque/sei tornelli tra chi esce dalla prima e chi entra dalla superficie) di guadagnare il percorso della linea A.

Il Comitato di Quartiere Pigneto-Prenestino ha inteso fornire un fattivo contributo alla causa promuovendo una raccolta di firme consegnate alla Presidenza del quinto Municipio, successivamente affiancato dall’attivissimo e determinato gruppo Facebook “Sei del Prenestino Doc”, animato da Ofelia Del Duca e Salvatore Confetto, che si è prodigato tra l’altro con una iniziativa legale in corso (e sulla quale evidentemente occorre riserbo).

Il Consiglio municipale, forse resosi conto dell’accaduto, ha operato una marcia indietro repentina, votando all’unanimità una mozione per il ripristino del percorso, per cui ora la parola e soprattutto i fatti e le soluzioni sono nelle mani degli amministratori centrali: lecito augurarsi che sappiano saggiamente rivalutare l’assetto valutativo iniziale e così riconsiderare una determinazione che ha lasciato tutti scontenti, e che in ogni caso non appare sostenuta da alcuna ragione di legittimità ed opportunità, anzi risultando marcatamente lesiva di elementari principi di sussidiarietà, proporzionalità, e buona organizzazione. Lo devono quantomeno agli anziani che ancora ricordano il martirio delle bombe cadute a grappolo (solo) sui quartieri sud, ai bambini con i loro disegni toccanti, alle migliaia di persone presenti in Piazza R. Malatesta sabato 17 su iniziativa del predetto Comitato (e con l’aiuto del gruppo “Doc” di Facebook) per reclamare il ritorno dell’autobus 81 ed in generale una maggiore vivibilità e decoro dell’intero piazzale, ormai più una pista di elicotteri che un luogo di aggregazione felice.

Aldo Areddu


Commenti

  Commenti: 1


  1. Completamente d’accordo. Demenziale la politica romana sui trasporti della “sostituzione” e non dell'”aggiunta”. dei servizi. Avere accorciato la linea 81 è stata una decisione demenziale perché per combattere il traffico veicolare privato ed arrivare finalmente ad avere un servizio di trasporti pubblico di qualità bisogna aggiungere linee, diversificare l’offerta.
    E non sostituirle con logiche degli anni 70.
    Vinceremo questa battaglia ne sono certo.

Commenti