Spazio Donne anche nel VII, contro la violenza sulle donne

L’ 8 Marzo 2009: il lavoro come strumento di individuazione femminile

Stanno nascendo, anche sul territorio del VII Municipio, iniziative come lo “Spazio Donne” promosso dal Comitato Donne 100Celle, al quale partecipano (ogni domenica dalle 17 presso il Casale di Viale della Primavera, 319b) cittadini e cittadine insieme ad istituzioni ed associazioni che si occupano di violenza di genere e problematiche femminili. Tra quest’ultime anche il Centro Antiviolenza del Comune di Roma e la neonata Attivamente Coinvolte Onlus, che si occupa di combattere la violenza sulle donne nella realtà del Sud Italia. (Info: email: [email protected])

Consapevolezza per tutte e per tutti. Questo è l’8 manzo: la commemorazione di un incidente avvenuto a New York nel 1911 presso la Triangle Shirtwaist Company. Le vittime furono 148, di queste molte erano donne. Morirono mentre lavoravano in una fabbrica, arse vive come delle streghe durante l’Inquisizione. Come le streghe di quel tempo erano donne fuori del comune, che facevano qualcosa che usciva dai canoni della società di allora, comportandosi come uomini, andando a lavorare. Erano donne che cercavano rispetto per i loro diritti, per questo due anni prima, nel 1909, erano state protagoniste di una importante mobilitazione. Questo le rende simili anche ad altre “streghe” che vennero dopo di loro, mi riferisco alle coraggiose donne che diedero inizio al femminismo. Come loro, si erano svincolate dal bisogno, erano uscite dalle loro case ed erano andate a lavorare, appropriandosi di uno dei beni più preziosi per un essere umano: l’indipendenza. Le streghe dell’8 Marzo, queste encomiabili lavoratrici, così come tutte le donne che si sono avvicendate nella lotta per l’equità tra i generi, sono state e sono ancora oggi un esempio di emancipazione e ed individuazione.

Non ci è dato sapere se e quanto quelle donne fossero consapevoli dell’importanza che quel semplice gesto avesse non solo per loro ma per la società intera: e non mi riferisco qui alla loro morte, bensì alla loro vita. Provo ad immaginarle mentre coprivano gli orari sfiancanti della fabbrica di allora per poi tornare a casa ad occuparsi delle loro famiglie, esattamente come richiedeva il contesto sociale. Magari in alcuni casi il loro stipendio poteva rappresentare l’unico mezzo di sostentamento del nucleo eppure continuava ad essere percepito, nella mente degli altri, come qualcosa che esulava dal loro ruolo tradizionale e che di certo non le esimeva dai “doveri” di mogli/mamme. Queste sono esclusivamente fantasie, che però mi spingono a provare per loro e per il modo in cui hanno scelto di vivere, piuttosto che per la loro morte, profonda riconoscenza.

La stessa gratitudine, che va anche a tutte quelle che nella storia diedero il loro contributo per costruire il cammino sociale della Donna, l’ho provata ogni volta che sono andata a votare, ogni volta che ho potuto frequentare le lezioni all’Università, che sono entrata in un consultorio familiare, che ho avuto la possibilità di usufruire dei servizi forniti dalla Casa Internazionale della Donna, ogni volta che ho potuto guardare negli occhi di un’altra donna e vederci solidarietà, accoglienza, forza. Ora sta a noi, alla nuova generazione di donne, portare avanti un discorso consapevole che permetta la completa integrazione di ognuna.

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