

Il presidente dell'Associazione 21 luglio: "un grave danno al superamento del campo rom"
Dal 25 luglio i treni non fermeranno più alla stazione di Salone, estrema periferia est di Roma. Una decisione presa da Trenitalia in accordo con la Regione Lazio, motivata da ragioni di ordine pubblico e continui atti vandalici. Ma mentre lo scalo ferroviario resterà formalmente aperto, nei fatti diventerà una stazione fantasma, scollegata da tutto e da tutti.
E contro questo provvedimento, per la prima volta, si alza una voce corale e trasversale: dai residenti di Settecamini e Case Rosse fino agli abitanti del vicino campo rom. Una protesta che unisce mondi spesso distanti, ma che oggi condividono lo stesso disagio, lo stesso diritto alla mobilità.
A dirlo è Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, che da anni lavora per l’inclusione delle famiglie rom del campo di via Salone. “Se la chiusura sarà confermata per motivi di ordine pubblico – dichiara – siamo pronti a impugnare una decisione che riteniamo fortemente discriminatoria”.
Nel campo oggi vivono circa 180 persone, la metà rispetto a un anno e mezzo fa. “Un percorso virtuoso, unico in Italia, che ora rischia di venire compromesso – denuncia Stasolla – perché il treno non è un privilegio, ma uno strumento essenziale per chi lavora, porta i bambini all’asilo, va dal medico o frequenta attività sportive”.
Il servizio ferroviario a Salone era già limitato, ma la sua cancellazione definitiva rappresenta un colpo durissimo per tutti: non solo per il campo rom, ma anche per chi abita nei quartieri vicini. “Se ci sono problemi di sicurezza – incalza Stasolla – si intervenga con soluzioni concrete. Ma non si può scaricare il problema sulla pelle di una comunità intera, che sta cercando di uscire dal degrado con dignità e fatica”.
Ora si pensa alla mobilitazione: abitanti del campo e residenti del territorio pronti a scendere in piazza, uniti dalla consapevolezza che la chiusura della stazione significherà isolamento, disoccupazione e regressione sociale. Perché superare un campo rom non significa solo “trovare una casa”, ma costruire una cittadinanza attiva, fatta di scuole, lavoro, sanità, sport.
“Salone non è solo una stazione – conclude Stasolla – è un simbolo di riscatto. Lasciarla morire vuol dire spezzare un percorso che, lo dimostrano i numeri, stava funzionando”.
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