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Suor Paola: una casa famiglia per i bambini malati di aids

E' l'obiettivo della 'suora tifosa laziale’,punto di riferimento per i meno fortunati della capitale da più di 10 anni

Suor Paola. Detto così pochi sanno chi sia. Una suora qualunque. Ma se si aggiunge ‘la tifosa della Lazio’ tutti ricordano la simpatia esilarante di una signora con il velo, ospite fissa al programma televisivo ‘Quelli che il calcio’. In verità, per questo suo esporsi, non sono mancate le critiche, ma «molti non hanno capito che questo era un modo per far conoscere alle persone l’attività della mia associazione», spiega oggi Suor Paola, da sempre impegnata nel sociale. Nel 1998 ha fondato l’Associazione onlus So.Spe, dedita al sostegno e al recupero di persone vittime di violenze e povertà.

E da più di 10 anni ‘la suora tifosa’ è un punto di riferimento per i meno fortunati della capitale. Adesso la So.Spe ha un progetto ambizioso: una casa famiglia per i bambini malati di aids. Una struttura che accolga 18 piccoli autistici, depressi, ma anche sieropositivi che avrebbero difficoltà a stare con gli altri bambini. «In realtà, la difficoltà è delle mamme dei bimbi sani che vietano loro di giocare con i malati», puntualizza la suora. I lavori per la nuova struttura sono già iniziati, da circa un anno, e la conclusione era prevista per gennaio 2010, ma ora sono fermi. Mancano i fondi: «Prima di iniziare sono stati raccolti un po’ di soldi. Abbiamo sempre fatto affidamento sulla generosità delle persone private, che io chiamo provvidenza. Ma i lavori richiedono risorse che non abbiamo. Per questo speriamo ci arrivino soldi dalla regione e dal comune. Altrimenti non sapremo come andare avanti».

L’idea di una struttura per bambini malati di aids, è nata dalle continue richieste di famiglie e associazioni che si rivolgono alla suora, conoscendone l’attivismo. Suor Paola, infatti, gestisce già una casa famiglia: il ‘Villaggio So. Spe., solidarietà e speranza’ che accoglie 32 bambini con le loro mamme. «Abbiamo preso questa casa in stato di abbandono totale e siamo riusciti a costruirne un villaggio, grazie alla generosità di tanti romani. Ci tengo a dire che c’è più solidarietà di quanto si creda. E i più generosi sono i tifosi!», scherza la suora con l’allegria che la contraddistingue. Sono più di 100 i volontari che collaborano alla casa famiglia. Portano i bambini a scuola, preparano da mangiare, ma si occupano anche di far conoscere l’Associazione e di reperire fondi. Ai 100 volontari vanno aggiunti medici, pediatri e dentisti che offrono gratuitamente le loro consulenze. Per chi poi, come questi bambini, viene da situazioni disagiate, un ruolo fondamentale è affidato allo psicologo.

Al villaggio So. Spe ce ne sono 3: per i bambini, per le mamme e per i colloqui di gruppo. «Gestire 32 bambini non è semplice, e noi ci occupiamo anche delle mamme: cerchiamo di trovare loro un lavoro». Ma molti bambini una mamma non ce l’hanno. È il caso dell’ultimo arrivato, Luca di otto mesi, affidato al villaggio dai servizi sociali. Dei genitori Suor Paola preferisce non parlare: «La sua storia è comune a quella di tanti bambini, figli di persone sconsiderate, dalle quali è meglio tenerli alla larga». In fondo, nella casa famiglia trovano affetto e cure che questi genitori non saprebbero dare. Chiunque volesse aiutare questi bambini può fare una donazione al c/c Postale 99241002 con bonifico bancario sul conto corrente intestato a So.Spe. Solidarietà e Speranza, Unicredit banca di Roma. È possibile anche donare con carta di credito sul sito www.ospe.it.

Da Libero 19.04.09

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