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Violenza contro le donne, che fare?

Intervista a Luigia Barone del Centro Antiviolenza del Comune di Roma e Presidente dell’Associazione calabrese Attivamente Coinvolte

Ho chiesto a Luigia Barone Responsabile del Centro Antiviolenza del Comune di Roma, gestito dall’Associazione Differenza Donna Ong e Presidente dell’Associazione calabrese Attivamente Coinvolte, come sta ragionando sulla violenza che in questi mesi ha colpito tante donne giovani e non, italiane e immigrate. Ci siamo rese subito conto che avremmo avuto bisogno di porci nuove domande per trovare nuove risposte. Come rispondere alla brutalità delle violenze accompagnata dall’odiosa strumentalizzazione dei politici, morbosamente veicolata dai media? Come sottrarci alla strumentalizzazione razzista in atto che avvelena e rimuove costantemente le persone e le loro vite?

Mi fa male, mi indigna la strumentalizzazione, la mancanza di tutela concreta che la donna che subisce violenza riceve dalla ‘giustizia’. Fare della violenza sulla donna una questione di sicurezza non è molto lontano da quando si parlava della violenza sessuale come un reato contro la morale pubblica e il buon costume.
Se devo fare una considerazione sugli stupri che ci sono stati e sulla rappresentazione mediatica mi viene da pensare che, troppo spesso, non c’è molta differenza. A voltemi chiedo dov’è la persona?
Tutto è stato tradotto in quanto è poco sicura la società, mentre la donna vittima di violenza è stata trasformata in un fenomeno. La conferma la troviamo nell’assenza totale di tutela nei suoi confronti. L’unica ‘tutela’ l’ha ricevuta la ‘società’ con le ronde, non l’ha avuta la donna che ha visto i suoi aggressori agli arresti domiciliari. Spesso è inadeguata la cordata di tutele e di solidarietà. Se poi parliamo di maltrattamento in famiglia l’attenzione scema. Ci sentiamo dire spesso, ‘sono fatti da risolvere in famiglia oppure ‘chissà lei cosa ha fatto per scatenare questa violenza’.
Spesso riscontro una curiosità morbosa, piuttosto che un’indignazione ed interesse sincero, tanto è vero che delle 648 donne che io ho conosciuto nel 2008, l’interesse si è concentrato sulle 10 che hanno subito degli stupri.

L’importanza di continuare a ribadire i numeri della violenza non è sufficiente, l’emergenza che la realtà ci pone e che, Luigia, sottolinea, esiste da prima che i Centri nascessero, ci richiede un impegno ancora più profondo: restituire la voglia di vivere delle donne e non solo di sopravvivere e come, in questo, i Centri Antiviolenza rappresentino un’ esperienza preziosa che, nell’emergenza che ci vuole tutte vittime potenziali, cerca di affermare una quotidianità in cui persone (ospiti e operatrici) e relazioni di cura possano trovare tutela, sostegno e coraggio.

Quanto è difficile con le poche risorse che abbiamo portare avanti la vita di un Centro Antiviolenza. Bisogna essere preparate, brave nell’accoglienza, dare delle informazioni corrette, puntuali 24 ore su 24. Portare avanti progetti di prevenzione, nelle scuole per esempio. Sostenere le donne nel momento in cui tirano fuori tutto quello che hanno vissuto, incontrarne altre (ogni giorno almeno 5), saper trasmettere, e lo puoi fare se ci credi veramente, che la violenza non è il loro/nostro destino e dei loro figli. L’operatrice, in queste giornate frenetiche passa dal portare i bambini a scuola all’accudirli per permettere alle donne di portare avanti le loro vite. Sostenerle nella ricerca di un lavoro, con le difficoltà che una donna incontra normalmente, figuriamoci se vittima di violenza. Sostenerle quando vanno in tribunale, essere al loro fianco quando si rapportano ai servizi sociali, che molto spesso partono da un pregiudizio, perché una donna vittima di violenza viene messa in discussione come madre, e spesso se denuncia una violenza intrafamiliare si vede i bambini affidati ai servizi sociali: a mio avviso un messaggio gravissimo.

L’ultima questione me la pone Luigia, convinta che il Centro debba essere un luogo aperto a tutte le donne e realtà, capace di costruire relazioni di solidarietà, amicizia e mutuo aiuto. E’ interessata a capire se stiamo costruendo questo, se stiamo uscendo da una logica assistenziale che isola i Centri e che divide le donne in vittime ed esperte illuminate. Concludo con una considerazione che da tempo volevo restituirle: la prima volta che sono entrata al Centro ho conosciuto tante donne e ancora oggi mi chiedo quali di queste fossero ospiti ed operatrici.

 

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