

Arrivano la revisione delle istruttorie e nuove linee guida con il vaglio preventivo sui partecipanti
Chiudete le stalle, i buoi sono ormai scappati a passo di carica tra le statue in marmo del Campidoglio. Dopo lo sdegno trasversale e le sberleffe social scatenate dalla farsa del «Premio Internazionale della Cultura» assegnato a Wanna Marchi e a sua figlia Stefania Nobile, l’amministrazione capitolina tenta di correre ai ripari.
E lo fa con la classica nota ufficiale firmata da Roma Capitale che ammette, senza troppi giri di parole, la falla nei sistemi di controllo del Comune.
A fare da innesco alla contromossa di Palazzo Senatorio è stato l’utilizzo della prestigiosa Sala della Protomoteca per la kermesse targata Casa editrice Cento dell’editore Alessandro Gian Maria Ferri.
Un’iniziativa privata trasformata in una passerella mediatica che ha lasciato basiti consiglieri e cittadini.
La contromisura annunciata dal Comune punta a stravolgere i protocolli d’accesso alle sale rappresentative. L’amministrazione ha infatti comunicato l’avvio immediato di una revisione profonda nelle modalità di istruttoria per la concessione degli spazi.
In estrema sintesi: d’ora in avanti non basterà più inoltrare un modulo generico o contare sul patrocinio informale di qualche consigliere volenteroso. Gli uffici del Campidoglio pretenderanno l’acquisizione preventiva, e «in tempi congrui», dei programmi definitivi degli eventi, compresi i nomi e i profili dei singoli partecipanti e dei premiati, prima di concedere qualsiasi via libera autorizzativo.
Per evitare il ripetersi di simili cortocircuiti d’immagine, Roma Capitale ha annunciato che valuterà l’adozione di linee guida ad hoc e, se necessario, vere e proprie modifiche al regolamento vigente. L’obiettivo dichiarato è fissare criteri «ancora più chiari e rigorosi» per la gestione e l’assegnazione dei luoghi simbolo della città.
L’intento di Palazzo Senatorio è tutelare l’onore e la dignità delle sedi istituzionali, garantendo che luoghi carichi di valore storico e politico non vengano trasformati in palcoscenici per operazioni d’immagine prive di spessore o del tutto stridenti con i valori della Capitale.
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La toppa messa da Roma Capitale a questa squallida vicenda è peggiore del buco : le regole sui controlli esistono già, ma in questa occasione (e chissà in quante altre) non sono state rispettate. Probabilmente si è da tempo consolidato un uso clientelare delle sale istituzionali da parte di svariati consiglieri comunali che considerano Palazzo Senatorio come se fosse roba loro. Penso che il responsabile reo confesso di questa sciagurata operazione non debba fare altro che rassegnare immediatamente le dimissioni