Incontro con Danilo Ruggeri di “La pecora elettrica” e Alessio Zambardi di “Il Mattone”

Patrizia Artemisio - 7 Febbraio 2020

“Un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo.” A Centocelle la libreria La pecora elettrica ha tutta l’aria d’essere stata incendiata dal capitano Beatty del romanzo distopico Fahreneiht 451.

“La libreria è stata incendiata due volte – racconta Danilo Ruggeri (a destra nella foto), titolare con la socia Alessandra – il 25 aprile 2019 e poi il 6 novembre, il giorno prima della riapertura dopo il primo incendio”.

C’è una spiegazione?  “No, ci sono indagini in corso. La polizia non ci ha fatto sapere ancora nulla”.

Pensi di essere stato preso di mira? “No, non lo so, secondo me è una cosa legata al controllo del territorio ma non riesco proprio a capire quali sono le dinamiche”.

Perché il nome “la pecora elettrica”? “Il nome viene dal libro di Philip k. Dick ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’ che poi è il libro da cui è tratto Blade Runner. Abbiamo deciso di dargli questo nome innanzitutto perché leggendo la prima pagina sembrava la fotografia di Roma allo stato attuale, cioè un mondo post atomico! E poi perché anche la pecora, così mansueta, quando acquista una coscienza di classe e si fa gregge può formare una massa critica in grado di cambiare il contesto in cui vive”.

Andavano bene le vendite? “Il primo incendio c’è stato dopo due anni e mezzo dall’apertura, avevamo concluso l’avviamento ed era in forte crescita. Cominciavamo a vedere dei frutti”.

Non riaprite più? “Abbiamo aperto due volte. Adesso siamo stanchi. Pensare ad un nuovo progetto ora è difficile”.

Avete avuto manifestazioni di solidarietà? “Tantissime. Dal quartiere che ci ha abbracciato fin da subito, poi da tutta Italia! Grazie alla raccolta fondi abbiamo pensato di riaprire e ce l’avevamo fatta. Era un piccolo miracolo”.

Danilo ci accompagna dal suo amico Alessio Zambardi (a sinistra nella foto di inizio articolo) che gestisce Il Mattone, libreria indipendente di Centocelle dal 2007 (ora al civico 36 di via Bresadola). “Incombustibile”, direbbe Guy Montag nello scenario fantascientifico (forse non più) di Ray Bradbury.

Come vanno le cose qui? – chiediamo – “sta andando bene” – risponde Alessio.

Non c’è una crisi del libro? “Non penso ci sia una crisi del libro. Sono cambiati i modi di acquistare un libro, la libreria risente molto degli acquisti online. Il libro si vende, a Natale c’è il boom, ma è on line”.

Perché venire da te anziché comprare online? “Devi venire al Mattone se ti fa piacere! Se tu entrando trovi bello stare qui, stare un po’ seduto sulla poltrona, fare due chiacchiere, sfogliare i libri prima di acquistarli, allora ha senso venire al Mattone”.

La nuova legge per il sostegno alla lettura che limita lo sconto sul libro al 5%, porterà un maggior numero di vendite? “Lo sconto del 5% sarà un beneficio per tutti.
In Italia c’è una anomalia: chi si occupa della distribuzione dei libri – spiega – è proprietario di tutta la filiera, dalla tipografia all’editore, a volte il distributore è proprietario anche di librerie. Di conseguenza, la distribuzione preferirebbe che a vendere di più siano quelle librerie lì, le sue! Un modo per farle vendere di più è gonfiare il prezzo di copertina del libro per poi applicare lo sconto. Noi invece siamo costretti a vendere al prezzo di copertina. Ora, limitando lo sconto al 5% siamo più competitivi, l’editore ci penserà due volte prima di aumentare il prezzo”.

La legge abolisce il bonus cultura per i diciottenni, leggeranno di meno i ragazzi? “Questo non te lo so dire, dipende. Ci sono ragazzi che hanno speso l’intero bonus cultura qui e ci sono ragazzi che nonostante il bonus cultura non hanno acquistato nessun libro. Bisogna intervenire culturalmente sui ragazzi: scuola, famiglia, librerie… – conclude Alessio – bisogna fare in modo che si scopra il piacere della lettura. Fare leggere Verga alle scuole medie, ecco secondo me non va in questa direzione!”

Cerchiamo allora un’alternativa al videogioco, diamo ai nostri figli il libro giusto, chiediamo aiuto al libraio. Salviamo il mondo dal film di Truffaut con i titoli di coda parlati perché nessuno li sa più leggere (Fahrenheit 451 – 1966 – Universal Studios).

Patrizia Artemisio


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