Centocelle ha detto addio a Leonina Rondoni Forcella

L’ultima sosta in piazza delle Camelie, nel quartiere dove ha vissuto per più di 70 anni
Francesco Sirleto - 20 Aprile 2020

Sotto un cielo piovigginoso e triste, in una piazza delle Camelie priva del consueto e disordinato traffico dei tempi “normali”, il quartiere di Centocelle ha dato l’ultimo affettuoso saluto ad una delle sue cittadine più note e amate: Leonina Rondoni Forcella, vedova del partigiano Pilade Forcella, morta venerdì scorso all’età di quasi 90 anni.

A rappresentare il popolo di Centocelle vi era un piccolo gruppo di familiari e amici di Leonina, tutti ordinatamente distanziati tra loro (come si fa nelle file davanti ai supermarket) e muniti di guanti e mascherine, in scrupolosa ottemperanza delle norme di contenimento anti-coronavirus.

Il feretro si è fermato per pochi minuti ad alcuni metri di distanza dalla lapide che ricorda i numerosi martiri della lotta di Resistenza di Centocelle, caduti durante i nove mesi di occupazione nazista della Capitale.

Fresco Market
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Sulla bara è stata adagiata una bandiera tricolore con il simbolo dell’ANPI, della cui locale sezione “Giordano Sangalli” la scomparsa è stata presidente onoraria.

Durante quei pochi minuti, i presenti hanno intonato, con accenti commossi, le antiche e familiari note di Bella ciao, il canto simbolo della Resistenza italiana.

“Tra pochi giorni – ha affermato dopo la mesta cerimonia Leonardo Rinaldi, membro del Direttivo dell’ANPI provinciale – ricorre il 75° anniversario della Liberazione.
Sarebbe bello, anche tenendo conto della situazione emergenziale e della severa normativa in vigore, che l’Istituzione a noi più vicina, il Municipio V, commemorasse questa data così importante con la deposizione di un omaggio floreale davanti a questa lapide, sulla quale sono incisi i nomi dei combattenti che hanno offerto le loro vite per la libertà e per la rinascita della democrazia in Italia.“

“La speranza  ha concluso Rinaldi – è che il prossimo 25 Aprile si possa usare la parola Liberazione, sia per ricordare quella del 1945, ma anche della prossima, quella cioè dalla tirannia del Coronavirus, e che, dopo questa nuova liberazione, si possa ritornare a scambiarsi abbracci non solo per le circostanze gioiose, ma anche per occasioni tristi come i funerali”.

Francesco Sirleto


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