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Il pagellone romanista della stagione 2018/2019

Mirante è l'eroe per caso, seguito dalla rivelazione Zaniolo e dal Faraone. Anche Ranieri sul podio. Proprietà e dirigenza disastrose
Gianluigi Polcaro - 30 Maggio 2019

Robin Olsen 4,5

Parte con la papera alla prima di campionato col Toro, ma è fortunato perché il palo gli salva la reputazione. Da lì in poi sembra che la fortuna giri per il verso giusto e, nonostante la difficoltà di ambientamento in un campionato straniero e gli evidenti difetti tecnici di base, ha alternato grandi interventi a papere mai decisive per il risultato. Questo fino a un certo punto, poi il crollo, quasi che i suoi nervi non abbiamo retto e con l’arrivo di Ranieri ha smesso di fare danni accomodandosi in panchina

Daniel Fuzato s.v.: Nemmeno una presenza per il terzo portiere, anche se di lui si parla bene

Antonio Mirante 7

Quando Ranieri gli ha affidato la porta lui si è fatto trovare pronto e ha regalato più di un sorriso ai tifosi, con parate salva risultato, che sono state l’arma in più per la messa in sesto della squadra nel finale di stagione

Rick Karsdorp 4,5

Il rientro dell’esterno olandese dai suoi pesanti infortuni non è stato dei migliori.
Né Di Francesco prima, né Ranieri poi lo hanno visto come una valida alternativa a Florenzi.

Malissimo in fase difensiva, qualcosa di più quando si affacciava oltre la metà campo, ma i suoi continui acciacchi gli hanno pure impedito quella continuità che vuol dire sicurezza dei propri mezzi

Juan Jesus 5

Poco utilizzato dai due tecnici che si sono avvicendati in panchina, e quando è stato preso in considerazione ha alternato cose discrete a prestazioni imbarazzanti

Aleksandar Kolarov 6

In calo rispetto alla sua prima gloriosa stagione in giallorosso.
Bersagliato anche lui da acciacchi fisici non sempre ha trovato la forma migliore e le falle, soprattutto dal punto di vista difensivo, si sono viste, eccome.
Non ha giovato la sterile polemica di metà campionato tra lui e i tifosi

Iván Marcano 5,5

Poche apparizioni per lui, alcune da centrale difensivo, in cui ha spesso fallito, e in altre, più sporadiche, da esterno sinistro in cui invece non ha demeritato

Davide Santon 5,5

In arrivo dall’Inter, le sue prime apparizioni sono state promettenti e Di Francesco è riuscito pure a creare per alcune gare una catena di destra con Florenzi. Poi i problemi fisici e una certa discontinuità nelle prestazioni lo hanno fatto retrocedere nelle retrovie.

Si infortuna anche lui nel finale e chiude la stagione anzitempo

Federico Fazio 5

La peggiore stagione da quando è a Roma.

Con la squadra di Di Francesco completamente sfilacciata ha faticato a ritrovarsi e ne ha combinate una a partita.

Con Ranieri e una difesa più protetta, che gioca molto più vicina al portiere, ha ritrovato l’antica serenità ritornando nelle ultime gare ad essere il Comandante

Alessandro Florenzi 5,5

Doveva essere la stagione del risorgimento dall’infortunio e invece è apparso in tutti i suoi limiti, anche dovuti ai continui guai fisici.

È probabilmente la sua stagione peggiore, un buon viatico per il nuovo capitano della Roma 2019/2020

Kostas Manolas 6

L’eroe di coppa della scorsa stagione è incappato quest’anno (anche lui) in diversi infortuni che lo hanno sottratto a partite importanti.

Ci ha messo una pezza fin dove ha potuto

Bryan Cristante 5,5

Chiamato in causa ben presto a rimpiazzare DDR a centrocampo, ha fatto spesso coppia con Zonzi arretrando il suo consueto raggio di azione.

Al grande spirito di sacrificio e dedizione non è seguita la giusta qualità.

Il suo passo lento e prevedibile non ha offerto il miglior contributo a un centrocampo monocorde.

Quando si è affacciato sotto porta è stato più efficace e decisivo

Lorenzo Pellegrini 6

Un inizio di stagione esaltante, da trequartista alla Nainggolan, che ha fatto sognare i tifosi romanisti.

Poi l’infortunio, anzi, gli infortuni muscolari che lo hanno messo KO.

La seconda parte di stagione non è stata delle migliori

Daniele De Rossi 6

Il capitano, 18 anni di Roma, ultima bandiera del calcio italiano, alla sua ultima stagione, stagione difficile bersagliata dagli infortuni, e poi la sua volontà di non operarsi per non perdere quell’ultimissima parte che gli ha permesso di aiutare la squadra.

Infine la scelta cinica e sbagliata dei vertici societari di scaricarlo

Cengiz Ünder 5,5

Il turco è stato un’altra vittima illustre degli infortuni muscolari.

Assente per buona parte della stagione, si rivede nel finale per non essere più preso in considerazione dal nuovo tecnico per esigenze tattiche della squadra

Ante Coric n.g. Praticamente mai considerato da entrambi i tecnici. Rimane un oggetto misterioso

Nicolò Zaniolo 6,5

E’ stata l’autentica rivelazione della stagione romanista.

A “sfondare” in così poco tempo non se lo aspettava nessuno.
Grazie alla sua duttilità tattica si è ritagliato quei ruoli da esterno e da trequartista che gli hanno permesso di emergere ed essere decisivo per larghi tratti della stagione.

Poi il calo, inevitabile, fisiologico, vista la giovane età dopo il debutto in serie A e in Champions

Javier Pastore 4

E’ stato il flop vero della stagione.

Per quello che è costato e per il suo ingaggio da “paperone” è stato un peso unico per la squadra.
A parte qualche bel gol di inizio stagione, gli infortuni continui hanno rilasciato un giocatore abbastanza imbarazzante per scelte tecniche e condizione fisica

Steven Nzonzi 5,5

Preso all’ultimo a stagione già iniziata e catapultato nella mediana di centrocampo, si è barcamenato senza mai strafare.

Nel corso della stagione è mancato il salto di qualità e una maggior personalità, soprattutto per le grandi aspettative che ci sono state su di lui

Alessio Riccardi s.v. La giovane promessa della Primavera, una solo gara per lui, esordendo in Champions

Diego Perotti n.g.

Si è visto troppo poco per poterlo giudicare, stavolta gli infortuni lo hanno reso inutilizzabile fino alla fine.

Segna, come nel caso di Totti, l’ultima rete nel match di addio di De Rossi

Edin Dzeko 5

Stagione deludente per il gigante bosniaco. Sebbene non abbia mai fatto mancare il suo apporto tecnico-tattico, da vero leader e uomo squadra, sono mancati troppo i suoi gol che hanno pesato molto sull’economia delle prestazioni sue e della squadra.

È forse la sua ultima stagione in giallorosso, chiusa con qualche fischio nell’ultima gara

Patrik Schick 4

Deludente anche nella seconda stagione in giallorosso.

L’attaccante ceco non è riuscito a trovarsi e il peso dei milioni spesi per prenderlo si è fatto sentire tutto.

Ranieri pensa che il giocatore abbia enormi potenzialità, ma dovrebbe sbloccarsi. Riuscirà a farlo nella Roma?

Justin Kluivert 5,5

Alla prima stagione in giallorosso non si può dire che sia stato una rivelazione.

È giovane e si vede, alternando prestazioni interessanti ad altre meno.

È acerbo tatticamente, anche se la cura Ranieri lo ha aiutato nel finale

Stephan El Shaarawy 6,5

Si è distinto tra i migliori della squadra.

Nel corso della stagione ha acquisito quella continuità, in controtendenza con il resto del gruppo, che gli ha permesso di essere il miglior realizzatore della Roma

All. Eusebio Di Francesco 4

Alla sua seconda stagione da allenatore della Roma non riesce a finirla per i tanti errori commessi, a cominciare dalla preparazione atletica e dalle scelte tecnico-tattiche, che non hanno portato i frutti sperati.

La squadra, sempre molto precaria fisicamente, non è riuscita mai a tenere quei ritmi elevati che lui chiedeva per supportare l’assetto offensivo.
Risultato: difesa colabrodo e tracolli clamorosi (vedi il 7-1 in coppa Italia contro la Fiorentina) con qualche sussulto di orgoglio in alcune gare, fino alla débâcle totale e il mister esonerato dopo la disfatta Champions contro il Porto

All. Claudio Ranieri 6,5

Il mister non è riuscito a compiere il miracolo stavolta, e la Roma non va in Champions, ma è stato bravo a normalizzare un ambiente alla disperazione e a ricompattare il gruppo evitandogli ulteriori figuracce, e alla fine fa 22 punti in 12 partite.

Rimarrà nella storia della Roma il suo pianto nella partita di addio di De Rossi durante l’ultima gara, quando la curva lo ha omaggiato del suo servigio alla squadra amata.
Perché ricordiamo sempre che un allenatore del suo calibro ha scelto di allenare la Roma negli ultimi tre mesi senza chiedere altro. Qualche altro allenatore del suo livello lo avrebbe fatto?

La società 3

Tutti i nodi vengono al pettine. Tutti gli errori, le strategie, le scelte di comunicazione della società emergono in un solo anno nel modo più dirompente possibile.

Dai continui cambi al vertice societario; dalla scelta di Monchi e Di Francesco e dal loro susseguente abbandono per gli errori commessi (veramente devastanti); dalle scelte di comunicazione sbagliate di Mister Pallotta, che da più di un anno manca da Roma e parla solo di stadio in maniera ossessiva; fino all’ultima suicida scelta di scaricare la bandiera De Rossi, goccia che ha fatto traboccare il vaso romanista, che gli ha riversato contro la rabbia di tutti i tifosi, finalmente compatti contro una Presidenza che mai è stata così lontana dalla storia della Roma.

A dimostrazione dell’assenza di un vero progetto sportivo ci sono gli “0 tituli” della proprietà d’oltreocenano che stanno a rappresentare un periodo record per l’assenza di traguardi nella storia giallorossa.

Ciliegina sulla torta, che ha confermato quanto di sciagurato è stato fatto, la totale assenza (per paura dei fischi?) dei vertici societari all’addio di De Rossi, a parte Totti e Bruno Conti, ma questa è un’altra storia… quella della A.S. Roma.


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